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Diritto (e rovescio)

 

Tutte le persone che io conosco (tranne una) ritengono ingiusta la legge italiana sul diritto d'autore, perlomeno nella parte che considera reato penale (cioè da galera) la copia di un programma, un film o una canzone - via Internet o fisicamente. Nel resto d'Europa i colpevoli se la cavano con un sacrosanto multone. Spesso io chiedo a queste persone: "cosa intendi fare? Scrivi al deputato eletto nella tua circoscrizione e gli chiedi di cambiare la legge, ti dai alla politica tu stesso oppure preferisci cambiare opinione, decidere che va bene così e rispettare la legge?"
Mi guardano come se io fossi un alieno.


Ripassìno

Tutte le opere create dopo il 1937 sono certamente protette dalla legge sul diritto d'autore. Funziona così: se il mio nonno SIlvio (classe 1906) nel 1922 avesse scritto un videogame (che giri su regolo calcolatore, immagino), lui potrebbe riscuotere il diritto d'autore sino alla morte e io, come suo erede, sino a 70 anni solari dopo la sua morte. Nonno Silvio, lo ricordo, gode di buona salute, quindi stiamo parlando del primo gennaio 2079, al più presto.
La tecnologia, rendendo semplice le copie, ha reso irresistibile per molti la tentazione di calpestare la legge italiana e le analoghe leggi in giro per il mondo, tutte figlie della Convenzione di Berna del 1889. Prima la macchina fotocopiatrice, il registratore a nastro magnetico e il masterizzatore dopo. Con l'avvento del formato MP3 per l'audio e dello MPEG2 per il video, poi, torme di criminali più o meno in erba si sono dedicate a scopiazzare musica e film usando i calcolatori. Le case discografiche e cinematografiche, sempre disposte a combattere una bella battaglia di retroguardia spendendo quota parte delle royalty (le quali per maggior parte finiscono nelle loro tasche e non certo in quelle degli autori), hanno finanziato lobby, partiti politici e avvocati assetati di sangue a tutela dei propri interessi. Hanno inscenato anche una battaglia grandemente persa in partenza, la protezione hardware e software delle opere, facendo realizzare una serie di metodi per impedire le copie digitali, tutti quanti infranti presto o tardi. Con la temporanea eccezione del sistema usato sui Blu Ray, che ha un bel meccanismo di aggiornamento software incorporato.


La (breve) pax jobsiana

Arriva il Nostro, inventa un metodo amichevole e dal costo contenuto per vendere musica e poi film via Internet, e ne vende qualche miliardo. I suoi concorrenti di Rhapsody, per esperimento, provano a vendere musica alla metà dei prezzi praticati da Apple, e le loro vendite si sestuplicano. A chiunque verrebbe il sospetto che la strada sia abbattere il prezzo al pubblico e le spese di distribuzione, ragion per cui oggi le major insistono per aumentare il prezzo al pubblico.


La guerra che verrà

Oggi come oggi, mio caro lettore, Apple vende musica a basso costo e in gran parte senza protezione (iTunes Plus). Altri fanno lo stesso (Amazon MP3). Tu puoi, mio caro lettore, acquistare quella musica lì e analogamente usare software shareware, open source, a basso costo eccetera. Puoi anche scrivere al tuo deputato. Puoi darti alla politica.
Quel che non puoi permetterti di fare è comprare musica in formato protetto, software Microsoft e Adobe, dischi Blu Ray della Disney e via elencando, per poi farne copie. Perché quei signori vestiti di grigio con le decorazioni gialle sulle spalline verranno a casa tua, e nel tuo ufficio, e ti porteranno via il computer, e ti lasceranno una multa con sei zeri. Non illuderti: lo fanno già oggi. È il loro lavoro, il loro mestiere: non è lecito pensar male di loro, eseguono solo gli ordini dei politici che hai eletto tu, come hanno giurato di fare. Non dire "ma senza software Adobe non posso vivere", perché se questo è vero devi pagarlo sino all'ultimo centesimo e al limite farlo girare su un Mac molto più piccolo e lento di quello che sognavi. Non dire "ma a me piace Britney Spears, che in formato iTunes Plus non è disponibile": puoi sempre ascoltarla alla radio. Lex, dura lex, sed lex.


 

Luca Accomazzi ha un caro amico che lavora per Business Software Alliance, la lobby dei produttori di software. È lui il "tranne uno" del primo capoverso.