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Libri

 

Probabilmente tutti i lettori di questa rivista sanno bene che Apple venne fondata in un garage da due ragazzi con una grande idea. Uno di quei due ragazzi, Steve Jobs, è ancora oggi l'apprezzato condottiero della azienda. Per la verità, però, ai vecchi tempi nessuno si interessava davvero a Jobs. Quando io comprai il mio primo calcolatore Apple, nel 1980, il mio idolo era l'altro Steve: Steve Wozniak. L'ingegnere. Il progettista dell'Apple II, il primo vero personal computer della storia, la macchina che era così geniale che costrinse giornali e riviste a parlare per la prima volta dei calcolatori come possibili prodotti per la persona e non per l'azienda.


Il mago di Woz

A inizio 2007 è uscita la sua autobiografia e io sono corso sul sito di Amazon per ordinarne una copia. Titolo: iWoz. Il libro è davvero interessante, ma non correte in libreria prima di aver valutato almeno tre fattori. Primo: almeno per ora non ne esiste una traduzione in italiano. Secondo: Wozniak non ha quasi nulla a che fare con il Macintosh, al quale infatti dedica solo le ultime cinque pagine del volume. Mentre Apple si preparava a dare alla luce il suo figlio più famoso Woz aveva infatti deciso di riprendere gli studi universitari per terminarli e di sperperare i molti quattrini sin lì guadagnati attraverso un misto di idee balzane, progetti umanitari e concerti di massa dove lui pagava personalmente il cachet degli artisti.
Terzo e più grave difetto: il libro è stato evidentemente dettato, e poi trascritto nella stessa forma in cui è stato dettato. Le autobiografie dei personaggi famosi che trovate in libreria di solito vengono realizzate in due fasi. Prima il protagonista racconta con parole sue la storia e gli aneddoti che ritiene rilevanti, e poi un giornalista stende il testo. In questo caso invece l'intervento giornalistico è mancato e vi sembra di star ascoltando una persona che parla largamente a braccio; per di più, una persona, che non è per niente abituata a parlare in pubblico. Un esempio: "Ron ha finito per giocare un gran ruolo in quei primissimi giorni di Apple — questo era prima che trovassimo i fondi, era prima che facessimo un mucchio di cose. Era davvero il terzo partner, adesso che ci penso. E lavorava un sacco. Dopo tutto, sapeva scrivere roba". Ecco, è un peccato che Wozniak non sappia scrivere "roba", perché l'argomento è interessante e gli aneddoti spassosi. Facciamo una prova. Apro il volume a una pagina a caso e ci trovo questo: quando si tratta di trovare i primi mille dollari per far partire Apple Computer Inc, Wozniak vende la sua calcolatrice programmabile e Jobs cede il suo pullmino Volkswagen con questo commento "fa niente, se devo andare in giro posso muovermi in bici".


Caccia al leopardo

È ottobre, o perlomeno così sostiene la copertina della rivista che pubblica questo articolo. Benvenuto a OS X Leopard, che abbiamo lungamente atteso e che apparirà sugli scaffali dei negozi entro il mese. Troverete invece in libreria un tomo intitolato "Mac OS X Leopard guida completa", targato Apogeo, firmato da Lucio Bragagnolo e dal sottoscritto (ma io appaio per primo in copertina: difficile battermi per ordine alfabetico). Se vi interessa - che il cielo vi benedica - sappiate che ne prepareremo anche una versione più sintetica e dedicata ai principianti. Ci abbiamo lavorato per sei mesi, testando tutte le beta di Leopard per arrivare in tempo in libreria: purtroppo non posso fare anticipazioni perché questo Macworld arriva in edicola un po' troppo presto, quando non siamo ancora liberi dall'accordo di non divulgazione che Apple fa firmare a tutti i beta tester e che spira solo alla presentazione del nuovo sistema operativo. Un segreto però posso rivelarvelo: alcune decine di pagine di mia competenza, tra cui quelle dedicate al nuovo file system ZFS, le ho dettate a una dattilografa. Ma poiché i miei testi li ha riguardati il Bragagnolo, e viceversa, posso far conto che si lascino leggere in modo scorrevole. Me lo saprete dire.