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Con le macchie e senza paura

Una premessa: questo articolo presuppone che voi abbiate letto la presentazione di Leopard sul sito Apple, all'indirizzo www.apple.com/it/macosx/leopard/.
Una nuova versione di un sistema operativo significa solitamente tre cose — quattro nel caso di Apple. Primo, nuove funzionalità: come accadde in Tiger quando Apple introdusse Dashboard, chi installa la nuova versione scopre che il suo Mac sa fare cose prima impossibili. Secondo, nuove tecnologie: il sistema operativo permette di costruire applicazioni che sarebbero state impossibili in precedenza, come accadde quando apparve Rendezvous con la sua capacità di collegamenti di rete senza configurare nulla. Terzo: possibilità di collegare al computer apparecchi di nuova concezione (per esempio, non c'è modo di far funzionare Bluetooth con un Mac OS 9, anche se collegate una scheda o un dongle Bluetooth alla macchina che lo adopera) . Quarto, e tipico di Apple: migliore velocità complessiva. Ogni nuova versione di OS X è più veloce delle precedenti perché gli ingegneri di Cupertino si inventano qualche nuovo modo di fare le cose più efficiente che in passato. Diciamo subito che in questo campo la maggior parte delle buone notizie spetta a chi ha già un Mac con processore Intel.
Naturalmente, alcune novità si collocano a cavallo di una divisione. Per esempio, Dashboard è anche una piattaforma tecnologica che permette a chiunque voglia cimentarsi con le più semplici fondamenta della programmazione di realizzare applicazioni Mac. Quel che sappiamo per ora di Mac OS X 10.5 Leopard si colloca principalmente nella seconda casella del nostro schema — per una opinione e qualche speculazione sui motivi, il lettore può leggere il Clipboard in ultima pagina. Noi abbiamo letto la documentazione dedicata agli sviluppatori che Apple ha rilasciato di Leopard, e su quella base possiamo approfondire l'annuncio di Jobs e completarlo con molti dettagli. Andiamo a incominciare.


Time Machine

Alla radice, si tratta di una applicazione che esegue per noi copie di backup. La realizzazione però è davvero interessante, e la possibile maturazione di questa tecnologia apre prospettive francamente intriganti.
Partiamo da quel che esiste certamente in Leopard ed è già visibile nella versione Preview distribuita agli iscritti WWDC. Avete a disposizione un disco rigido? Non importa che sia interno, esterno USB o esterno Firewire, basta che sia collegato al vostro Mac e che non contenga nulla. Se sì, quando avviate l'installazione di Leopard, il sistema operativo se ne accorge e lo usa per archiviarci sopra automaticamente una copia della situazione pre-esistente. Così, se dopo due giorni dall'installazione di Leopard vi rendete conto che una qualche applicazione senza la quale non potete vivere non funziona affatto con il nuovo sistema operativo, allora nel giro di minuti potete tornare alla situazione pregressa, con Tiger al timone e il vostro lavoro in corso.
Se invece tutto va bene, sappiate che Time Machine scatta automaticamente alla mezzanotte di giorni giorno: sveglia il vostro Mac, trova quali documenti avete aggiunto o aggiornato in giornata e ne fa una copia sul disco secondario – senza però cancellare le versioni precedenti. Lavorate sin tardi la notte, come sta facendo il vostro articolista per consegnare in tempo? Nessun problema, i backup di Time Machine non impegnano il Mac. Quel programma non ha bisogno di scandire tutto il disco rigido alla ricerca dei documenti modificati: usando il medesimo meccanismo che caratterizza Spotlight, è il sistema operativo stesso a notificare cosa è cambiato.
Da questo punto di vista, Time Machine è una soluzione eccellente per i proprietari di un portatile: possiamo tranquillamente girare il mondo con l'amato bene sottobraccio, e le copie di backup avvengono da sole se la sera ci ricordiamo di collegare il cavetto di un disco esterno. Se per caso una sera dimentichiamo di connettere quel caso, oppure dormiamo in un'altra città, non c'è problema: la copia avviene il giorno dopo.
Per le aziende, Time Machine può venire centralizzato: non serve un secondo disco rigido per tutte le macchine in sede, ma soltanto un server con molto spazio a bordo, che riceve attraverso la rete tutti gli aggiornamenti di ntutti i documenti da tutte le macchine. Addio, Retrospect, non ti rimpiangeremo.
Recuperare un documento apparentemente perso è gioco da ragazzi. Giovedì vi rendete conto con orrore che avete sovrascritto una foto in alta risoluzione con la versione in bassa risoluzione. Non c'è problema: il Finder stesso mostra tutte le versioni archiviate della foto e ci permette con un clic di recuperare la versione apparentemente perduta. Volete ficcanasare da soli nel disco secondario? Ci troverete una cartella per ogni giorno, e dentro ogni cartella una copia intera del disco rigido primario alla data indicata. Lo spazio richiesto non è moltissimo, perché i file mai modificati in realtà si trovano fisicamente una sola volta sul disco di backup, anche se – navigandolo – li troviamo in ciascuna cartella giornaliera.


