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Bill Gates va in pensione

 

William Henry Gates III, per gli amici ma non solo per gli amici meglio conosciuto come Bill, non è più l’uomo più ricco del mondo, e già questa sarà una sorpresa per molti. La classifica 2008 lo vede soltanto al terzo posto, dietro al famoso Warren Buffett e al molto meno famoso Carlos Slim Halù, gigante messicano nel mondo delle telecomunicazioni.
La notizia del giorno non sta nella molto relativa diminuzione del capitale personale di Gates, bensì nel fatto che egli abbandona il timone della celeberrima azienda da lui fondata nel 1975: la Microsoft, e cioè, se ci passate il neologismo, il maggior softwarificio del mondo. L’abbandono era stato pre-annunciato circa un anno fa e diviene effettivo da questo mese di luglio. Il cinquantaduenne Gates non lascia certo per raggiunti limiti di età, e neppure viene estromesso dal consiglio di amministrazione, anche se le fortune a Wall Street di Microsoft negli ultimi cinque anni non hanno entusiasmato, con il titolo sempre oscillante attorno al medesimo valore, 28 dollari americani. Non ha neppure deciso di godersi i suoi miliardi (cinquantotto, detta in dollari USA) sul ponte di uno yacht o in un paradiso tropicale, o perlomeno non a tempo pieno.
Ma facciamo un passo indietro di quarant’anni per comprendere meglio la figura di questo straordinario imprenditore: la sua biografia ufficiale spiega che già a tredici anni si interessava di elettronica e studiava (da solo) le fondamenta della programmazione. Il primo software da lui creato, mentre frequentava le scuole medie, permetteva al computer di sfidare il suo utilizzatore nel gioco del tris. Al termine delle scuole superiori, maturato un punteggio di 1590 su un massimo di 1600, il giovane genio aveva già avviato una azienda attiva nello sviluppo di software, che gli faceva guadagnare circa ventimila dollari l’anno e il cui maggior problema era la mancanza di fiducia dei clienti che venivano a scoprire la giovanissima età del titolare. La programmazione rimase la sua grande passione per tutti gli anni della scuola, portandolo alla fine alla decisione di abbandonare l’università – e che università: Harvard – per fondare la Microsoft, appunto nel 1975. Bill Gates comunque non viene ricordato tanto per le sue abilità come sviluppatore di programmi informatici (che dovette abbandonare negli anni Ottanta, per mancanza di tempo), quanto per la sua indubbia abilità come capitano d’industria. Fu proprio nel 1980 che la Microsoft incontrò il suo primo clamoroso successo commerciale. La IBM, indiscusso gigante informatico, aveva deciso di lanciare sul mercato un proprio personal computer (il diretto antenato di tutti i moderni PC basati su Windows) ma non disponeva di un sistema operativo che permettesse alla macchina di avviarsi e caricare le applicazioni. IBM non trovò un accordo commerciale per acquisire la licenza sul CP/M, indiscutibilmente il miglior sistema esistente sul mercato in quel periodo, e chiese a Gates di arrabattare una soluzione in fretta. Il nostro riuscì ad acquisire un sistema operativo sconosciuto, chiamato 86-DOS e realizzato per i bisogni di una piccola azienda scandinava: da una parte Gates ne ottenne di diritti esclusivi dagli autori, dall’altra riuscì a piazzare a IBM una licenza non esclusiva di uso. Nel giro di pochi mesi molte case costruttrici di elettronica riuscirono a clonare il PC IBM e a immettere sul mercato prodotti concorrenti e pienamente compatibili. Iniziò una guerra al prezzo più basso e alle prestazioni migliori che non è ancora terminata oggi e della quale beneficiò soprattutto Microsoft, il cui sistema operativo era necessario a tutti i PC per funzionare. Da 86-DOS nacque PC-DOS, poi ribattezzato MS-DOS e in seguito incorporato in Windows.
L’altro grandissimo successo voluto da Gates è certamente Microsoft Office, il pacchetto software che milioni d’impiegati usano nel loro lavoro e che rappresenta un altro florido mercato per Microsoft.
