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Switchers

 

Steve Jobs ha spiegato che nell'ultimo anno circa la percentuale di crescita dei Mac è il triplo di quella dell'intero comparto personal computer. In altre parole, le quote di mercato di Mac OS X salgono e quelle di Windows scendono. Aneddoticamente, un po' tutti gli utenti di Mac (tranne forse qualche eremita che s'è portato il MacBook Pro e un pannello solare in mezzo alla giungla) ormai conoscono qualche switcher, qualche amico o conoscente che ha abbandonato il sistema operativo di Redmond a favore di quello di Cupertino. La sorpresa, semmai, arriva quando ci si rende conto che la stessa decisione è stata presa da intere aziende. E non stiamo parlando di negozietti familiari o di due amici in un sottoscala, ma di imprese che fatturano milioni di euro e che, presa visione di Windows Vista, decidono a tavolino un piano di dismissione di tutti i PC che si ritrovano sulle scrivanie a favore della graduale introduzione di Macintosh. Nella pagina qui a fianco abbiamo analizzato un eclatante caso del genere e intervistato il manager che sta curando operativamente la rimozione dei PC a tutto favore dei Macintosh.


Il discreto fascino di Mac

I vantaggi che la nostra piattaforma ha da sempre - maggior facilità d'uso, maggior robustezza, disponibilità di software unico - non sono mai stati sufficienti a convincere i responsabili aziendali dell'informatica a passare a Mac. Persino nella prima metà degli anni Novanta, quando le differenze erano così vistose da risultare palesi a chiunque guardasse le schermate di DOS e Windows 3 da una parte e di Mac dall'altra, i dirigenti IT non volevano neppure prendere in considerazione il Mac. Come pezzi di domino, sono molte le tessere che sono cadute per provocare questo cambio di atteggiamento.
Venticinque anni di storia
Nel 1990 i manager di aziende storiche stortavano il naso all'idea di adottare un sistema giovane quanto Mac. Oggi che il nostro calcolatore ha quasi 25 anni di successi alle spalle è impossibile immaginare o sostenere che sia destinato ad estinguersi nel breve o medio periodo.
Il successo di Apple
Grazie ad iPod prima e iPhone poi, anche i meno aggiornati conoscono la casa di Jobs e sanno che è una azienda solidissima.
Il passaggio a Intel
Oggi un Mac è indistinguibile come elettronica da un PC. Nessuno può pensare che ci siano significative differenze di prestazioni perché non si fida del processore, o della connessione al disco rigido, o degli stick di memoria
I prezzi
Mac è sempre stato accusato, spesso ingiustamente, di costare di più. Oggi, nell'era di Internet, basta aprire due finestre del browser: una su www.dell.com e un'altra su www.apple.com. Scegliere due calcolatori e configurarli in modo paragonabile. E confrontare la riga in fondo.


La magra alternativa di Microsoft

Non si diventa responsabile dell'informatica e della rete di una grande azienda se si è scavezzacolli. Un sistema critico che smette di funzionare per mezza giornata può bloccare dozzine di impiegati e provocare danni per centinaia di migliaia di euro. Un passaggio di piattaforma che comporta il riacquisto di tutte le macchine, la formazione dei tecnici che assistono gli impiegati e qualche forma di istruzione agli impiegati stessi è una scelta costosissima, complessa da eseguire in modo impeccabile, in breve da far tremare i polsi. E infatti in molti la evitano che se le cifre delle due alternative sono chiarissime. Anche i più decisi avrebbero evitato di prendere in considerazione Macintosh se soltanto Microsoft avesse proposto una alternativa difendibile. Quel che è successo è che la casa di Redmond ha lasciato languire dal 2001 il suo prodotto di punta (XP) per poi rilasciare un aggiornamento minore (Vista), che comunque per requisiti hardware comporta il riacquisto di tutti o gran parte dei PC aziendali. La gran parte dei manager informatici s'è messa le mani nei capelli e ha deciso di tenere XP sulle macchine degli impiegati. I produttori di calcolatori Windows hanno entusiasticamente tenuto a listino XP e continuano a vendere milioni di macchine con il sistema operativo obsoleto. Le aziende che per motivi propri dovevano aggiornare hanno dovuto scegliere tra il mediocre Vista e OS X: in molti casi sono state fatte scelte prudenti e conservatrici; in molti casi sono state fatte scelte coraggiose e io cavallo è stato cambiato in corsa nonostante tutte le difficoltà del caso.