Il futuro della macchina del tempo

Time Machine può diventare molto più di un programma di backup per due motivi distinti. Primo, tutte le applicazioni possono parlare con il suo meccanismo (che, dopotutto, è parte integrante del sistema operativo). Così come oggi abbiamo programmi che colloquiano direttamente con Spotlight, domani avremo applicativi che dal loro stesso interno ci mostrano le versioni successive dei loro documenti. Il che non è niente male (Microsoft Word 2004, per contro-esempio, incorpora un sistema di gestione delle versioni, ma è fatto in modo talmente alieno e incomprensibile che praticamente nessuno lo usa).
Secondo, e più intrigante: in un futuro (OS X 10.6, magari?) Apple potrebbe pensionare il fedele sistema di archiviazione documenti Mac OS Esteso (conosciuto anche come HFS+) in favore di un sistema nuovo come ZFS. I vantaggi? Se cambiate soltanto un fotogramma di un video da 500 MB, l'attuale versione di Time Machine non ha alternative e deve mettere sul disco secondario una copia da 500 MB del film aggiornato, a causa dei limiti di HFS+. Con un sistema come ZFS, verrebbe spostato solo il fotogramma modificato. Inoltre, sarebbe possibile espandere lo spazio a disposizione sul disco rigido secondario (o sul primario) semplicemente aggiungendo altro hardware. In ZFS i dischi rigidi funzionano come la RAM: aggiungete una unità e vi trovate con più spazio a disposizione, non con una icona in più sulla scrivania.


Le Preferenze di sistema per Time Machine

Spaces

Se avete sempre una montagna di applicazioni aperte, al punto da ricordare solo vagamente il colore del fondo di scrivania, Spaces fa per voi. Si tratta di un sistema per raggruppare le applicazioni in gruppi limitrofi e dedicare un monitor virtuale a ciascun gruppo. Per esempio potremmo avere i programmi della suite Adobe in un gruppo, Safari con Mail in un secondo, le applicazioni di iLife in un terzo, e passare da un gruppo a un altro con un sol clic. Il limite del sistema, almeno nella versione provvisoria di Leopard che è stata mostrata in occasione della WWDC, è che ogni programma può appartenere a un solo spazio di Spaces.


Nelle Preferenze di Sistema anche Spaces trova... spazio!

Sessantaquattro bit

Il processore PowerPC G5 elabora 64 bit di informazione alla volta, quindi non è certo Leopard il primo sistema operativo Apple a fregiarsi della compatibilità con questo tipo di architettura. Tuttavia, in Tiger il supporto dei 64 bit è limitato. In sostanza, OS X 10.4 si limita ad accedere alla memoria con tutti i 64 bit disponibili, in modo che sia possibile montare più di 2 GB di RAM sulle macchine con processore PowerPC G5 e Intel Woodcrest – viceversa, i G4 e i Mac con processore Intel Core Duo si fermano al limite dei 2 GB. Un singolo programma che gira sotto Tiger può usare sì oltre 2 GB di memoria tutta per sé, ma esclusivamente per i dati e non per il suo codice applicativo. Il limite, come si può facilmente immaginare, è largamente teorico e non ha conseguenze pratiche, ma esiste.
Leopard fa qualcosa di più: permette di scrivere applicazioni interamente a 64 bit. Nell'immediato, saranno ben pochi gli applicativi che hanno qualche motivo per approfittarsi degli enormi spazi che questa possibilità apre loro. È già noto, tuttavia, che gireranno a 64 bit tutte le applicazioni fornite con OS X Server 10.5. Il database MySQL 5, per fare un esempio pratico, potrebbe ragionevolmente venire utilizzato con enormi basi di dati che richiedono più di 2 GB di spazio.


