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Tre giorni per la verità

Ogni tanto, un lettore mi chiede perché non faccio un blog come quello dell'amico Bragagnolo (su www.macworld.it, lo dico per i distratti). Sentitevi liberi di leggere questo articolo un pezzetto per volta, un paragrafo al giorno.

La verità, per la cronaca, è che preferisco commentare i fatti a freddo piuttosto che a caldo. Questo è il centocinquantesimo clipboard che scrivo per Macworld Italia Se li rileggete tutti (potete farlo, sul mio sito personale, se non avete altro modo di tirare sera) troverete una certa quantità di predizioni e scoprirete che solo una limitata percentuale di esse risulta clamorosamente smentita dai fatti. Mi piace continuare a non fare la figura del piccione: e quindi niente blog, grazie.


A proposito di Schmidt

Eric Schmidt, amministratore delegato di Google, entra in agosto a far parte del consiglio di amministrazione di Apple Computer. Molti Mac-siti esultano e io non ne capisco il motivo. Del consiglio d'amministrazione Apple fanno parte anche (a) l'ex vicepresidente degli USA Al Gore, ma non risulta che Apple abbia ottenuto commesse dall'amministrazione federale (b) l'ex amministratore delegato di Quicken, azienda che sviluppa ottimo software gestionale... per Windows (c) Millard Drexler della ditta di abbigliamento The Gap, ma non risulta che Apple abbia in cantiere, dopo il Powerbook Titanium, il MacBook in tela jeans. Per quanto poi riguarda (d) Arthur Levinson di Genentech, non c'è che attendersi un iPod geneticamente modificato, giusto?


Libertà e paura

Google annuncia che a Writely, programma per fare trattamento testi sul web, si aggiunge ora Google Spreadsheet, programma per disegnare foglii elettronici sul web. Altrimenti detto, senza usare altro che un browser. I commenti che ho letto in proposito si dividono in due filoni che mi sembrano entrambi superficiali. Innanzitutto, ci sono quelli che gridano alla imminente fine di Microsoft Office e forse dell'intera casa di Bill Gates: un po' come se la distruzione degli Stati Uniti d'America si potesse ottenere semplicemente convincendo uno staterello ad offrire libera cittadinanza a chiunque. Avvisate Osama bin Laden, se lo credete, ma io davvero non trattengo il fiato in attesa.


Conflitti del cuore

L'altra fazione, molto rappresentata sui siti vicini al Macintosh, è quella dei complottisti, secondo i quali gli ingegneri di Google stanno cercando di affossare Safari visto che i loro programmi succitati girano soltanto sotto Internet Explorer e Firefox. Ho studiato la cosa per benino — dopotutto anch'io, per campare, sviluppo applicativi che girano in ambiente web — e ho una spiegazione meno intrigante, più convincente, meglio aderente ai fatti e inevitabilmente più complicata. Come accade sempre nel mondo reale. Premessa: dei browser esistenti e comunemente utilizzati, Safari è quello più vicino a rispettare gli standard esistenti, ed Explorer il più lontano. Disgraziatamente, per diffusione Explorer è il primo e Safari l'ultimo. Giacché dal successo di un programma dipende la pagnotta dei suoi sviluppatori, c'è da sorprendersi se per salvare la compatibilità con Explorer si butta quella con gli standard e con Safari? In Sar-At, il programma che ho sviluppato io e che dà il pane a me, una delle funzionalità più interessanti (guarda caso, il ricco editore di testi incorporato) non va in Safari. Pensate che l'abbia fatto perché io, proprio io, ce l'ho su con il Macintosh? Come cortesia personale, quando trovare un saputello che dice o scrive "Apple deve rivedere la compatibilità di Safari con la tecnologia AJAX" sputategli in un occhio. Safari è perfettamente compatibile, al cento per cento, con AJAX, che sarebbe quel sistema che permette alle pagine web di recuperare dati senza venire ricaricate (se vi serve un esempio, eccolo: Google Maps).


L'ultima corvè

Come disse Jack Nicholson, "il mio punto di vista ha due difetti: è impopolare e cogente". Ma da Google possiamo aspettarci molte altre novità (e da Apple, purtroppo, molte di meno). I fatti diranno chi aveva ragione. I blog lo commenteranno.
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Luca Accomazzi (www.accomazzi.net) quando non riesce a trattenersi va a scrivere un commento nel blog del Bragagnolo. A che servono, dopotutto, gli amici?