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Lo scanner per biberon

Le nuove norme europee per la sicurezza nel trasporto aereo, entrate in vigore a fine 2006, prevedono una serie di severe restrizioni sull'ammissibilità dei liquidi in cabina. Per timore che qualche terrorista assembli a bordo di un aeromobile una bomba artigianale combinando componenti di per sé innocui, le autorità hanno deciso di verificare con ancora maggior severità i bagagli dei passeggeri. Così niente più deodoranti liquidi, e le neomamme dovranno rendersi disponibili ad assaggiare il latte che trasportano nei biberon: speriamo almeno che questo incoraggi l'allattamento al seno...
La soluzione ideale sarebbe verificare la composizione dei liquidi in fretta e con certezza mentre il proprietario è in coda: un compito improbo e attualmente non alla portata delle moderne tecnologie. Si sono fatte alcune proposte in merito: per esempio si è discussa la possibilità di aggiungere isotopi rari ai prodotti in modo da usarli per riconoscere l'originalità del prodotto (in sostanza, la presenza dell'isotopo nelle quantità prefissate garantirebbe che l'etichetta corrisponde al contenuto della bottiglia). Un'altra proposta prevede l'uso di anticorpi. In entrambi i casi però si tratta di idee che sacrificano la potabilità del liquido, o perlomeno ne modificano il gusto al palato.
Una azienda elvetica, la Sicpa Holding S.A. di Losanna, ha però brevettato di recente un metodo che nel giro di qualche anno potrebbe risolvere il problema alla radice. Si tratta di ispirarsi alla... acqua del mare! Negli oceani sono comunemente disciolte centinaia di sostanze, in percentuali piccolissime: una analisi di un'acqua può facilmente scoprire da quale mare è stato fatto il prelievo proprio basandosi su queste sostanze. Lo stesso vale anche per le acque minerali vendute in bottiglia: in quel caso gli elementi disciolti sono molto inferiori in numero e quantità, ma pur sempre riconoscibili. L'idea degli esperti di Sicpa: associare a ogni prodotto liquido commerciale una scheda dalla quale risultino gli elementi rari disciolti naturalmente nel prodotto, ed eventualmente alterarli in modo che la proporzione sia unica. Ogni sciampo, succo di frutta o gel a questo punto avrebbe una specie di impronta digitale verificabile. Nel breve periodo le verifiche richiederebbero una analisi di laboratorio attraverso la tecnica nota come cromatografia, ma nel giro di qualche anno sarebbe possibile arrivare a sviluppare sensori trasportabili simili per dimensioni e uso alle bacchettone metal detector impugnate dagli addetti alla sicurezza negli aeroporti. La Sicpa ha anche realizzato una dimostrazione: in essa un dopobarba, un whisky e un brandy vengono alterati con poche parti per milione di fluoro oppure iodio. A questo punto un apparecchio è in grado di distinguere i tre liquidi e anche di dire se uno di essi è stato diluito.
Finiremo forse per vedere gli avventori dei locali pubblici arrivare al banco con un sensore per accertarsi della marca della bevanda che gli viene proposta: una idea bizzarra ma, dopotutto, anche questa è una applicazione di sicurezza...


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