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Ahi Phone

L'ho visto e me ne sono innamorato, come molti. L'iPhone è davvero un apparecchietto straordinario: calcolatore manabile (il neologismo fa francamente pena, ma io mi rifiuto di chiamare semplicemente palmare un dispositivo che monta Mac OS X), telefono cellulare quadribanda, iPod audio e video. La vecchia e stanca battuta si applica pienamente: peccato che non faccia anche il caffè.


L'iPhone per il caffè

I pochi commenti negativi che ho letto sul nuovo prodotto Apple si dividono in due filoni. Ci sono quelli di stampo economico: costa tanto, non può sfondare a quel prezzo. Permettetemi di non curarmi di loro ma guardarli e passare. Anche il primo iPod costava tanto, ma questo non ha impedito ad Apple nel tempo di venderne uno a ogni ragazzetto occidentale e a una buona fetta di quarantenni che non vogliono invecchiare. Uh... un momento ché sposto lo specchio prima di continuare, il mio riflesso mi dà un po' fastidio.
Secondo filone negativista: quelli a cui manca tanto il caffè. Sono i commentatori per i quali sarebbe un successo strepitoso se soltanto avesse dentro anche una radio, o se fosse UMTS, o se avesse un disco rigido da 20 GB. Anche con questo filone io dissento, anche qui il successo dell'iPod e l'insuccesso clamoroso, totale, schiacciante, umiliante e plateale del Microsoft Zune dimostra che aggiungere funzionalità a badilate non decreta il successo di un apparecchio elettronico. Funzioni ben integrate, facili da utilizzare e che si complementano: questa è la chiave del successo. In una parola: design.


E io non me lo compro

Il primo articolo da me pubblicato su una rivista di informatica era dedicato al primo Macintosh, appena sbarcato nel nostro Paese. Me lo studiai per bene, arrivando a leggere una pila di ottocento fotocopie delle bozze di Inside Macintosh, la guida del programmatore non ancora definitiva. E mi comprai un Apple IIgs, passando al Mac soltanto nel 1987 con l'uscita del Macintosh SE: il primo modello con uno s lot di e spansione, il secondo con connettore per disco rigido esterno. Io ci vedo un ricordo storico. Do ragione a Jobs quando il fondatore di Apple dice che iPhone è come il Mac del 1984, primo di una nuova rivoluzionaria specie. Secondo me infatti iPhone è sbagliato come il primo Mac, perché è chiuso in se stesso come il primo Mac. Anzi, di più: Apple non permette neppure agli sviluppatori indipendenti di creare nuovo software per il nuovo arrivato, né agli acquirenti di installarlo. Uno sbaglio madornale. Gli smartphone basati su Windows Mobile sono baracche assurde che si bloccano spesso, impiegano quasi un minuto ad accendersi, bevono batterie come un avvinazzato elettronico, sono scomodi e mal progettati. Ma sono programmabili. Ci gira, per esempio, Skype : con il risultato che voi potete "telefonare" a due centesimi il minuto in Australia quando vi trovate in una zona coperta da WiFi. Con l'iPhone no, vi tocca di fare una chiamata cellulare e farvi svenare da Porcaphone, TIMbroglio o 3mendi (come le chiamano i miei lettori che frequentano la mailing list "misterakko"). È solo un esempio, badate bene. Se domani qualche altro ingegnere, in Polonia o Sudafrica, inventerà una applicazione geniale per gli smartphone , questa girerà sugli apparecchiacci Windows Mobile e non sullo iPhone.


iPhone SE

Lo stesso limite è condiviso da iPod: i suoi giochi, per esempio, sono sviluppabili solo da Apple e da alcuni programmatori individualmente scelti a Cupertino. Ma lo iPod è una bestia diversa: non è una piattaforma, è un prodotto. Viceversa il successo di iPhone sarà secondo me garantito solo quando Apple ammetterà che ci sono menti geniali anche all'infuori di Infinite Loop. Persone che possono integrare idee, funzionalità, software facili da usare e innovativi. Il successo di Macintosh non lo fecero MacWrite e MacPaint, creati a Cupertino, ma PageMaker, prima scintilla di Adobe. Io ho già la mano sulla carta di credito e sono pronto ad acquistare il primo iPhone SE. Per questo modello, invece, passo la mano.
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