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La mela e la tigre

Ho ascoltato con grande attenzione gli annunci di Steve Jobs relativi alla prossima incarnazione di Mac OS X, quel "Tiger" che probabilmente passerà agli annali come versione 10.4. C'è ancora moltissimo da scoprire sul prossimo felino della serie, ma tre cose meritano un commento a caldo.


Chi ha tempo aspetti tempo

Primo, Apple prevede tempi ancora lunghi per il rilascio. Jobs ha parlato di "primo semestre del 2005", il che tradotto in italiano dall'informatichese solitamente significa "verso giugno". La casa di Cupertino ci aveva abituato a tempi assai più serrati tra una versione e la successiva del suo sistema operativo. OS X sta dunque rapidamente diventando un sistema maturo e, superata la fase della crescita veloce, si sta assestando. Francamente spero che qualcuno, anche soltanto una o due persone, alloggiate al numero uno di Ciclo Infinito (il campus californiano di Apple), stiano immaginando Mac OS XI. Ma non ci conto.


Il ritorno dei metadata

L'oggetto di gran lunga più interessante presentato da Jobs mi pare sia Spotlight. Presentato come un sistema per trovare le informazioni ovunque si trovino dentro al calcolatore, Spotlight mi sembra la risposta di Apple alla più attesa tra le funzionalità annunciate per la prossima versione di Windows. L'idea di base è che, attraverso una serie di modifiche che coinvolgono il modo stesso con cui OS X registra i documenti su disco, sia possibile cercare in un lampo non solo tutti i documenti il cui nome contiene "Accomazzi", ma anche tutte le foto scattate da Accomazzi o che contengono Accomazzi nel quadro, tutti i testi scritti in Word da Accomazzi, eccetera. Hai detto niente.
Dal punto di vista della politica aziendale, si tratta di un discreto capovolgimento: Avie Tevanian, lo zar del software in Apple, per motivi filosofici ha sempre osteggiato qualsiasi tentativo di supportare direttamente nel sistema operativo le meta-informazioni come queste — i lettori di lungo corso ricorderanno le discussioni in merito. Dal punto di vista architetturale è una idea ambiziosa, il cui buon funzionamento richiede diversi presupposti. Apple dovrà scrivere moduli software che estraggono informazioni dai file di formato standard; per esempio, i dati EXIF dalle fotografie digitali, le intestazioni dei documenti Word, soggetto mittente e destinatario delle email. Gli utenti dovranno compilare le meta-informazioni di propria competenza (molte persone che conosco tendono a ignorarle). Infine, gli sviluppatori di software dovranno appoggiare l'iniziativa. Io posso cercare e trovare tutte le immagini fotoritoccate da, putacaso, Enrico Lotti solo se Adobe registra dentro i file Photoshop il nome dell'autore. E qui arriviamo al terzo punto.


Un clone chiamato Dashboard

Dashboard è una collezione di colorati accessori di scrivania di cui Apple vuole dotare Tiger; ogni singolo oggetto (i "widget") può venire velocemente scritto in JavaScript da programmatori anche amatoriali. Il sistema ricorda assai Konfabulator, un programma geniale nella concezione anche se limitato nella realizzazione che esiste da due anni, distribuito come shareware da due storici programmatori Mac, Perry e Rose. Io lo conosco bene, perché ho scritto uno dei suoi widget più scaricati dagli utenti, Knocknock, e un paio di altri moduli. Che Apple abbia preso una idea dal mondo dello shareware non è cosa inaudita; l'attuale Sherlock è la reimplementazione Apple di un'altra trovata, Watson. Non lo trovo uno scandalo, spero che l'ideazione Apple superi in tutto e per tutto l'opera di Perry e Rose e faccio conto di trasportare i miei widget a Dashboard per metterlo alla prova. Ma il fatto mette in luce che Apple, come una Microsoft in sedicesimo, quando sviluppa software fa concorrenza alle case produttrici i cui pacchetti rendono ricco Mac OS X. E cosa accade se i piedi pestati sono quelli, per esempio, di Adobe? Riparliamone il mese prossimo, vi va?