Le maggiori critiche al grande capitano d’industria, che in parte hanno provocato guai giudiziari a Microsoft, vengono dal suo unico stile di management. Negli anni, Gates ha concepito e sostenuto a spada tratta una filosofia chiamata embrace, extend and conquer – abbraccia, estendi e conquista, in sostanza spingendo Microsoft all’adozione dei nuovi standard e allo sviluppo delle nuove tecnologie in modo da trarne il massimo vantaggio e conquistarne il controllo. Un esempio? All’inizio dell’era Internet, Microsoft abbracciò il web e realizzò il suo programma per navigarne le pagine (il famoso Internet Explorer) regalandolo, in modo da trascinare al fallimento la concorrente Netscape; estese la navigazione sul web inserendo nel suo programma comportamenti e istruzioni contrari ai regolamenti degli enti preposti; e infine conquistò il mercato inserendo Explorer in ogni copia di Windows 95 impedendone la rimozione o la sostituzione. Microsoft venne trascinata per questo in tribunale e perse una storica causa, durante la quale Bill Gates venne lungamente interrogato. La rivista Business Week in quella occasione scrisse che dà risposte volutamente confuse, e risponde “non ricordo” tanto spesso da strappare una risata al giudice. Peggio ancora, molte sue pretese, dichiarazioni di ignoranza e negazioni dei fatti sono direttamente confutate dalle prove documentali.
Secondo persone che conoscono personalmente Gates e che abbiamo avuto la fortuna di intervistare, questo periodo di grande stress anche personale finì per segnare la personalità del re del software. Oggi Gates è un uomo schivo e caratterizzato da diverse fobie: non ammette alla sua presenza chi indossa abbigliamento viola, non pranza in compagnia, secondo alcune fonti pare che rifugga anche dalle strette di mano.
La grande simpatia che il pubblico provava per il multimiliardario che si è fatto da sé, il profondo rispetto dell’industria informatica e della comunità per il grande genio e la visione di Bill Gates ricevettero allora una ferita che non si è mai pienamente rimarginata. E opinione di questo articolista che qui stiamo le radici della decisione che oggi porta Gates ad abbandonare il timone di Microsoft per dedicare gran parte del suo tempo alla beneficenza. Un ruolo, va detto senza se e senza ma, dove l’uomo ha già fatto molto e molto bene.
La fondazione benefica che porta il suo nome e quello della moglie, fondata nel 2000, oggi con un capitale di oltre 38 miliardi di dollari è la maggiore organizzazione senza scopo di lucro al mondo; ben gestita, trasparente nelle sue politiche e nelle sue spese, efficace nelle sue azioni: un modello per tutti da seguire. I molti miliardi di dollari già usciti dalle personali tasche di Bill Gates per entrare nei forzieri della sua Fondazione hanno stimolato altri super-ricchi a donare a loro volta: in particolare, Warren Buffett, che come ricordavamo in apertura dell’articolo oggi è l’uomo più ricco del mondo, dona circa un miliardo e mezzo di dollari l’anno, cioè la stessa somma versata da Gates stesso. La Bill & Melinda Gates Foundation offre borse di studio a giovani brillanti e privi di mezzi propri provenienti da minoranze razziali, lotta contro l’AIDS, aiuta a combattere la povertà estrema nei paesi del terzo mondo con strategie mirate e verificando la reale efficacia di ogni azione. Gli 800 milioni di dollari che la Fondazione di Gates spende ogni anno per migliorare la sanità nel mondo sono approssimativamente la medesima cifra sborsata dalle Nazioni Unite: una cifra enorme che fa davvero la differenza in milioni di vite. Non stupisce dunque il fatto che la rivista Time nomini costantemente Bill Gates nel suo elenco degli uomini più influenti al mondo proprio per lo sforzo umanitario.
Ci sono, insomma, tutti i motivi per sperare che il prepensionamento di William Gates III non costituisca un problema per Microsoft e finisca invece per avere un effetto positivo sugli andamenti del mondo – un mondo che ha gran bisogno di miglioramenti, come sanno bene i lettori dei quotidiani.


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