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Macintella Duemila

I fatti sono stati ampiamente presentati: tra meno di un anno (incredibilis dictu) ci troveremo con processori Intel all'interno dei nostri Macintosh. I fatti sono stati ancor più abbondantemente commentati da prestigiose teste d'uovo. C'è tutto lo spettro immaginabile. Da una parte, gente come Adam Engst (il papà della popolarissima newsletter TidBITS, una delle maggiori su Internet e la seconda più vecchia di tutta la Rete) ha scritto che il cambiamento è noioso e assolutamente ininfluente, come se la Ford decidesse di cambiare il fornitore del carburatore. Dall'altra parte troviamo influenti catastrofisti tra cui Maurizio Lazzaretti, direttore tecnico della sorella PCWorld, che ha messo a verbale il seguente siluro: "appena Adobe ricompilerà Photoshop a 64 bit qualunque PC Dell o HP dotato di Windows XP X64 straccerà tranquillamente il primo Macintosh ad affacciarsi nel mondo Intel. Auguri ad Apple."


Parliamone

Cambiare il processore a un calcolatore non è come cambiarsi i pedalini: immaginare che non ci sia alcuna conseguenza è ingenuo. Molti tra noi ricordano i tempi del passaggio da 68040 a PowerPC nel 1994: e allora si trattava di migrare verso un processore tre volte più veloce. Qui invece si tratta di passare a processori per alcuni versi ben più lenti (non mi rimangio nulla del mio articolo apparso in questo spazio sul numero di aprile scorso, tranne la gioia finale).
D'altro canto, ho un parere da affiancare a quello di Lazzaretti. Primo, io sospetto che Photoshop per Mac OS X continuerà a stracciare quello per Windows XP nelle prestazioni sui filtri e le trasformazioni, se Adobe farà bene il suo lavoro (se vi serve una pezza d'appoggio, fate un giro con Core Image Fun House, che trovate dentro la cartella Developer del vostro computer sul quale avrete installato gli strumenti gratis per sviluppatori). Le mie sensazioni sono invece analoghe alle sue per quel che accadrà nelle prestazioni dell'accesso a disco e alla rete. Secondo e ben più importante, qualunque cosa accadrà davvero saranno gatte da pelare per Apple, per Microsoft e per Adobe, non certo per noialtri. Che se la combattano, noi possiamo solo guadagnare da una concorrenza aperta e spietata.


Why oh why?

I commenti più o meno autorevoli sul cosa accadrà sono interessanti, ma non c'è ancora nessuno che abbia una opinione forte sul motivo vero per cui Jobs si sia deciso al gran passo. Le ragioni che suggerivano ad Apple di restarsene seduta su PowerPC sono quelle di sempre, fortissiei. Nel numero di ottobre 2001 avevo chiamato il passaggio a Intel "una idea balzana", e non mi rimangio neppure quel parere. Nel frattempo però sono successe due cose, che addolciscono la pillola. La prima è iPod: nel 2001 il 90% del fatturato Apple veniva dalla vendita di apparecchi Macintosh, oggi è solo il 52%, quindi Apple può permettersi di sopportare un po' di maretta facendo spallucce. Secondo: quando Steve Jobs dice di aver studiato le prestazioni comparate che offriranno i processori Intel e i PowerPC nel 2007, e di essere certo che i primi stracceranno i secondi, forse non gli si dà incondizionata fiducia ma almeno il beneficio dell'iinventario sì.


Pissi pissi bao bao

Passiamo apertamente al pettegolezzo, vi va? Secondo fonti interne ad Intel, IBM perdeva quattrini su ogni singolo processore G5 venduto ad Apple. Sarà falso? Sarà vero? Io non posso certo sbirciare i conti interni del gigante di Armonk, però tutti noi ci siamo accorti che IBM ha lasciato Apple senza processori G5 da giugno 2004 per tre mesi, costringendo Apple a restare senza un solo iMac in listino. Un motivo ci sarà stato.
E poi... Secondo John Markoff, giornalista del New York Times, IBM all'inizio di quest'anno aveva chiesto ad Apple di accollarsi per intero i costi di sviluppo per tutte le future versioni del chip PowerPC da adottare sui Macintosh. Non stiamo parlando di un giro di pizza e birra per tutti gli ingegneri: stiamo parlando di centinaia di milioni di dollari, abbastanza per azzerare i profitti della piattaforma Macintosh per anni.