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E allora?

 

Vi capita mai di leggere i risultati di una ricerca scientifica, o una intervista al luminare di qualche disciplina, e di sbottare "e allora?" Faccio un esempio per spiegarmi meglio. Nella mia mailbox è appena finito il risultato di un esperimento scientifico che ha dimostrato che i bimbi di diciotto mesi di età sono sensibili all'umore dei genitori espresso con il tono di voce e le espressioni del volto. Dopo averlo letto mi sono pensosamente grattato la pera e ho pensato "ma nessuno di questi ricercatori ha mai avuto un figlio? Qualsiasi genitore avrebbe potuto dirglielo".
La stessa sensazione mi viene spesso osservando i più nuovi e tecnologici prodotti dell'informatica, sul web e nelle mani della gente. Com'è possibile che i produttori non abbiano pensato che...


Telefono e tv versione 2007

Metti sul tavolo un portatile da duemilacinquecento euro e quella montagna di tecnologia, ullallà, riesce a farti fare una telefonata (con iChat o Skype
). Cioè una cosa che si poteva già fare a fine Ottocento. Con la stessa qualità di quei bei tempi, cioè con la voce distorta, a tratti inascoltabile, e la linea che cade. Certo, posso anche accendere il video (ma, vivaddio, quando sto a casa ho indosso una tuta sgualcita e in testa i capelli ben spettinati, quindi la tengo ben spenta quella videocamera incorporata).
Ho partecipato al beta test di Joost
, la nuova rivoluzionaria tecnologia che rende il mio summenzionato, costoso e nuovissimo portatile - purché collegato ad una moderna linea ad alta velocità - un televisore. Coi disturbi nella immagine (digitali, quindi squadrettamenti anziché l'effetto neve che ricordo dalla TV Dei Ragazzi degli anni Sessanta), le pause inconsulte, la pubblicità sul più bello e un insieme di programmi mediamente insulsi però esclusivamente disponibili in lingue straniere. Forse questi signori non si rendono contro che, tra digitale terrestre e satellite, se decido di fare zapping su tutti i canali che ho a disposizione sul televisore di casa passano tre quarti d'ora prima che io riesca a tornare sul primo canale. (Sarà per questo che non lo faccio mai?)


Web 3.0

Le agenzie di viaggi hanno siti web inutilizzabili. Anche le aziende che dovrebbero essere specializzate nella vendita sul web hanno realizzato mostri inguardabili, adatti al massimo a prenotare un volo aereo (e comunque tendenti a rifilarti l'andata alle ventitré e il ritorno alle cinque di mattina). Provate a trovarne uno, uno solo che permetta di cercare un tour con accompagnatore che si svolga tra due date prefissate e corrispondenti all'inizio e alle fine delle proprie ferie programmate. Non molto meglio funzionano le biglietterie elettroniche, che nella mia esperienza si rifiutano di vendere un biglietto il giorno stesso dell'evento (perché?) o di spiccare un ridotto.
Sul web anche ho visto album di figurine virtuali (ma non c'è neppure il gusto di appiccicare gli autoadesivi, che illumina gli occhi di mia figlia quando gioca con le raccolte Panini, e inoltre io non ho più nove anni come li ha lei). Dopo il web 2.0, interattivo, stiamo forse passando al 3.0 (inutile e insulso).


L'ultima parola

Possiamo ben dirlo oggi, a bocce ferme, dopo qualche mese dal lancio. Il maggior effetto "beh, tutto qui?" al mondo sembra quello che ha accompagnato Windows Vista. Due persone che conosco dopo averlo acquistato e installato l'hanno rimosso. Il campione statistico non è granché significativo, come farebbe prontamente notare l'amico Bragagnolo, ma sappiate che quelle due persone sono le uniche due persone che conosco ad aver acquistato il capolavoro della Microsoft. Fa riflettere, no? L'amico switcher di cui vi accennavo il mese scorso, quando l'ho incontrato di recente mi ha detto "ho il Mac solo da una settimana e non ne capisco ancora niente, ma una cosa ho notato. Gli utenti Mac attendono la prossima versione del loro sistema operativo con trepidazione; gli utenti Windows, con timore". E allora, qualcosa vorrà pur dire.