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Armi di distruzione di mass

Macworld, la rivista che ospita in edicola i miei pezzi d'opinione incluso questo, oggi vende più di quanto facesse otto anni fa, ma è una eccezione. Per quasi tutte le riviste di informatica — in soldoni, per le riviste che parlano di PC — vale l'opposto: mediamente hanno perso un lettore ogni tre. Ogni tanto mi capita di incontrare un solone che… Un solone, sì, un tuttologo, un uomo dalle forti opinioni, pronto a fare il CT della nazionale di calcio e il primo ministro, l'Italia è notoriamente piena di gente così. Forse anch'io appartengo alla categoria, ma almeno io ho questo spazio in cui sfogarmi su di voi e così nella vita di tutti i giorni non affliggo chi mi circonda. "Affliggo", bellissima parola, sembra fatta apposta per mettere in luce le carenature tipografiche di cui sono capaci i Macintosh con cui viene composta questa rivista, vedete come le due effe e la elle si combinano in un unico segno? Scusate se il filo del discorso si aggroviglia, ma il direttore è molto più contento se nei miei pezzi parlo di Macintosh continuamente e non soltanto di sguincio.
Ogni tanto, dicevo, incontro un solone secondo il quale le riviste di informatica sono destinate a chiudere baracca e burattini. "Guarda", mi dice, "io le leggevo tutte dieci anni fa, ma adesso sul web trovo ogni tipo di informazione". Se davvero le leggeva tutte (sia quelle generiche sia quelle che parlano di Macintosh... evvai, anche per questo paragrafo sono a posto) mi stupisco come riuscisse a fare qualsiasi altra cosa, tipo dormire qualche ora e andare a far pipì, ma pazienza.
Lo dico contro il mio interesse (dopo tutto sono ormai sette anni che mi guadagno il pane scrivendo motori per siti web usando il mio… ta-dah!… Macintosh), ma non si possono sostituire carte stampate con siti Internet. Io posso facilmente immaginare che le esigenze di qualcuno possano venire soddisfatte dal web di oggi come dalle riviste di ieri, ma mi pare totalmente implausibile che il web possa rimpiazzare i prodotti da edicola. Sono mass media molto differenti, dopotutto: se ci pensate, neppure la televisione ha rimpiazzato la radio, anche se ne possiede completamente tutte le funzionalità aggiungendone poi altre proprie come le immagini a colori, il televideo, le trasmissioni spazzatura e quelle da noia mortale.


Alleati e non concorrenti

Qualche giorno fa stavo scrivendo una recensione destinata ad apparire su queste pagine (quindi la recensione di un prodotto per Macintosh... haha, stavolta è stato facile), e mi arrovellavo. Tentavo di dire tutte le cose che mi sembravano irrinunciabili nello spazio a disposizione. I programmi moderni, a differenza di quelli in commercio dieci o quindi anni fa, sono oggetti enormi, costati magari centinaia di anni-uomo e dotati di triliardi di funzionalità, ciascuna delle quali può potenzialmente servire a qualcuno e la maggioranza delle quali non serve alla maggioranza degli utenti. Un sito web ha lo spazio per scrivere tanto, se vuole, una rivista no. Un sito web ovviamente può arrivare sulla notizia in pochi minuti, una rivista no. Una rivista invece ha alta risoluzione, facilità di lettura anche in ambienti disagevoli, maggiore indipendenza dagli inserzionisti (perché anche i lettori la pagano)… è proprio un'altra cosa.
A inizio settembre ho messo in piedi il sito di due nuove riviste dedicate a insegnare l'inglese agli italiani. L'idea: intrigare i potenziali lettori attraverso uno spot in TV, all'interno di questo far apparire l'indirizzo del sito, che contenga tutte le informazioni possibili immaginabili sul prodotto, che è una rivista venduta in edicola insieme a un CD (CD audio, quindi compatibile Macintosh). Questo è ragionare.
Il web ha tantissimo da fare al mondo (secondo me abbiamo appena cominciato a scalfire la superficie delle possibilità) senza alcun bisogno di rubare spazio agli altri mass media. Insomma, anche stavolta ci hanno garantito che ci fossero armi di distruzione di mass, ma poi non se ne sono trovate…