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Il Macintosh “Intel Inside”

"È successo l'impossibile, come se l'inferno si fosse congelato" titola ArsTechnica , uno dei siti Internet più frequentati da programmatori e tecnocrati. SlashDot , altro punto di riferimento del settore informatico, che ospita le discussioni del ramo, è sovraccarico di visite per tutte le discussioni che si sono accese dal sei giugno in poi. E anche qui le metafore iperboliche si sprecano: "come se il Papa si fosse dato al buddismo", chiosa addirittura un sistemista californiano.
Per il piccolo mondo degli esperti d'informatica, in effetti, si tratta di una conversione (totale) che ha del clamoroso, anche se chi non è addentro al settore resterà freddo alla notizia, tutta qui: i Macintosh cambiano processore e adottano la tecnologia Intel.
Macintosh, prodotto di casa Apple Computer, calcolatore personale prescelto da una piccola ma significativa minoranza di utilizzatori al mondo, era sempre rimasto ben lontano da Pentium e compagnia, cioè dai microprocessori che stanno al cuore (ricordate la martellante pubblicità con il logo blu "Intel Inside") dei più popolari PC basati sul sistema Windows di Microsoft. Anzi, la scelta del più altolocato processore PowerPC prodotto da IBM era sempre stata vissuta dai più fedeli tra gli utenti Mac come un punto d'orgoglio, una commenda da appuntare sul bavero della giacca, un vanto da sbandierare nelle discussioni (sia quelle pacate da sala riunioni ovattate dove le aziende scelgono gli strumenti informatici d'adozione, sia quelle infuocate stile Bar Sport tra semplici appassionati).
Il PowerPC, si diceva, è un dispositivo superiore. In realtà la cosa non è mai stata così netta e semplice: così come un'auto sportiva a due posti e un furgoncino non sono direttamente confrontabili, ma sono caratterizzati da pregi e difetti complementari, così si può disquisire delle differenze tra i processori PowerPC e gli Intel. Più prestanti nell'elaborazione di video, grafici, suoni e altri dati provenienti dal mondo reale i primi; più adatti a riordinare testi, macinare fogli elettronici, scambiare dati con altre macchine i secondi.
Steve Jobs — fondatore e amministratore delegato di Apple Computer, l'uomo che in un garage inventò il primo personal computer ma anche papà di Pixar, la casa cinematografica che ha inventato i cartoni animati al computer producendo
Toy Story, Nemo e gli Incredibili — si è presentato all'annuale simposio degli sviluppatori Macintosh il sei giugno e ha lanciato la notizia, ponendo fine a una ridda di voci che si inseguivano da qualche giorno, quando il Wall Street Journal aveva versato il primo inchiostro sui "si dice" — provocando, tra l'altro, un calo dell'otto per cento circa nel valore delle azioni Apple. Leggendo tra le righe il testo del suo intervento (applauditissimo) e le interviste concesse in seguito alla rete televisiva CNBC e al quotidiano New York Times si apprende il motivo per cui Apple e Jobs si sono decisi alla radicale conversione. "Abbiamo sempre un buon rapporto con IBM", ha detto Jobs, "e oggi i loro prodotti sono eccellenti. Ma se guardiamo al futuro... un anno o due nel futuro, la direzione presa da Intel si allinea con la strada che vogliamo fare noi più di ogni altra". In altre parole, IBM appare concentrata sul miglioramento della famiglia PowerPC indirizzandola verso calcolatori da scrivania — il processore sarà al cuore della Xbox di Microsoft, nei negozi per Natale, e anche della Playstation 3 di Sony che seguirà di lì a pochi mesi. Apple viceversa ha bisogno anche di un buon processore per i suoi portatili, i quali rappresentano più della metà del suo fatturato. I processori usati nelle macchine da scrivania non possono venire direttamente adottati, perché consumano troppa energia (dunque la batteria di bordo si esaurirebbe in fretta) e scaldano al punto da mettere a rischio le gambe dei businessmen che fanno ticchettare i tasti nelle sale d'attesa degli aeroporti. Intel, dal canto suo, ha annunciato proprio il due giugno che Yonah , futuro successore del suo popolarissimo Centrino (non è un pizzo per decorare le tavole da pranzo, ma un processore a basso consumo) potrà lavorare per sei ore con una batteria, permetterà il collegamento in rete senza fili per distanze di centinaia di metri e conterrà al suo interno due unità di elaborazione separate e indipendenti.
Il processore PowerPC e gli Intel non hanno nessunissima parentela o compatibilità, quindi tutto il software oggi esistente per Macintosh non potrà affatto funzionare sulle nuove macchine, quando arriveranno tra un anno circa. Apple ha già reso disponibile una versione del suo sistema operativo Mac OS X Tiger convertita per funzionare su processori Intel, strumenti di sviluppo e un prototipo di Macintosh con Pentium, distribuendo entrambi ai programmatori di software, a prezzo di costo. Perché la grande conversione abbia commercialmente successo, infatti, è necessario che tutti gli sviluppatori facciano qualche modifica marginale ai loro codici e poi li
ricompilino : è questa una operazione semiautomatica che permette di rendere il programma eseguibile sui processori Intel. L'annuncio del sei giugno, non a caso, non è avvenuto durante un incontro con la stampa o una pubblica fiera, ma all'apertura della annuale Apple Worldwide Developer Conference , la conferenza mondiale degli sviluppatori: senza la attiva collaborazione di costoro la migrazione del Macintosh verso i processori Intel non potrà avere successo. I programmatori lo sanno e sono tutti pronti a fare la loro parte — anche perché i futuri acquirenti dei nuovi Macintosh saranno obbligati ad acquistare le nuove versioni, compatibili con processori Intel, dei loro prodotti... Roz Ho di Microsoft ha dichiarato "Siamo già al lavoro sulla prossima splendida versione di Microsoft Office per Mac"; e Bruce Chitzin, amministratore delegato di Adobe, ha fatto eco: "Siamo assolutamente impegnati: migreremo le nostre applicazioni perché girino in modo nativo sui processori Intel di Apple".
Tutti decisi e felici a un cambio di piattaforma senza rischi, dunque? Non proprio. Diversi storici utilizzatori di Macintosh sono rimasti francamente sconvolti dalla notizia: qualcuno per disinformazione, qualcuno correndo dietro a dietrologie, qualcun altro per aver troppo creduto alla supremazia di Macintosh e PowerPC sui PC e Intel (ne parliamo nel trafiletto "Sussurri e grida" in questa stessa pagina). Il rischio più grosso però viene dalle forze di mercato. Ma c'è di più. Sino ad oggi i Macintosh hanno avuto un prezzo un po' più alto rispetto ai comuni PC, perché Apple deve accollarsi i costi di ricerca e sviluppo per produrre sia nuove apparecchiature che un sistema operativo originale, il Mac OS X. Economicamente la cosa ha sempre funzionato: Apple è costantemente in attivo, ha molti miliardi di dollari in banca ed è priva di debiti, a differenza di gran parte delle aziende che producono PC. Chi voleva Mac OS X — un sistema operativo completamente privo di virus, sicuro e robustissimo, a differenza di Windows XP — era costretto a sborsare magari duemila euro per comprare un Macintosh Apple. Ma ora che Mac OS X viene convertito per funzionare su processori Intel, cosa impedirà alla gente di comprare per centocinquanta euro la confezione di OS X e installarla su un PC a basso costo? Per Apple sarebbe il tracollo, perché i maggiori ricavi dalla vendita del software non compenserebbero certo i minori introiti dovuti al computer invenduto. È chiaro che la casa di Jobs farà qualcosa per impedire che ciò accada, ma nulla si sa sui metodi che verranno adottati, e qualcuno dubita che possa esistere in assoluto un metodo a prova di ragazzino canadese (o coreano) geniale e con molto tempo da investire sul problema. Così, dopo l'annuncio le azioni Apple sono scese di un altro quattro per cento: quando l'inferno congela, non è certo una reazione scomposta.


