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iOffice no grazie

Ricevo ancora un discreto mucchietto di lettere — ammesso e non concesso che, nella casella di posta elettronica, le lettere si ammucchino — di lettori che si interrogano e mi interrogano sulle scelte software di Apple. Inciso: da anni ormai non riesco più a rispondere privatamente alle richieste dei lettori: chi vuole chiacchierare con me per posta elettronica però può iscriversi alla mia mailing list, dall'indirizzo www.accomazzi.net/TistituzionaleI6.html. Ogni giorno vi faccio diversi interventi, sia per aiutare tecnicamente gli iscritti che per ascoltare la loro opinione.


Primo, vendere hardware

Quando si analizzano le scelte di Apple, bisogna sempre partire ricordando che la Casa di Cupertino raggranella i suoi sudati quattrini vendendo apparecchi elettronici. Certo, una percentuale del fatturato arriva con il software, ma nella storia più che ventennale dell'azienda guidata da Steve Jobs quella quota non ha mai superato il dieci per cento. Di conseguenza, comunque vadano le cose lì dentro si sviluppa soltanto quel software che è utile per vendere apparecchi. Questo principio vale sia per i gioielli della corona chiamati collettivamente "Mac OS X" che per tutto il resto della programmazione. iTunes, per fare un altro esempio, è gratuito perché la sua sola presenza sui dischi rigidi di molti è un invito ad acquistare un iPod. iMovie, per arrivare a un terzo esempio, viene regalato a chi acquista un Mac nuovo per addolcire l'acquisto del calcolatore: in un periodo in cui la Dell riempie i muri delle nostre città con inviti a comprare un PC da 599 euro, Apple mantiene elevato il valore degli eMac grazie alla dotazione software fornita di serie. Come vantaggio collaterale, Apple rimpingua un po' le sue casse vendendo versioni più capaci e professionali dei programmi compresi di serie con i Mac. Chi non si contenta di iMovie trova sullo scaffale del rivenditore Final Cut, chi trova limitante Garage Band può passare a Logic, eccetera.


Secondo, attenti a quali piedi si pestano

Il software per i Macintosh viene scritto da Apple ma anche da Adobe, Microsoft, Macromedia eccetera. Se queste terze parti smettessero di realizzare i loro prodotti, inevitabilmente i Macintosh diventerebbero soltanto costosi parallelepipedi fatti di alluminio e silicio. Una Apple che vende software è una Apple che fa da concorrente a quelle aziende che sviluppano software come unico mestiere, e per di più una concorrente che parte da una posizione favorita visto il buon nome di cui gode nei confronti degli utenti. Un (altro) conflitto di interessi difficilmente risolvibile, come se ce ne fosse il bisogno.
Prima che Mac OS cominciasse a masterizzare i CD-R sin dalla scrivania, in Roxio vendevano un sacco di copie di Toast. Prima di Apple iMovie, Adobe vendeva il suo Premiere. Prima di Apple Motion, Adobe vendeva AfterEffects. Capirete: com'è, come non è, in Roxio e in Adobe da un po' di tempo vedono Apple come il fumo negli occhi. Nel campo musicale, Apple è diventata il numero uno acquisendo le piccole società indipendenti produttrici di software; nel campo del video, invece, Apple ha pestato i piedi di Adobe. Dimentichiamoci di vedere uscire programmi e plug-in esclusivi per Mac OS dalla casa che ha inventato Photoshop...


Terzo, serve compatibilità

Per qualche curioso motivo il mondo è pieno di gente che pensa di non poter fare a meno di Microsoft Office. Quel software è così diffuso che la ggente (con due g davanti) non ci pensa due volte prima di mandarti per posta allegati in formato proprietario Word o Excel. Riassumendo... Perché Apple trovi conveniente scrivere un sostituto di Office dovrebbe trovare modo di crearlo (a) utile per vendere più Macintosh, (b) senza pestare troppo i piedi di Bill (c) perfettamente compatibile con il programma Microsoft. Secondo me, è impossibile.