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Abbiamo finito il platino

 

È un bene che la scienza e la tecnologia stiano lavorando su nuove sostanze sintetiche, anche perché alcune materie prime usate con successo negli ultimi duecento ani stanno davvero per esaurirsi. No, non stiamo pensando al petrolio: nonostante le grida di alcuni catastrofisti, le scorte dell'oro nero non sono in immediato pericolo, anche perché in molti territori non sono mai state davvero valutate appieno le riserve. Un esempio è l'Iraq, dove Saddam Hussein prima dell'invasione statunitense non aveva necessità né interesse nell'espandere l'area estrattiva e dove oggi la guerra civile rende praticamente impossibile la messa in opera di nuovi pozzi.
Sono soprattutto alcuni metalli pregiati a correre rischio immediato. L'indio, per esempio, finirà in cinque o dieci anni (e di conseguenza il suo prezzo è salito di quindici volte negli ultimi quattro anni) ma oggi è indispensabile nella costruzione degli schermi piatti di televisori e monitor. Dì platino, indispensabile nelle marmitte catalitiche delle auto, si valuta che le riserve non ancora estratte bastino per una quindicina d'anni, e qualcuno sta già progettando aspirapolveri che spazzolino a fianco delle maggiori autostrade per recuperare almeno un po' di quello espulso dai tubi di scappamento, che oggi costituisce una parte su un milione delle polveri depositate sulla massicciata. Altre materie prime di difficile estrazione (tipicamente di ciascuno ne esiste una sola miniera di successo nell'intero pianeta) sono il gallio, il germanio, il tantalio e il rodio. Si usano rispettivamente nelle celle solari, nei semiconduttori elettronici, nelle lenti e nelle macchine per raggi X: difficile immaginare che di fianco a casa qualcuno posizioni un cassettone per favorirne il riciclaggio. Le miniere di tantalio sono in Congo e la lotta per il loro controllo è stata la causa scatenante della guerra civile che ha insanguinato la nazione africana tra il 1998 e il 2002.
Anche l'oro, metallo raro e prezioso per definizione, e che certamente non viene facilmente gettato, ha scorte di modesta entità: secondo alcuni studiosi tutte le miniere saranno esaurite in una cinquantina d'anni. Ancora più breve potrebbe essere la disponibilità sul mercato dell'argento: dieci anni soltanto, a meno che non vengano scoperte nuove miniere, quindi nel giro di una generazione questo metallo potrebbe venire a costare più dell'oro.


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