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La macchina della verità

 

Immaginate una intervista in televisione: "caro consigliere, oggi lei cerca la rielezione, ma ci dica, durante gli ultimi quattro anni ha mai chiesto o accettato bustarelle?" Se il politico mente, una luce rossa lampeggia e l'elettore sa che gli conviene spostare il suo voto su un volto nuovo. Oppure immaginate che in aeroporto le lunghe file con i metal detector svaniscano, rimpiazzate semplicemente da una guardia armata che chiede ai viaggiatori: "con questo viaggio lei intende fare del male ad altre persone o danneggiare gli apparecchi?"
Un apparecchio che identifica i bugiardi con semplicità e sicurezza sarebbe una macchina splendida - anche se si trasformerebbe rapidamente in uno strumento di terrore nelle mani di dittatori e polizie segrete. Forse è per questo che già Demostene nell'antica Grecia studiava come riconoscere le menzogne, e pensava che fosse necessario riconoscere il nervosismo e la tensione che colgono il bugiardo in flagrante. La stessa idea venne tentata dalla Santa Inquisizione, che nel medioevo faceva ingollare un pezzo di pan secco accompagnato da formaggio ai sospetti di eresia (se facevano difficoltà a deglutire avevano la bocca secca, dunque erano nervosi, dunque colpevoli). Qualcosa di analogo avveniva nella Cina antica: durante l'inquisitoria del pubblico ministero, l'accusato doveva tenere una manciata di riso in bocca e gli veniva chiesto di sputarla al termine del discorso. Anche in questo caso la secchezza delle fauci veniva ritenuta prova di colpevolezza.
A fine Ottocento un famoso pseudoscienziato italiano, Cesare Lombroso, propose di immergere le mani del sospetto in una vasca d'acqua e di osservare le pulsazioni delle vene. Nel 1913 uno studente di psicologia americano, un certo William M. Marston, ideò un apparecchio che misurava la pressione sistolica del sangue durante gli interrogatori, con la medesima idea in testa. (Marston oggi è più conosciuto come l'ideatore di un famoso personaggio dei fumetti: Wonder Woman, una supereroina che tra le sue abilità vanta anche un lazo dorato che costringe i criminali a dire la verità quando ne restano imprigionati).
Nei venticinque anni successivi la macchina di Marston venne più volte ritoccata e migliorata: oggi è conosciuta popolarmente come macchina della verità (o, in inglese, lie detector) anche se il suo nome è più propriamente poligrafo. Oltre alla pressione del sangue, un modello moderno è controllato dal computer e misura la resistenza elettrica della pelle, la respirazione e il battito cardiaco. Gli esami vengono seguiti da un tecnico specializzato che tara l'apparecchio sui parametri soggettivi dell'interrogando, chiedendo prima una serie di domande di riferimento ("ti chiami Mario Rossi?") e poi una serie di domande a cui la maggior parte delle persone normalmente rispondono con una bugia ("hai mai desiderato di tradire tua moglie?")
Il poligrafo ha conosciuto vasto successo negli USA; dove nei Settanta circa un quarto delle grandi aziende ne faceva uso di routine per i test degli impiegati. Ancora oggi nella metà circa delle corti di giustizia statunitensi viene accettato dai giudici (tipicamente su richiesta dell'accusato, e dunque di solito come prova a discolpa). Secondo le stime, il giro d'affari cuba alcune centinaia di milioni di collari l'anno. Anche in Giappone la giurisprudenza ne accetta l'uso. In Canada era accettato sino al 2003, quando la Corte Suprema ne revocò la validità. In Europa i tribunali non lo considerano, anche se ogni tanto se ne sente proporre l'uso. Pochi giorni fa i genitori di Madleine, la bimba britannica scomparsa in Portogallo e sospettati dalla polizia del luogo di aver commesso l'omicidio della figlia, si sono offerti di venire sottoposti a una prova con la macchina della verità proprio per discolparsi.

È lecito chiedersi se il poligrafo funziona davvero, e sino a che punto. Non ci sono purtroppo prove scientifiche conclusive. I suoi sostenitori vantano un tasso di successo di oltre il novanta per cento e i suoi detrattori pensano invece che l'efficacia si attesti a non più dell'ottanta. Vale la pena di soffermarsi a riflettere sul significato di questi numeri. Immaginate di essere il direttore del controspionaggio nazionale e di voler interrogare i mille ufficiali più alti in grado dell'esercito alla ricerca di traditori. Se nella realtà ci sono dieci spie prezzolate, un successo del cento per cento le individuerebbe tutte e scagionerebbe tutti gli innocenti. Un tasso del 90% invece significa scoprire nove spie e accusare ingiustamente novantanove innocenti. Un risultato non proprio lusinghiero.

