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Uncia uncia trallallà

 

Cominciamo con qualche data. Il nove giugno 2008 alle 10:09, ora locale della California, Steve Jobs annunciava al mondo il progetto Snow leopard, Mac OS X 10.6 e spiega che sarà pronto in "circa un anno". Una occhiata al calendario mi dice che l'anno è circa passato. L'otto giugno 2009, probabilmente senza Jobs sul palcoscenico (ma speriamo sinceramente il contrario), ci si aspetta che Apple presenti un nuovo modello di iPhone. Ah, e anche la data del rilascio di 10.6. Non il software stesso, ma la data di disponibilità, presumibilmente una data estiva.


Il primo amore

Sono abbastanza vecchio da ricordare il 1986 quando Apple volutamente decise di lasciar morire l'Apple II, il primo vero personal computer della storia (e anche il mio primo amore informatico, per inciso) perché troppo innamorata del nuovo arrivato, il Macintosh. Era l'ultimo anno in cui Steve Jobs stava al timone, subito prima di venire defenestrato dal consiglio di amministrazione. Anche se la maggioranza del fatturato Apple veniva dai piccoli Apple II, la casa di Cupertino non volle dividere le sue attenzioni su due linee di calcolatori, sperò che tutti i clienti di Apple II diventassero gradualmente utilizzatori di Mac. Così l'ultimo Apple II, il modello IIgs, venne annunciato con un processore da 2,8 MHz anche se in commercio esisteva il medesimo modello sino a 8 MHz, la stessa velocità dei primi Mac. Infine, l'Apple II venne lasciato languire sinché uscì di produzione definitivamente nel 1993. Non credo che riuscirò mai a perdonare completamente alla Casa di Cupertino di aver lasciato morire così il mio primo grande amore informatico. Il dubbio è: finiranno per togliere la spina anche al secondo?


L'ultimo nato

Non credo ci voglia un fine analista per riconoscere che oggi Apple dedica i suoi migliori cervelli ad iPhone e prodotti limitrofi. Mi sono già scagliato, due mesi fa in questo spazio, contro la deprecabile inversione di tendenza sul piano hardware: una volta i Mac arrivavano per primi a sfoggiare le più nuove tecnologie, oggi troppo spesso arrivano ultimi -- com'è accaduto con il Blu-Ray.
Quanto al software, basta segnare su un calendario le date di uscita delle versioni di Mac OS X. Da 10.0 a 10.1 passarono sei mesi, per le versioni successive ne aspettammo 11, 14 e 18. Ma l'attesa di 10.5 ne durò 30 e Snow Leopard 10.6 presumibilmente ne richiederà 23, anche se tra tutte le revisioni del nostro sistema operativo è quella che meno si distacca dal predecessore. Le sue grandi novità -- uso più efficace della memoria e del processore, molto migliorata velocità del browser -- sono destinate a venire usate su iPhone, a dare massimo impatto su iPhone e paiono destinate ad apparire prima sul cellulare e poi su Mac.


Non perdetelo di Vista

Non credo, neppure nei momenti di massimo magone, che Apple voglia davvero abbandonare il suo calcolatore. Sarebbe autolesionista. Temo che il ragionamento sia più opportunistico, e pertanto irresistibile: anche un sistema operativo sostanzialmente fermo per quattro anni e mezzo come OS X è più che sufficiente a far bella figura contro quell'illimitato disastro che è Windows Vista, il Titanic dei sistemi operativi. Tanto vale approfittarne per fare cassa nel comparto calcolatori, mettere le migliori teste pensanti altrove e sbaragliare il ricco mercato dei cellulari.
Anche in questo caso, però, Apple dimostra di non saper imparare dalla propria storia. Ai tempi del sistema operativo versione 7, la casa di Cupertino godeva di un tale vantaggio nei confronti di casa Microsoft da permettersi di lasciare sostanzialmente immutata la propria offerta per anni. Mac OS 7 uscì nel 1991 e fu seguito da Mac OS 8 solo nel 1997. I primi anni Novanta furono di vacche grasse, ma nel 1995 Microsoft imparò dai propri errori e con Windows '95 fece sudare sangue ad Apple. Io non userò l'imminente Windows 7, il successore di Vista, ma gli auguro ogni bene. Ad Apple serve concorrenza, ottima e spietata.
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Luca Accomazzi (www.accomazzi.net) ha ancora da qualche parte la sua copia di Mac OS 0.1