Sussurri e grida

La conferenza di Steve Jobs è iniziata alle 21 e terminata alle 22:15 del 6 giugno scorso. Alcuni ascoltatori presenti in sala aggiornavano i loro siti Internet con ogni cinque minuti, usando i calcolatori portatili e una connessione a Internet senza fili, riportando quasi ogni frase pronunciata dal fondatore di Apple Computer. I siti web di tutto il settore erano lentissimi, a causa degli accessi continui di milioni di appassionati (non solo utenti Macintosh) che continuavano a ricaricare le pagine e saltavano da un sito all'altro alla ricerca di un ulteriore dettaglio. La notizia si è propagata nel mondo a velocità... di Internet e un numero ancor maggiore di persone ha cominciato a interessarsene e a discutere. Un numero non indifferente di appassionati ha passato la notte in bianco a leggere e scrivere messaggi: e la confusione era grande. Per fare chiarezza, quattordici ore dopo l'evento (in California era notte), Apple ha messo su Internet l'intero video digitale del discorso di Jobs). Le redazioni delle riviste specializzate in informatica sono state prese d'assalto per posta elettronica (ma in molti hanno telefonato). Lo scrivente ha personalmente ricevuto quaranta e-mail tra le 22:30 e le 7:00 della mattina successiva.
C'erano diverse fantasiose dietrologie: "Microsoft ha scelto PowerPC per la XBox in modo che IBM non abbia più processori per Apple, così Windows vince" e anche "ora Jobs venderà Apple a Microsoft per diventare presidente della Disney". C'erano commenti: qualcuno scriveva "Non mi importa niente di cosa ci sta dentro, importante è che Mac continui a funzionare meglio di Windows", altri rimbeccavano "La credibilità di Apple per me si è estinta". Francamente difficile rispondere, e non aiuta il fatto che sul web la casa di Jobs abbia ancora in linea le informazioni sulla inferiorità dei processori Intel: ). Qualche risposta si può certamente arrischiare. "Si continuerà a produrre software specificatamente o unicamente per Mac OS X?" Certamente sì. "Vale la pena di comprare un Mac ora o bisogna aspettare?" Se vi serve un qualsiasi strumento ora, prendetelo e fatelo fruttare. "I Mac di oggi domani varranno molto meno?" Dipende da quanto buoni saranno i Mac di domani...