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Tutto un mondo digitale

 

Quando l'autorevole Wall Street Journal, il più noto quotidiano economico al mondo, organizza una conferenza per parlare di nuove tecnologie, ci si può aspettare che raduni sia uomini che hanno cambiato il mondo sia uomini e prodotti che stanno per cambiarlo. D5 all things digital, la manifestazione che si è tenuta tra il 29 e il 31 maggio scorso, ha certamente avuto la sua parte dei primi ma sono forse mancati i secondi, anche se qualche novità francamente interessante si è vista. Protagonisti di spicco sono stati Bill Gates e Steve Jobs, i numeri uno di Microsoft e Apple rispettivamente, che si sono resi disponibili per una chiacchierata congiunta, forse un po' troppo melensa ma anche ricca di qualche momento divertente. Chi mastica l'inglese può guardarsela in forma integrale all'indirizzo d5.allthingsd.com/20070531/video-steve-jobs-and-bill-gates-highlight-reel

Grande interesse ha suscitato la nuova soluzione Microsoft Surface, e questa volta possiamo davvero chiamarla a pieno diritto "una piattaforma" informatica, perché si tratta di un tavolino. In pratica, un monitor piatto da trenta pollici appoggiato in orizzontale sopra quattro gambe, con uno schermo sensibile al tocco e cinque telecamere che osservano i movimenti dei commensali alla ricerca di azioni che richiedono una risposta. Dice Tom Gibbons, il manager Microsoft che l'ha presentato: "Immaginate di essere al ristorante con amici e ciascuno di voi poggia il bicchiere sulla superficie: di fianco appaiono immediatamente una serie di informazioni, come i piatti consigliati con quel vino nel menu. Per ordinare basta poggiare il dito sulla voce selezionata e il tavolo aiuta a dividere il conto". In questa scenetta idilliaca il cronista vede qualche nota discordante. Cosa succede se uno dei bicchieri di vino viene rovesciato sull'elettronica, che senso ha fare l'ordinazione sul tavolo se tanto il cameriere deve passare a consegnare la pietanza e quanti ristoranti saranno disposti a dotarsi di tavolini da oltre diecimila franchi ciascuno? (La risposta all'ultima domanda, a sentir Microsoft, è "la catena Star Hotels").

Mahalo è un nuovo concorrente di Google, nel quale tutte le pagine di risposta alle ricerche sono compilate da esseri umani. Per ora sono state realizzate circa quattromila pagine, riguardanti le richieste più popolari, con l'obiettivo di arrivare a quota diecimila entro la fine dell'anno e di realizzare un valido competitore nel campo dei motori di ricerca in un quinquennio. Non c'è dubbio che le risposte e le segnalazioni di un esperto siano sempre superiori a quelle combinate da un programma, e questo rende l'idea francamente intrigante, ma Mahalo inevitabilmente nasce come un progetto esclusivamente basato sulla lingua inglese, il che lo rende fortemente limitante per noi. Si può già provarlo a www.mahalo.com.