La storia insegna che il poligrafo è responsabile di alcune colossali cantonate in materia di sicurezza nazionale. Durante la Guerra Fredda un certo Aldrich Ames, statunitense al soldo dei sovietici, venne interrogato per due volte poligrafo alla mano e venne scagionato grazie ad esso. Venne accusato di tradimento, al contrario, uno scienziato di origini cinesi, un certo Wen Hon Lee, poi rivelatosi innocente. Dopo il crollo del Muro di Berlino, Ames raccontò la sua versione dei fatti: in previsione dell'interrogatorio aveva contattato i suoi... datori di lavoro, i quali gli raccomandarono semplicemente di farsi una bella nottata di sonno e di non farsi impressionare. Funzionò.

Il vero limite della macchina della verità sta nel fatto che non misura affatto le bugie, ma solo il nervosismo. Secondo Paul Ekman, uno psicologo studioso delle reazioni umane che cerca di riconoscere i mentitori analizzando le micro-espressioni che appaiono fuggevolmente sui loro visi, il problema sta nel fatto che alcune persone sono semplicemente degli attori nati. Qualcuno riesce persino a credere alle bugie che racconta mentre le racconta (l'immedesimazione è una tecnica che i veri attori professionisti studiano, e che si chiama metodo Stanislawskij). Ekman sostiene che circa il quattro per cento della popolazione ha questa abilità. Ci sono poi reazioni differenti dal nervosismo: truffatori professionisti e bugiardi compulsivi raccontano che la loro salivazione non si azzera e la loro pressione non sale quando raccontano una balla sesquipedale, anzi provano eccitazione ed entusiasmo all'idea di farla franca. Ci sono invece persone innocenti come un agnello ma ipertese che reagiscono nervosamente quando sono sotto torchio: probabilmente i nostri lettori ne hanno anche conosciuta qualcuna ai tempi della scuola.


Guardare nel cervello

La risonanza magnetica funzionale è un esame molto moderno. Si svolge all'interno di una complessa apparecchiatura medica, il cui costo può superare i cinque milioni di franchi. Il tecnico esamina i flussi di sangue all'interno del cervello e riesce a capire quali zone sono più attive, perché sono maggiormente irrorate, momento per momento. Di recente qualcuno ne ha proposto l'uso per identificare i bugiardi durante le investigazioni di importanti delitti o casi di sicurezza nazionale. L'idea di base è che si vedono "accendersi" le zone del cervello deputate alla creatività allora sapremo che il soggetto sta inventando una menzogna, mentre le aree cerebrali che hanno a che fare con la memoria si attiveranno nel caso opposto. I ricercatori che sostengono questa tecnica si fanno forti di due test scientifici condotti nell'Università della Pennsylvania. La CIA supporta le ricerche sul campo con i fondi della cosiddetta "Guerra al terrore" nella base di Fort Jackson (in Carolina del Sud) e una azienda privata, la No Lie Ltd offre già oggi la risonanza magnetica agli avvocati in cerca di perizie di parte. La società, di origine statunitense, vanta tra gli investitori l'ex amministratore delegato della MasterCard, Alex Hart, e sta anche aprendo una filiale in Svizzera, con l'idea di usarla come trampolino di lancio per l'Europa intera.
Anche questa tecnologia non è priva di aspetti controversi. Secondo Paul Bloom, psicologo dell'università di Yale, "la risonanza magnetica è di moda, gli scienziati si lamentano e dicono che oggi è impossibile far pubblicare un proprio articolo scientifico se non è accompagnato da immagini colorate del cervello,ma è solo impressionante: grandi apparecchiature, tecnici in camìce bianco..."
I due test universitari hanno misurato tasso di successo inferiore al 90%, sono stati svolti su popolazioni omogenee (giovani studenti universitari che si erano offerti volontari e che potevano trattenere una banconota da 50 dollari se riuscivano a mentire con successo) e di poche decine di persone. Gli psicologi più prudenti, quindi, suggeriscono che perlomeno sarà necessario testare questa tecnologia con attori professionisti, schizofrenici, geni, anziani, persone che hanno subito interventi al cervello e in generale quante più categorie di persone sia possibile, prima di accettare in un'aula di tribunale, come prova provata, le scansioni della risonanza magnetica funzionale.


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