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La casa a consumo zero

Combattere l'inquinamento, risparmiare quattrini e contemporaneamente contribuire allo sviluppo dell'economia sembra una combinazione irraggiungibile, eppure sembra che le nuove tecnologie applicate alla moderna edilizia siano in grado di ottenere proprio questi risultati.
Partiamo dalla cronaca: con la sponsorizzazione di un ente federale statunitense (
National Renewable Energy Laboratory , cioé laboratorio nazionale per le energie rinnovabili) una cooperativa di Denver ha consegnato la prima casa "a consumo di energia zero" ai proprietari. Si noti, per di più, che Denver è una delle città più fredde degli USA. "Consumo zero" dunque non significa che la casa sia calda anche d'inverno senza consumare elettricità o combustibile: significa che nel corso dell'anno l'abitazione produce tanta energia quanta ne consuma, con un surplus in estate e un deficit nella brutta stagione: gli abitanti ricevono una bolletta elettrica nei mesi invernali e un accredito in estate. É un risultato eccezionale. Per ottenerlo, gli architetti americani hanno adottato una gran quantità di soluzioni: il tetto dell'abitazione, costruita in un luogo ben soleggiato e con un orientamento ideale, è interamente coperto di pannelli fotovoltaici (solari) dell'ultima generazione, cinque centimetri di isolante termico stanno al cuore di tutti i muri (che sono radianti, senza ternosifoni), le finestre sono realizzate in vinile e installate con ampio uso di schiume isolanti sui bordi (e le loro dimensioni sono calibrate diversamente sulla facciate a nord e sud, per temperare), la caldaia del riscaldamento centralizzato presenta una efficienza del 90% e tutti gli elettrodomestici e le lampadine sono stati scelti con un occhio al consumo. La casa trattiene tanto bene il calore in inverno che in estate si rende necessario schermarla con tendoni — già previsti e installati nel progetto iniziale. Un ottimo ricambio dell'aria è garantito da ventilatori a recupero d'energia, che evitano anche che si raggiungano temperature eccessive nel sottotetto. Tra le specifiche abbiamo anche trovato un consiglio che giriamo ai lettori: si raccomanda l'uso di una lavabiancheria a inserimento frontale, non dall'alto. Gli addetti ai lavori, d'altra parte, troveranno una gran quantità di dettagli tecnici e consigli operativi nell'ampia documentazione [1] fornita sul web dello NREL.

Il risparmio di energia non si traduce soltanto in vantaggi economici, secondo gli operatori del settore, ma comporta anche una diminuzione dell'inquinamento diretto (le centrali di vecchio stampo producono gas CO2, in quantità variabile a seconda delle tecnologia impiegata) e indiretto (le scorie nucleari lasciate dalle centrali nucleari). Secondo alcuni addetti ai lavori, inoltre, la spinta verso case più "risparmiose" va di pari passo al più generale progresso in campo edilizio, e permettendo agli architetti più innovativi di dare fondo alla propria fantasia condurrebbe alla realizzazione di abitazioni e luoghi pubblici migliori. Infine, secondo la Società svizzera per l'energia solare [2] il Paese dipende per la stragrande maggioranza del suo fabbisogno energetico (l'ottantacinque per cento, scrive la Sses, ma la percentuale è discussa da altri) da forniture energetiche estere, e un aumento della produzione da parte di privati cittadini ed enti pubblici può contribuire a diminuire la dipendenza della Svizzera dalle altre nazioni.

Come vanno le cose a casa nostra? Una iniziativa a cui deve prestare attenzione chi sta per costruire casa o chi desidera ristrutturare l'abitazione esistente è Minergie [3]. Si tratta di uno standard per misurare il consumo massimo di energia all'interno di un edificio: le tecniche impiegate per raggiungere l'obiettivo sono poi lasciate a progettisti ed architetti. Il limite è di 42.000 watt consumati ogni ora al metro quadro per le case di nuova costruzione (alle alte quote, sopra gli ottocento metri dal livello del mare, per forza maggiore il limite scende), mentre limiti differenti esistono per gli edifici pubblici. Valutazioni separate vengono applicate per l'illuminazione, seguendo lo standard chiamato SIA 380/4. Nel solo Canton Zurigo sono oltre un milione i metri quadri di edifici che hanno meritato il marchio di qualità, mentre purtroppo lo standard Minergie non ha ancora davvero preso piede in Ticino — dove è curato dall'ufficio cantonale dell'energia in Via Salvioni 2 a Bellinzona [4]. A ben guardare, però, ce ne sarebbe anche la convenienza: i prestiti a tassi ipotecari erogati da alcuni istituti bancari sono più bassi quando la costruzione in discussione si fregia del marchio Minergie. Se poi il risparmio energetico passa attraverso l'uso delle celle fotovoltaiche, si può anche godere dei sussidi offerti a livello cantonale (in questo momento sospesi ma destinati a venire presto ripristinati, secondo fonti del Consiglio di Stato), che servono ad abbattere il prezzo piuttosto salato dell'ingresso nel club dei produttori di energia (un impianto completo, infatti, viene a costare più di ventimila franchi: e visto che il prezzo dell'energia nel Paese è leggermente inferiore alle media continentale, servono oltre dieci anni di risparmi per rientrare dell'investimento, se si tralasciano i contributi pubblici). Nel 2004, secondo dati di fonte governativa [5], sono state presentate in Ticino 2059 domande di costruzione, ma soltanto quarantotto richieste di cofinanziamento di impianti fotovoltaici sono arrivate, per un totale di 135.000 watt prodotti: circa lo 0,1 per mille del fabbisogno energetico del Cantone.
Le cose sono destinate a cambiare se e quando i cittadini e i consumatori spingeranno le aziende edili ad adottare le misure necessarie: per amore del portafoglio... o per forza.


Link

[1] <a href='http://www.nrel.gov/docs/fy05osti/37664.pdf'>www.nrel.gov/docs/fy05osti/37664.pdf</a></br />
[2] <a href='http://www.sses.ch/'>www.sses.ch/</a></br />
[3] <a href='http://www.minergie.ch/it/'>www.minergie.ch/it/</a></br />
[4] <a href='mailto:ticino@minergie.ch'>ticino@minergie.ch</a><br />
[5] <a href='http://www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/rapporti/5528-r.htm'>www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/rapporti/5528-r.htm</a></br />