Palm, la casa che ha inventato gli smartphone (ovvero i telefoni celulari con un personal computer dentro), ha presentato Foleo. Sembra un portatile che pesa meno di un chilo e le cui batterie durano cinque ore: ma non usa Windows e neppure Mac OS X, non ha un disco rigido e viene presentato come un accessorio per telefoni cellulari. L'idea di Palm è che Foleo venga usato come estensione del telefono: il suo grande schermo e la sua comoda tastiera rendono più facile rispondere alla posta elettronica e agli SMS, navigare e guardare le foto scattate sul cellulare. Il dubbio è su quanti acquirenti troverà un accessorio da seicento dollari per telefoni da quattrocento dollari: tanto che un blogger (un commentatore) su Internet ha immediatamente ribattezzato il prodotto Folleo e il nomignolo ha preso piede. Palm può contare sul mercato dei manager ultraquarantenni che sta diventando presbite e sperare che qualche programmatore brillante inventi una applicazione innovativa per il suo ultimo nato.
La concorrenza per il piccolo Palm verrà soprattutto dai portatili ultraminiaturizzati. L'anno scorso Microsoft progettò, e alcuni produttori tra cui Samsung lanciarono sul mercato, una famiglia di "PC a tavoletta" il cui insuccesso è stato assolutamente sensazionale. Quest'anno ci riprovano: il Q1 Ultra di Samsung usa una versione speciale di Windows Vista, costa "soltanto" ottocento dollari per il modello base contro i milleduecento del progenìtore diretto. Per realizzare un PC che misura soltanto 22x12x2 centimetri e pesa meno di un chilo, però, Samsung e Microsoft hanno dovuto accettare una serie di compromessi: la memoria di un GB non è espandibile, la batteria dura circa tre ore per un uso normale, mancano il mouse e la tastiera sostituiti da una specie di joystick e un tastierino analogo a quello dei cellulari ma che è incapace di autocompletare il testo che scriviamo. Il processore è un Intel a basso consumo e ridotte prestazioni che impiega quattro minuti per un semplice riavvio di Vista. Tanto che il giornalista del Wal Street Journal che l'ha presentato non si è fatto scrupoli nel consigliare l'uso del vecchio Windows Xp.

Un altra bella idea che si rivela un prodotto questionabile è la chiavetta Qigo. Si tratta di un piccolo dispositivo USB, quindi facilmente collegabile a qualsiasi calcolatore moderno (ma compatibile solo con quelli basati su Windows). Contiene sia un po' di memoria che un programma, il quale viene automaticamente eseguito quando inseriamo la chiave nel PC. Il produttore la presenta come soluzione per una serie di scopi tra i quali il più interessante è probabilmente la creazione di uno spazio protetto per i minori. La Qigo può venire configurata per collegarsi automaticamente a una serie di siti web, senza permettere al bimbo di seguire i collegamenti che vanno in altri luoghi magari meno adatti e senza disturbare la configurazione e i documenti di papà. C'è da dire però che i moderni sistemi operativi (Windows Vista e Mac OS X in particolare) sono già predisposti per realizzare qualcosa del genere senza richiedere componenti extra.

Forse la cosa più interessante vista a D5 all things digital: la Livescribe smartpen assomiglia a una di quelle penne biro un po' massicce che sbucano dal taschino della giacca dei manager, ma è un piccolissimo calcolatore dotato anche di altoparlante interno. Discendente di una invenzione svedese di cui parlammo su queste pagine qualche anno fa, la penna informatica va usata su un blocco di carta comune (fornito insieme ad essa) il quale è stato stampato con una fitta rete di piccoli punti la cui posizione viene automaticamente letta dal sensore posizionato sulla punta. Risultato: quel che scriviamo e disegniamo con la penna viene memorizzato nella memoria interna e può venire scaricato su qualsiasi calcolatore, in modo da avere una copia digitale di testi e immagini vergati durante riunioni, appuntamenti e conferenze. Un sistema di riconoscimento della calligrafia trasforma i tratti di penna in caratteri editabili nel nostro programma di trattamento testi preferito (a patto di non scrivere con... le zampe di gallina). Anche il prezzo sembra abbastanza abbordabile: circa trecento franchi. Blocchi aggiuntivi di carta dovrebbero costare quanto un comune blocco note, garantisce il produttore, e la penna avvisa automaticamente quando il blocco in uso sta per terminare, a beneficio dei più distratti. Applicazioni aggiuntive allo studio sono quelle nel campo della modulistica. Pensate al rappresentante di commercio che arriva a casa vostra, stipula un contratto e tornato in ufficio deve poi trascrivere tutto sul calcolatore: farebbe salti di gioia se un piccolo programma installato sulla penna riconoscesse il modulo e la posizione dei campi sul foglio e si occupasse da solo dell'invio alla casa madre del contratto risultante dalla compilazione. L'unica preoccupazione del vostro cronista: quanto tempo ci metterà un programmatore in gamba per inventare un sistema che trasmette istantaneamente le risposte vergate dal primo della classe, attraverso la Livescribe smartpen, a tutti i compagni?


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