Centoventesimo livello

Prendere un gioco già altamente ottimizzato per funzionare al meglio su Mac e raddoppiarne le prestazioni a parità di calcolatore utilizzato: non par poco. Ma è proprio quel che gli ingegneri di Apple sono riusciti a fare con Word of Warcraft, forse il più popolare gioco di ruolo online del mondo, sotto OS X 10.5 Leopard. L'incredibile risultato è stato ottenuto attraverso una serie di miglioramenti architetturali. Come tutti i giochi tridimensionali (ma lo stesso si può dire di quelle componenti di OS X stesso che mostrano effetti animati 3D a video, come le onde concentriche di Dashboard), WoW si basa sul sistema OpenGL. Gli ingegneri che lavorano su Leopard hanno riscritto il codice OpenGL al cuore del nostro sistema operativo perché lavori in modalità multithreading: in altre parole, la vostra scheda video disegna più oggetti contemporaneamente mentre il vostro processore sta facendo avanzare contemporaneamente più parti dell'applicazione. Per spremere dai circuiti integrati i massimi risultati è stato messo al lavoro LLVM, un ottimizzatore di codice binario che prende un programma compilato e ne risistema le istruzioni in modo da facilitarne l'esecuzione al processore. È stato dunque necessario anche rimettere mano al codice dell'applicazione WoW stessa. I risultati sono stati dimostrati durante la conferenza sviluppatori anche su un MacPro che utilizzava il sistema operativo Tiger. Si trattava dichiaratamente di una versione sperimentale di OS X 10.4.7, assemblata a mo' di esperimento: è probabile che per vedere le nuove prestazioni sulle nostre macchine dovremo attendere il rilascio di Leopard e una prossima generazione di applicazioni nel campi dei videogiochi, della grafica 3D e degli effetti animati.


Dieci piccoli miglioramenti

Steve Jobs ha menzionato i dieci maggiori cambiamenti in Leopard? Ecco dieci piccolezze che ci sono davvero piaciute, tra le molte che emergono dalla versione di OS X 10.5 distribuita agli sviluppatori.
1. La ricerca nell'Aiuto Apple si può fare direttamente dal menu Aiuto
2. Nei portatili, il menu Batteria indica lo stato di salute e consiglia quando viene il momento di rimpiazzarla.
3. Spotlight ha nuove categorie per le pagine web, le preferenze di sistema e distingue i PDF dagli altri documenti.
4. La cattura delle schermate precisa le dimensioni, in pixel, in fase di selezione
5. I genitori possono inibire l'uso del computer ai figli per fasce orarie
6. La sintesi vocale è migliorata e la sua estensione con fonemi non inglesi (compreso il supporto dell'italiano) è esplicitamente previsto
7. Il firewall può limitare la quantità di uso della rete che fa ogni singola applicazione: proteggendoci non solo contro i virus esistenti, ma anche contro quelli che non sono ancora stati scritti.
8. Tutti i Mac compatibili con Tiger sono anche compatibili con Leopard
9. E' possibile creare una Rubrica indirizzi condivisa, ma anche limitare l'accesso alle schede dei contatti, per gruppi, tra tutti i collaboratori
10. Automator può registrare una azione osservando quel che facciamo con le applicazioni, in modo da ripetere poi in fretta il medesimo flusso con altri dati.


La curiosità

Time Machine funziona anche dall'interno di XCode. Il sito web di Apple lo presentava così: "XCode 3.0 vi permette di tornare indietro nel tempo senza ripercussioni e annullare le decisioni errate! Vorrebbero averlo al Pentagono...". L'ultima frase è stata diplomaticamente cancellata dopo poche ore.


C'è anche il server

Apple ha anche fatto circolare una beta di Leopard Server. Tra le novità: tutte le applicazioni girano a 64 bit, il server iCal è compatibile con le applicazioni di terze parti (compresi Mozilla Sunbird e Microsoft Outlook) per agende condivise sul gruppo di lavoro, Spotlight funziona in rete, è possibile designare un server secondario di posta elettronica di modo che se il principale si blocca non vada respinto neppure un messaggio, un sistema Wiki incorporato consente la realizzazione di siti web collettivi.


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