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La TV sul web

 

La tecnologia ha un nome noioso, di quelli assegnati da un grigio burocrate: H.264. Ma sta cambiando il web. Lo H.264 è un sistema per comprimere audio e video digitali in modo estremamente efficiente: così efficiente che oggi è possibile mettere un filmato dentro una pagina web. Prevedibilmente, un video più grande e nitido richiede più memoria di un filmato piccino: gli ingegneri che progettano i siti web cercano un compromesso tra qualità e quantità, realizzando soluzioni che sono pienamente visualizzabili da chi usa una comune linea ADSL o un telefono cellulare di terza generazione UMTS. I rari utilizzatori rimasti attaccati al vecchio modem analogico non possono fruire delle webtv - ma sono rimasti in pochi, circa il 2% degli utenti Internet svizzeri, mentre i fortunati possessori di una connessione molto veloce, come la fibra ottica, non hanno problemi di sorta.

Il funzionamento è relativamente complesso, ma proviamo a spiegarlo con parole semplici. Chi guarda un filmato di notevole lunghezza utilizza automaticamente una metodologia chiamata streaming. In pratica, il suo PC scarica il primo fotogramma e lo mostra a video. Mentre il fotogramma è in vista, il PC scarica il successivo. La cosa si ripete potenzialmente all'infinito, e per questo motivo non c'è nessun problema particolare nel trasmettere o ricevere film anche molto lunghi. Se il nostro PC ha una buona connessione di Rete, allora scaricherà i fotogrammi un po' più velocemente di quanto noi li guardiamo, e quindi finirà lo scaricamento in fretta, molto prima che la proiezione sia finita. Se la connessione è di scarsa qualità, scaricamento e proiezione procedono all'incirca di pari passo: in questo caso possono accadere inconvenienti. Per esempio, se riceviamo all'improvviso un messaggio di posta elettronica contenente un pesante allegato, allora il nostro calcolatore "perde tempo", i fotogrammi già scaricati vengono proiettati tutti senza che si riesca a riceverne altri in velocità e la proiezione si interrompe bruscamente.
Un'altro fattore da considerare è l'assenza della diretta: tutti i video visibili su Internet sono stati girati nel passato, magari recente, ma comunque vengono inviati in differita. Attualmente, solo le radio riescono a trasmettere su Internet in quasi contemporaneità (se provate a sintonizzare un apparecchio radio mentre navigate col PC su www.rtsi.ch noterete che, in realtà, la radio via Internet viaggia con un paio di secondi di ritardo per motivi tecnici).

Il più noto sito Internet dedicato ai video è YouTube (it.youtube.com). In teoria dovrebbe ospitare i filmati girati dai propri utenti, ma in pratica molti caricano anche spezzoni provenienti dai film e dalla televisione, infischiandosene bellamente dei diritti d'autore. Chi si iscrive al sito può creare un "canale" scegliendo i suoi video preferiti ed elencandoli per la gioia di parenti e amici. È anche possibile concatenare i video altrui, aggiungendo sottotitoli e cambiando la colonna sonora.

C'è chi ha pensato di proiettare i canali TV tradizionali sul web -- la TSI, per esempio, è visibile su webtv.tio.ch -- ma la televisione via Internet è francamente più interessante quando ci permette di accedere a materiale che altrimenti per noi sarebbe irraggiungibile, o crea canali molto specifici. Per esempio, in Italia, la fondazione Ezio Greggio sta progettando una webtv che sarà integralmente dedicata alla salute e che debutterà a settembre di quest'anno (www.yorklive.tv). Una iniziativa interessante è quella di Joost, che usa un programma scaricabile liberamente (www.joost.com, per Windows o Macintosh) per offrire accesso ad oltre quattrocento "canali" in lingua inglese tra cui il Guinness dei Primati in video,
Mettere in piedi una webtv comporta investimenti non irrisori, perché i calcolatori centrali della tv devono essere in grado di spedire video contemporaneamente a tutti gli spettatori in linea. Gli investimenti sono nell'ordine di 10.000 franchi al mese per ogni mille spettatori contemporanei. Per cercare di abbattere i costi, Joost adotta un meccanismo analogo a quello reso popolare da Napster, eMule, Limewire e gli altri programmi peer to peer usati dai giovani per lo scambio di musica. In pratica, i video che noi guardiamo vengono poi offerti e trasmessi ad altri spettatori quando noi non stiamo usando la connessione Internet, se teniamo aperta l'applicazione Joost.

