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Visioni

Uno dei motivi per cui dopo il PowerBook G4 Titanium abbiamo avuto il MacBook Pro in alluminio è che il titanio sta finendo. Non è il solo metallo raro e pregiato di cui l'umanità sta esaurendo le scorte planetarie. L'indio, per esempio, finirà in cinque o dieci anni (e di conseguenza il suo prezzo è salito di quindici volte negli ultimi quattro anni) ma oggi è indispensabile nella costruzione degli schermi piatti, cioè dei monitor. Siamo agli sgoccioli anche con il germanio, che serve per la produzione dei semiconduttori, ed è difficile immaginare che di fianco a casa qualcuno posizioni un cassettone per favorirne il riciclaggio. Apple può produrre un MacBook Pro senza titanio, ma non è pensabile oggi come oggi un personal computer portatile che non contenga indio o germanio. Che si fa?


Mele nello spazio

Secondo il Politecnico della California (tinyurl.com/685c5m) negli asteroidi di tipo M (quelli metallici, quelli che potrebbero farci estinguere come i dinosauri se un esemplare sufficientemente grosso precipitasse sulla terra) contengono in forma accessibile scorte di metalli preziosi, come il platino, superiori a quanto l'umanità possa estrarre dall'intero nostro piccolo pianeta. L'indio e il germanio sono metalli rari anche negli asteroidi, ma se qualche astrominatore facesse un salto lassù per procurarsi platino e oro si troverebbe per le mani anche scorte significative dei metalli rari. Strada facendo, potremmo procurarci dagli asteroidi anche il fosforo che serve come fertilizzante per sostenere l'agricoltura intensiva -- necessaria a nutrire la razza umana -- altra sostanza le cui scorte scendono, il cui prezzo è triplicato negli ultimi dodici mesi, le cui estrazioni sono in caduta libera dal 1989 ad oggi.


Ultimo piano, grazie

Naturalmente, spedire in orbita un astrominatore e i suoi picconi è faccenda costosa. I razzi, gli space shuttle e compagnia cantante ci costano minimo diecimila, massimo quarantamila dollari per chilo trasportato in orbita. Questa cifra però potrebbe scendere a duecento, duecentoventi dollari per chilo se ci decidessimo finalmente a costruire un ascensore spaziale, alto circa trentacinquemila chilometri. No, non sto scherzando, sappiamo da fine Ottocento che una cosa del genere è possibile, è oggi abbiamo anche le capacità ingegneristiche per realizzare una cosa del genere (tinyurl.com/5krnwf). Il cavo potrebbe venire realizzato in plastacciaio, una materia plastica resistente quanto il diamante eppure trasparente. L'ha realizzata nell'ottobre 2007 il professor Nicholas Kotov dell'Università del Michigan, ispirandosi alla microstruttura delle conchiglie. Partendo dai nanotubi al carbonio, oggetti mille volte più sottili di un capello ma dalla incredibile capacità tensile scoperti una decina di anni fa, il professor Kotov e i suoi collaboratori sono riusciti a comporre su una superficie di argilla un tessuto ultra-resistente e trasparente. Più strati del tessuto sono poi stati uniti l'uno all'altro usando una colla fatta di polimeri solubili all'acqua. Ci sono voluti oltre trecento strati per formare una pellicola del medesimo spessore di quella che tutti noi usiamo in cucina per avvolgere gli alimenti e riporli nel frigo: è il medesimo principio ad accrescimento che forma la madreperla dentro le conchiglie, uno strato di materiale alla volta.


C'è visione e visione

Naturalmente, costruire l'ascensore spaziale costerebbe una cifretta: sui seimila miliardi di dollari, una cifra ben superiore ai risparmi che Apple tiene in banca. Secondo BusinessWeek, a inizio agosto 2008 Apple possedeva soltanto una ventina di miliardi (tinyurl.com/6qettz). Per un confronto, il ponte sullo stretto di Messina ne sprecherebbe... pardon, diciamo "richiederebbe"... una decina, e il progetto Apollo che spedì l'uomo sulla Luna può venire valutato un quarantesimo del costo e della complessità dell'ascensore orbitale. Si tratta dunque di convincere un governo o due a finanziare l'impresa. Però questa sì che è una visione per il futuro degna di questo nome, altro che l'iPhone. E poi, considerate l'alternativa: niente più portatili.