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Shrek 2 e i cartoni digitali

È uscito negli Stati Uniti il 19 maggio scorso e ha subito fatto segnare il tutto esaurito: Shrek 2 nei soli primi quindici giorni ha incassato al botteghino duecentosettanta milioni di dollari, una cifra superiore a quella che il primo film aveva incassato complessivamente in patria. Record di tutti i tempi anche il numero di sale che proiettavano contemporaneamente le nuove avventure a cartoni computer-animati dell'eroe verde: erano 4.223. Tecnicamente, il cartone ha richiesto circa due anni di lavoro a cinquecento calcolatori biprocessore collegati tra di loro in una rete a fibre ottiche. Ciascun fotogramma occupa due megapixel, una risoluzione sufficiente a ingannare l'occhio umano, che non noterebbe artefatti visivi o retinature anche se una immagine venisse stampata nelle dimensioni di un foglio di carta A4 e guardata con attenzione: eppure i calcolatori ne hanno dovuto macinare oltre mezzo milione per produrre l'intero lungometraggio. La produzione ha richiesto anche l'uso di centottanta stampanti, che i creatori del cartone usavano per valutare le anteprime. I programmi utilizzati per l'animazione sono stati sviluppati internamente dalla casa cinematografica, la Dreamworks SKG di Steven Spielberg, e girano sotto il sistema operativo Linux.
Shrek 2 è nelle sale svizzere a partire dal 23 giugno ma, ahinoi, solo per chi vuole sentire l'orco verde parlare in francese o tedesco. La versione italiana infatti, pare per problemi nel reclutare doppiatori di fama, sarà nelle sale solo a Natale (un contentino: i primi cinque minuti sono visibili su Internet). La versione originale inglese vanta non solo l'intervento di Mike Myers (il protagonista di Austin Powers), Cameron Diaz (Charlie's Angels) ed Eddie Murphy: ci sono anche Julie Andrews (Mary Poppins in persona) e Antonio Banderas.
La trama? Prevedibilmente, fuori dai cliché. Dopo la luna di miele, la principessa Fiona porta il maritino a conoscere i genitori, ma re e regina restano disgustati nel trovarsi un orco per genero e decidono di prezzolare un assassino per liberarsene: il gatto con gli stivali. Shrek e Fiona per difendersi vanno alla ricerca della pozione magica "E Vissero Per Sempre Felici e Contenti": ma di qui in poi non diremo altro per non rovinare la sorpresa al cinema. Il terzo episodio della saga è già in produzione: ne riparliamo per il 2006.
A Natale Shrek 2 sfiderà nelle nostre sale l'ultimo lungometraggio della Pixar/Disney, l'accoppiata che ci ha dato Toy Story, Bug's Life, Monsters & Co e il recentissimo Nemo. Si chiamerà Gli Incredibili e racconterà la storia di una famiglia di ex supereroi in pensione che viene richiamata in azione per pressanti motivi di servizio. L'anteprima, anche qui visibile su Internet, mostra per trenta secondi il capofamiglia impegnato nell'impossibile tentativo di... allacciarsi la cintura ormai troppo corta sopra un ventre a botte. La Pixar, che ha inventato il genere dieci anni fa, è nota per infrangere i limiti tecnici che hanno sempre accompagnato la computer graphic, maturando strada facendo 42 brevetti e 17 premi Oscar. In Bug's Life la Pixar ci diede la vegetazione traslucente, in Monsters & Co la pelliccia del protagonista Sully e in Nemo le ombre dell'acqua sul fondo del mare. Anche questa volta pare che sia riuscita a superarsi, creando capelli credibili (quelli della principessa Fiona sono rigidi, e non a caso l'unica protagonista umana di Shrek 2 passa la maggior parte del suo tempo nella forma di un orco) e poi esplosioni, ombre allungate da sole al tramonto, fuoco, piume che svolazzano al vento e, appunto, pance strabordanti dalle cinture. A ben pensarci, tutti questi oggetti che sino ad ora sono sfuggiti alle capacità pur vastissime dei calcolatori moderni hanno una cosa in comune: vanno rappresentati tenendo conto di molte particelle relativamente piccole la cui posizione e movimento vanno calcolati individualmente per ottenere una rappresentazione verosimile, aumentando strordinariamente la complicazione nei calcoli di ogni singolo fotogramma.
Quel che più importa allo spettatore che, dopotutto, va al cinema per godersi un meritato riposo e divertimento, è però la storia. Anche qui Shrek e le produzioni Pixar hanno qualche cosa in comune. Primo, la capacità di raccontare favole moderne che incantano i bambini ma non dispiacciono affatto ai genitori che li devono accompagnare. Per esempio, Shrek 2 contiene una cinquantina di citazioni cinematografiche, che i più piccini si perdono ma che i grandi si godono. Così, il lupo cattivo legge il New Porker, Fiona bacia uno Shrek appeso per i piedi quanto Spiderman e quando bacia un principe lo trasforma in un rospo... Una citazione è autoreferenziale: la principessa Fiona ripete, gesto per gesto, una famosa scena di lotta di Charlie's Angels, originariamente interpretata proprio da Cameron Diaz. Secondo, e non meno importante: la Pixar e la SKG hanno imparato benone la grande lezione che Walt Disney intuì e applicò ininterrottamente da Biancaneve sino al Libro della giungla: le storie devono essere universali, innovative, a lieto fine ma non prevedibili; i personaggi simpatici senza cadere nello stucchevole. La Disney, invece, negli ultimi anni ci dà soprattutto sequel dei vecchi titoli e melasse "buoniste" come Koda fratello orso. In un tentativo di invertire il declino, la Casa del Topo ha assunto proprio John Williams, l'autore di Shrek 2. Possiamo sperare?


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