Una menzione meritano i video podcast. Si tratta di produzioni video a basso costo pensate per il web e mai passate su televisione. Il modo più semplice per sfogliare un po' tutta la produzione del genere è quella di fare uso del programma gratuito iTunes (per Macintosh e per Windows, scaricabile da www.apple.com/it/itunes). Si spazia dall'intrattenimento puro, esemplificato dal Quasi TG di Rocco Tanica, noto collaboratore di Zelig in TV e di Elio e le storie tese in campo musicale, sino ai temi più impegnativi (per esempio, un bel corso di cinese).

Il web è anche una bella occasione per rispolverare vecchi programmi televisivi che meriterebbero bene di venire riscoperti dalle nuove generazioni e riguardati dai meno giovani. Naturalmente, ai nostri spettatori interesseranno maggiormente i programmi in lingua italiana. Qualcosa si trova sul sito www.rtsi.ch, ma consigliamo anche una occhiata alla radiotelevisione italiana su www.teche.rai.it

Infine: molto degna di nota è la possibilità, che solo ora si comincia a sfruttare, di realizzare palinsesti che si aggiornano automaticamente in base alle preferenze del visitatore. Un comune telegiornale trasmetterà sempre le notizie per ordine di importanza percepito dalla redazione. Ma se c'è una notizia che riguarda da vicino il comune dove io abito, soggettivamente per me quella notizia può avere maggiore importanza rispetto a un'ultimora proveniente dagli Stati Uniti. In futuro, è probabile che le webtv ci seducano al punto da lasciare loro un nostro profilo personale, in cambio di canali automaticamente adattati alle nostre passioni, interessi, necessità e personalità. Anche gli insopportabili annunci pubblicitari potrebbero venire ritagliati su misura: non si offriranno più dopobarba alle signore e assorbenti ai signori. Anche questo è progresso.


La TV fatta in casa

Diventare produttori video non è più un sogno impossibile: oggi chiunque può concepire, realizzare e distribuire un video proprio, grazie a Internet. Si parte, ovviamente, con una qualsiasi telecamera digitale. Il girato, una volta appropriatamente montato, andrà preparato nel formato H.264 che è il più adatto alla Rete. Se intendete sottoporre la vostra prova d'autore al grande pubblico di YouTube non c'è bisogno di pensarci: il video può venire caricato in tutti i formati tipici delle videocamere e ci penseranno i calcolatori di YouTube a trasformarlo in H.264. Tenete presente che la pubblicazione non sarà immediata: il sito rivede le proposte dei suoi utenti prima di pubblicarle, per evitare di mettere in linea materiale o inqualificabile. Se intendete perseguire altre strade di pubblicazione dovrete provvedere da soli alla compressione H.264: potete cavarvela senza spese grazie a un programma chiamato ffmpeg (per Linux, Macintosh e Windows), ma dovrete fare qualche tentativo per azzeccare il rapporto migliore di compressione, la Rete è colma di corsi in merito, comunque. Non fatevi comunque venire in mente di pubblicare i vostri spezzoni sul vostro sito web senza pensarci due volte. Come spieghiamo nell'articolo principale, servono risorse importanti: un server men che professionale collasserà sotto le richieste del video digitale, oppure il vostro fornitore del servizio "spegnerà" il sito al raggiungimento di un certo numero prefissato di byte scaricati. E non c'è nulla di peggio, per uno spazio web, di terminare con una dissolvenza al nero.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.