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Ecco il Windows perfetto

Un amico chiede aiuto: sta per comprare un Mac portatile, dopo una vita passata ad eseguire mistici e incompresi rituali davanti al PC. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l'ultima versione del software McAfee, uno di quelli che proteggono Windows dalle minacce che Internet costituisce -- per Windows. L'installazione, pare, l'ha protetto così bene che non riesce a connettersi con niente: il che lo ammetterete, è una protezione perfetta. Io la paragonerei per efficacia all'idea che il rimedio all'AIDS consista nel suggerire a uomini e donne di un paio di continenti di dimenticare l'esistenza del sesso.
Il vecchio PC non riesce a stabilire una connessione neppure con il sito McAfee, giusto per vedere se hanno pubblicato un aggiornamento del software di protezione. L'amico spolvera il libretto degli assegni e corre verso il più vicino spacciatore di apparecchi targati Apple.
Non è una storia originale, lo ammetto, ma l'ultima replica di un film visto molte volte negli anni dai più affezionati lettori di Macworld: chiunque usi Mac da qualche anno almeno conosce un amico o un parente che ha visto la luce e buttato Windows alle ortiche. In questo caso però cambia il finale. L'amico scopre che il MacBook Pro è il più veloce portatile Windows sulla faccia della Terra, lancia Boot Camp e immola parte del disco rigido al sistema operativo Microsoft. Non so se ci abbia installato il software McAfee.


La storia fatta con i "se"

Il grafico dell'andamento delle azioni Apple in borsa negli ultimi anni assomiglia a uno spaccato del monte Everest, con la cima posizionata pressappoco sulla data di oggi. È difficile, forse impossibile, dire se si sarebbero venduti così tanti Macintosh anche se l'iPod non fosse esistito. Altrettanto difficile dire se la possibilità di installare Windows sui Mac abbia favorito la diffusione dei nostri calcolatori preferiti. Le prove indiziarie, come l'aneddoto che vi ho appena raccontato, tenderebbero a confermare l'ipotesi. Mi pare più interessante guardare al futuro.


Virtualmente perfetto

L'idea di eseguire più sistemi operativi contemporaneamente su un solo computer non è nuova — noi utenti Mac avevamo SoftWindows alla fine degli anni Ottanta, dopotutto. Grazie all'adozione universale dei processori Intel su praticamente tutti i computer di ogni tipo, le prestazioni per queste soluzioni sono alle stelle. Ho giocato un po' con Parallels, il sistema che in cambio di 79 dollari vi consente di eseguire Windows in una finestra di OS X, però a piena velocità. Conosco molte persone che lo utilizzano quotidianamente e lo considerano una panacea: il mio parere è più tiepido. Lo considero una versione beta piuttosto promettente di un programma realizzato da programmatori brillanti ma non professionali. Per un confronto, sappiate che sui sette server che ospitano le mie attività professionali sul web io sto gradualmente introducendo WMWare: posso dirvi che è, sostanzialmente, tutt'altra cosa per robustezza e flessibilità. Io sono entusiasta per la possibilità di fare un server virtuale per soddisfare le esigenze particolari di un cliente, poi magari spostarlo da un server fisico a un altro per bilanciare i carichi di lavoro, senza neppure che il cliente se ne accorga. Sarà meno contenta Dell, che in futuro mi venderà ben poche altre macchine: il loro grafico degli andamenti di borsa ha qualche parentela con la Fossa delle Marianne.
Ecco, io personalmente non uso Parallels ma aspetto con grande attenzione un WMWare per Macintosh, del resto già annunciato. Sarebbe perfetto su un Mac Pro dotato di masterizzatore Blu Ray da 50 GB, in modo da poter archiviare le installazioni virtuali con semplicità. Lo consiglierò anche al mio amico. Pensate alla comodità. Windows si sbarella di nuovo? Doppio clic sul file che memorizza l'installazione in una recente versione sana e, wham, Vista ricomincia a funzionare. Gente, mi va a finire che grazie al Macintosh il sistema operativo di Bill Gates diventerà utilizzabile. Roba da matti.