Obiettivo 2011

Microsoft, da sempre, supporta per dieci anni dal rilascio le sue soluzioni. Quindi XP è destinato a morte quasi certa di qui a poco più di tre anni. In questi tre anni si giocherà una partita importante per i cuori e la mente dei manager di molte imprese. Difficile immaginare che il Windows post-Vista sia pronto per inizio 2011 e che sia tanto brillante da far dimenticare lo sfortunato predecessore. Impensabile per chiunque mantenere in uso XP dopo la data in cui Microsoft smettesse di rilasciare aggiornamenti di sicurezza. Intollerabile per Microsoft l'idea di revocare una politica tanto consolidata, per di più se si pensa che comporta minori introiti dovuti alla mancata vendita di milioni di copie del suo sistema operativo.
Se Apple giocherà bene le sue carte nei prossimi tre anni è ampiamente possibile che OS X finisca per penetrare in un numero ancora maggiore di grandi imprese e controllare un trenta per cento del mercato circa di qui al 2011. A questo punto sarebbe obiettivamente rotto il monopolio di cui Microsoft con Windows gode sin dalla notte dei tempi, e le cose di farebbero davvero interessanti. Non necessariamente in senso positivo: Apple, con le casse gonfie di quattrini, potrebbe a sua volta trasformarsi in una azienda conservatrice, rallentare le uscire delle nuove versioni di OS X, badare soprattutto alla compatibilità. Viceversa, Jobs (se sceglierà di stare ancora a lungo al timone della sua impresa, a differenza di Gates che sta abbandonando la propria) potrebbe anche decidere di accelerare e tentare una spallata, magari dando il via allo sviluppo di un ora inimmaginabile Mac OS XI. Ci attende un futuro davvero interessante...


Il caso PFM

PFM Studio è una società di ingegneria specializzata nella progettazione di grandi impianti industriali, che vanta tra i suoi clienti nomi del calibro di GM, I.Net, Coca Cola, Foster Wheeler e Europe Assistance. La società ha recentemente deciso di abbandonare l'uso dei PC per passare gradualmente all'uso esclusivo di Macintosh. Abbiamo intervistato l'ing. Daniele Pons, CTO dell'azienda, per chiedergli i motivi e i modi dello switching.
Macworld: E stata una scelta contro Windows o a favore di Mac?
Pons: Entrambe le cose. Abbiamo dimostrato a noi stessi che i Macintosh attuali sono più affidabili e specialmente come strumenti per il networking e le comunicazioni sono più semplici, più lineari.
Macworld: Perché passare a Mac OS X e non, invece, a Windows Vista?
Pons: Si tratta comunque di cambiare le macchine. E Vista ha costi di upgrade hardware insostenibili. Comunque nelle nostre prove i Mac vanno meglio, il rapporto prezzo prestazioni è superiore; specie nei portatili, dove abbiamo valutato come possibile alternativa il Sony Vaio che però ha prezzi da gioielliere.
Macworld: Come avete deciso di configurare i nuovi Mac in azienda?
Pons: Prendiamo in considerazione le esigenze individuali di ogni collaboratore e non abbiamo una configurazione unica che deve andare bene a tutti, ma siamo decisi a dare a tutti un Macintosh entro la fine dell'anno.
Macworld: Ma non c'è qualche software solo per Windows che vi risulta indispensabile?
Pons: Certo. Lavorando nell'ingegneria (civile) troviamo AutoCAD irrinunciabile e per quanto riguarda poi l'impiantistica elettrica e le certificazioni servono anche applicativi di terze parti che lo supplementano. L'idea è di installare su ogni Mac un sistema di virtualizzazione che faccia girare la licenza di Windows XP che possediamo già, e da lì eseguire AutoCAD.
Macworld: Che sistema di virtualizzazione avete scelto?
Pons: Per ora ho scelto Parallels desktop tranne un singolo caso che necessiterà, almeno per i primi tempi, di dedicare il Mac in esclusiva a Windows e si affiderà a Boot camp. Però è molto interessante anche VMWare Fusion che sto valutando e che potremmo usare in futuro.
Macworld: In azienda qualcuno ha fatto difficoltà?
Pons: I livelli più alti hanno percepito bene e subito la bontà della scelta. Segreteria e contabilità non hanno problemi, anche perché il nostro gestionale gira su AS/400 e quindi per loro, che lavorano tutto il giorno dentro una finestra che emula un terminale IBM, non fa nessunissima differenza pratica. Alcune difficoltà vengono da qualcuno che fatica a cambiare le proprie abitudini d'uso, passando a Outlook alla combinazione Mail, iCal e Rubrica Indirizzi, ed a Safari da Explorer.
Macworld: Sulle loro macchine ci sarà comunque una copia di Windows. Non potranno tenersi Outlook ed Explorer?
Pons: No, assolutamente. Le installazioni locali di Windows girano ma sono ben sconnesse dalla rete, in modo che tutte le fragilità di Windows ai virus non danneggino il sistema. E poi, francamente, Outlook ci crea problemi. Qui dentro molti ricevono quattro o cinquecento email al giorno, senza considerare lo spam. Outlook registra tutto insieme in un unico documento di database, testo insieme ad allegati: ciò rende difficile ritrovare i documenti ma, soprattutto, mal si adatta al nostro futuro sistema informativo interno per la gestione delle commesse, che contiamo di attivare a cavallo del nuovo anno.
Macworld: E i server?
Pons: Stiamo aspettando il rilascio di Mac OS X 10.5 Leopard server, a quel punto passeremo anche i server interni su Apple. Come ho detto, stiamo progettando un nuovo sistema informativo aziendale basato su tecnologia web per l'archiviazione e lo scambio di documenti, email e informazioni tra i membri di ciascun team di progettisti. Tra l'altro questo sistema sarà accessibile all'esterno con un sistema di privilegi e forti controlli di sicurezza, e tutto questo si attanaglia benissimo al Mac che è sin dalla nascita un sistema internazionale e ha robuste fondamenta Unix.


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