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Sesso & carnazza

 

È evidente che noi europei abbiamo un rapporto più franco e spigliato nei confronti del sesso di quanto accada agli statunitensi. Ci importa poco se un'alta carica dello Stato viene pescata avendo invitato escort a grappoli per una seratina di relax -- le avranno pagate gli amici a sua insaputa, come ormai succede con ogni genere di merce.
Facciamo anche spallucce se un ministro viene pescato da un cronista mentre confabula con un trans ai bordi della strada -- avrà perso il senso dell'orientamento a due chilometri da casa e stava chiedendo istruzioni, certamente.
Nei puritani Stati Uniti d'America no, certe cose non si fanno, e se si fanno (dopotutto si riprodurranno pure, in qualche modo, laggiù) non si dicono e se si dicono non si rappresentano visivamente. E così Apple mette la mordacchia all'iPhone e impedisce che sul suo schermo appaia l'ombra di un capezzolo, il profilo di una natica. Il ciel non voglia che il termine "sensibile al tocco" venga travisato.


Ci sono porci e porci

È principalmente una questione di sesso, ma non è solo una questione di sesso. Apple ha censurato un'app a proposito del mascellone, l'originale Duce v 1.0, Benito Mussolini. Posso anche essere d'accordo, ma a questo punto dove ci fermiamo? I succedanei edulcorati, ma pur sempre senza capelli, che hanno governato l'Italia dopo l'uomo di Predappio, li lasciamo filtrare? Chi lasciamo passare tra iStalin, iTogliatti, iBerlinguer e iMadre Teresa, chi lo decide e con quale autorità? Se io acquisto un prodotto Apple vuol dire che sono convinto della bontà delle sue tecnologie, non necessariamente che rimetto la mia coscienza critica nelle mani di una multinazionale americana


Steve il censore

La parte sgradevole della questione sta nel fatto che Apple non è una casa editrice -- la quale può decidere liberamente cosa pubblicare e cosa lasciare inedito sulla base di politiche editoriali, convenienza, competenza. Il ruolo della nostra multinazionale preferita è più simile a quello dell'edicolante, che mette in mostra i contenuti realizzati da altri decidendo a quali dare prominenza, incassa, trattiene parte dei quattrini in cambio del lavoro svolto e gira la parte del leone alla casa editrice. Ed è un ruolo esacerbato dal fatto che la casa di Cupertino ha ritagliato per sé un ruolo esclusivo in questo senso: nessun altro edicolante esiste o può esistere. Se una casa editrice prova a produrre una pubblicazione sgradita all'edicolante perché una mammella tremula a pagina 42, le è del tutto impedita la pubblicazione.
Se Steve Jobs & c si limitassero a vietare contenuti estremi, capiremmo. Faremmo spallucce se leggessimo lettere di esclusione dall'Apple iTunes Store che recitano "Gentile casa editrice Sesso & Carnazza, siamo spiacenti di informarvi del fatto che abbiamo deciso di non pubblicare il terzo numero del vostro iBook «Porcelli spalmati di nutella e bendati che fanno tricchete tracchete» poiché non rispetta le regole dell'iTunes Store".
Ci sono però stati casi in cui una semplice signorina in bikini è stata reputata sufficiente per escludere un'app dalla distribuzione, anche se il produttore aveva chiesto di pubblicare la sua realizzazione con il marchio d'infamia "adatta solo a un pubblico adulto".


Hic sunt leones

Steve, dai retta a un cretino. Inventati la categoria "zozzeria" per le app. Fai in modo che quando uno sviluppatore invia una contribuzione allo iTunes Store di questa categoria essa passi automaticamente, senza controlli di alcun tipo. Rendila però disabilitata di default quando qualcuno si acquista un iDispositivo, in modo che i contenuti zozzi non si trovino e dunque non si scarichino neppure se cercati per nome e per cognome, Però, se il tuo cliente va a manina ad abilitare le zozzerie, allora fagliele trovare, e scaricare, e pagare. Puoi anche guadagnarci qualcosetta, ma soprattutto dormirai tranquillo la notte e non ti arrogherai il mantello di custode del mondo. L'aveva già scoperto Platone che non è un ruolo sicuro, e pensate che l'iPhone non era neppure uscito.