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Pirati e protettori

 

C'era una volta, tanto tempo fa, il trentatré giri. Chi voleva fare una copia della musica collegava un registratore a cassette e riversava il suono via cavo: ne otteneva una copia di mediocre qualità, ma più che sufficiente per l'ascolto su una autoradio e perfettamente legale.
Arrivò poi il CD audio: fare una copia della musica è ugualmente possibile, ma più veloce. Le copie inoltre sono della stessa qualità dell'originale. I tribunali, naturalmente, non si interessano agli aspetti tecnici e sentenziano che i consumatori hanno gli stessi diritti di sempre; le case discografiche digrignano i denti soprattutto a causa della ben più nociva pirateria, cioè la vendita di copie abusive. La IFPI, associazione mondiale del settore, in una rapporto rilasciato il 27 luglio scorso stima in 4,5 miliardi di dollari il danno dovuto alle vendite di dischi "pirata", più venti miliardi di canzoni copiate illegalmente sull'Internet. Dubitiamo che, se le copie fossero impossibili, tutte quelle copie si sarebbero trasformate in vendite: fatto sta che autori e distributori di opere originali (non solo canzonette, ma anche film e libri) hanno cominciato a cercare soluzioni per proteggersi. Nel farlo, hanno spesso minato i legittimi diritti dei consumatori, facendo infuriare le loro associazioni: per esempio i DVD, dischi ad alta densità introdotti nel 1997, introdussero per la prima volta una protezione contro la copia digitale dei contenuti. Oggi gli apparati per incidere dischi DVD (o
masterizzatori) sono oggetti largamente diffusi e inseriti praticamente in tutti i personal computer moderni, e chiunque può incidere con facilità una copia dei suoi documenti o il video girato durante le ferie con una videocamera digitale. Per via della protezione, viceversa, creare una copia di un film comprato in edicola è decisamente più complesso: i veri pirati, naturalmente, hanno dominato il processo e non ne sono infastiditi.
Un prodotto sconveniente per il legittimo acquirente ma che i criminali non hanno soverchi problemi a duplicare, naturalmente, è una pessima idea. I produttori più intelligenti hanno cercato di ribilanciare l'equilibrio con le offerte più recenti. Uno dei motivi del successo di
iPod, l'apparecchietto grande quanto una scatola di sigarette ma capace di immagazzinare oltre ventimila canzoni, è la tecnologia FairPlay: il proprietario di iPod può comprare musica via Internet e riversarla sul piccolo riproduttore, ma anche masterizzarla su dischi propri, senza incontrare problemi di sorta e anzi usando il programma fornito di serie con iPod. Semplicemente, il sistema gli impedisce di eseguire decine di copie, per scoraggiare la pirateria anche occasionale. Gli informatici, che sembrano avere una sigla per tutto, dicono che FairPlay è la più apprezzata tecnologia DRM: sta per digital rights management, ovvero "gestione del diritto d'autore sui documenti digitali". Così, secondo alcune rilevazioni, risulta che oltre il settanta per cento delle canzoni vendute via Internet (a oggi, oltre un miliardo) siano protette con FairPlay. Altre tecnologie hanno incontrato minore successo: Sony è stata aspramente criticata per XCP, una tecnologia DRM (oggi ritirata dal mercato) la cui sola presenza era sufficiente per mettere a repentaglio la sicurezza dei PC su cui si riproduce il CD audio protetto. Altri sistemi DRM sono lo Helix, proposto da Real Networks e il Windows Media di Microsoft. Quest'ultimo piace molto alle case discografiche e cinematografiche perché consente di inserire numerosi limiti per il consumatore: si possono creare canzoni che si lasciano ascoltare solo poche volte, o sino a una certa data, o sin tanto che il cliente paga un canone di abbonamento mensile. Per il medesimo motivo, il DRM Windows Media non desta grande simpatia tra gli acquirenti.
Purtroppo per i consumatori, le tecnologie DRM sono mutuamente esclusive. Chi attraverso Internet acquista una canzone (e, prossimamente, un intero film in qualità DVD) protetto con FairPlay non può travasarlo su un apparecchio Windows Media, e viceversa. Le canzoni Windows Media protette sono riproducibili sui comuni PC che montano il sistema operativo Microsoft, ma non su apparecchi che usano i sistemi operativi rivali come Mac OS X o Linux; le canzoni difese da FairPlay sono usabili in Windows XP e in Mac OS X, ma non con Linux.
Un pasticcio: reso ancor più complesso quando qualche legislatore non ferratissimo ha provato a metterci mano. Nel maggio scorso in Francia la camera bassa del parlamento approvò una proposta di legge, secondo la quale canzoni e film possono venire protette da DRM soltanto se la tecnologia è pubblicamente documentata e chiunque può costruire apparecchi riproduttori. Una eccellente idea, in teoria, ma condannata in partenza. Apple Computer, la casa produttrice di iPod, vende musica protetta con FairPlay a prezzo di costo: solo 10 euro per un intero CD appena uscito, dunque un prezzo molto più basso di quello che offrono i negozi. Il motivo? Apple vuole guadagnare con la vendita del riproduttore, lo iPod. Se Apple fosse costretta ad aprire FairPlay alla concorrenza, i consumatori potrebbero acquistare la musica da Apple e il riproduttore da un concorrente. In pratica, il prezzo delle canzoni salirebbe, oppure Apple smetterebbe di vendere in Francia. Il senato francese, riconoscendo il problema, ha emendato la legge. Resta da vedere se tutti vivranno felici e contenti...


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