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Al mare, telefono salato

 

Estate, tempo di ferie. La valigia, per alcuni, è già pronta. Se si va all'estero, come qualsiasi viaggiatore da generazioni, si stipano guida turistica con vocabolarietto, vestiti, contanti… Poi arriva un dilemma tutto moderno: mi porto dietro il cellulare o lo lascio a casa? Cosa mi costerà fare due telefonate per avvisare casa e dire che sto bene e ho fatto un buon viaggio?
I costi di un minuto in voce all'ombra del Cremlino o delle piramidi (nel gergo della telefonia, si parla di chiamata in roaming) sono spesso un segreto ben custodito nei meandri dei contratti e dei siti web delle nostre compagnie telefoniche; quel che è peggio, svelare quel segreto significa sempre sbiancare in volto. Anche una chiamata affettuosa effettuata quando ci troviamo manciata di chilometri a nord di Como può trasformarsi in un piccolo salasso davvero incomprensibile.
Cominceremo allora questo breve articolo facendo chiarezza sugli aspetti tecnici della questione. Ogni uso del telefono cellulare si divide in due parti: il segnale e i dati. La seconda componente è la più imediatamente comprensibile: i dati sono la nostra voce, o la fotografia scattata con la fotocamera di bordo, o le parole di un messaggio che spediamo, o i bit di una connessione con Internet. Anche se siamo in Australia, queste informazioni seguono la traiettoria più breve possibile: dal nostro telefono alla cella più vicina e da lì, via cavo, a un centro servizi. Quindi, se siamo a Sidney e chiamiamo un telefono fisso a pochi metri da noi, i dati viaggiano solo brevemente. Il segnale è tutt'altra questione: quando chiamiamo potremmo aver infilato nel cellulare una scheda SIM ricaricabile con un credito di soli dieci euro e quindi la compagnia australiana che ci offre il servizio deve, in fretta e senza errori, contattare l'azienda italiana presso la quale abbiamo stipulato il contratto e versato l'anticipo, convertire in valuta locale il nostro credito, computare quanto dobbiamo pagare e lasciarci parlare per il tempo che ci spetta e non di più. Questo è un problema tecnico non da poco ed è giusto ed onesto che il servizio venga fatto pagare una cifra significativa.
A rifletterci però si capisce bene che per le compagnie telefoniche si è trattato di un investimento iniziale, magari anche ingente ma una quantità finita e ben determinata, più il costo di mantenere aggiornato e funzionante qualche calcolatore che esegue l'elaborazione in fretta e bene, una volta per ogni chiamata. Dunque sembra particolarmente ingiusto che ci venga addebitata una cifra stratosferica per ogni minuto di conversazione anche dopo il primo. Il motivo di questo comportamento non è tecnico ma squisitamente economico Le nostre compagnie telefoniche si fanno giustamente concorrenza in patria per convincerci a stipulare il contratto con loro (e i prezzi per noi si abbassano) ma se un giapponese o un sudafricano arrivano in Italia col proprio cellulare, le aziende del settore lo vedono come una mucca da quattrini. Il termine inglorioso, ma molto popolare tra gli economisti, indica un mercato che è possibile sfruttare per intascare utili molto alti. Da capogiro: si calcola che i principali operatori nostrani incassino, collettivamente, oltre un miliardo ogni anno in questo modo. Ovviamente, quando è un'italiano a visitare il Giappone o il Sudafrica, gli verrà resa la pariglia.
Si potrebbe pensare che, poichè il giapponese può pur scegliere quale compagnia italiana sfruttare per inoltrare la sua telefonata verso Tokyo, egli abbia un margine di trattativa per far scendere i prezzi. Purtroppo per noi consumatori, questo margine si dimostra inutilizzabile in pratica. Spesso per un buon motivo tecnico: non tutti i telefoni utilizzano le medesime tecnologie di base. Facciamo un esempio pratico. Se noi ci infiliamo in tasca il nostro apparecchio telefonico portatile e saltiamo su un aereo per gli USA, che pure non sono certo l'ultimo Paese al mondo quanto a tecnologia e telecomunicazioni, all'atterraggio scopriremo che esiste un'unica compagnia telefonica (chiamata AT&T) che ci consente l'allacciamento in tecnologia UMTS/GSM, quella usata universalmente qui in Europa. Tutte le altre aziende americane usano un tipo di connessione dati diverso chiamato CDMA, dunque AT&T non ha concorrenza nei nostri confronti e può chiedere qualunque cifra vagamente ragionevole per offrirci i suoi servizi. Anche quando la concorrenza esiste, come nel caso menzionato all'inizio del cittadino elvetico che faccia un giro in Italia (o viceversa, naturalmente) le compagnie telefoniche si affidano al fatto che quasi mai prima della partenza il consumatore si sia preoccupato di scoprire quali alternative esistano e come siano prezzate.
La soluzione potrebbe essere politica. Qualche primo timido passo in questo campo è stato effettivamente fatto, al mondo. L'Unione Europea, per esempio, ha limitato per legge a 43 centesimi di Euro al minuto i costi di un minuto di conversazione quando una chiamata cellulare viene inoltrata tra due stati membri, e il limite scenderà a 35 cent nel 2011. Si tratta comunque di un importo almeno triplo rispetto a quanto si potrebbe fare, volendo.
Per quanto riguarda la Svizzera, direttamente già nel 2007 l'allora Mister Prezzi, Rudolf Strahm, si mosse per allineare le tariffe nazionali a quelle europee, ottenendo qualche risultato: ma è ancora possibile per un cittadino elvetico pagare anche due franchi al minuto una chiamata da alcuni paesi europei verso casa, a dimostrare quanta strada vada ancora fatta in questa direzione e quanto sia giustificata la tentazione di non mettercelo, in valigia, quel benedetto telefono.


E io chiamo gratis

Se il vostro cellulare è un dispositivo moderno, oppure ha qualche annetto ma ai suoi tempi era un modello di punta, è possibile che possiate caricarci sopra dei programmi software che ne estendono le capacità ed è quasi certo che possiate usarlo per le connessioni Internet senza rete, le cosiddette Wi-Fi. In questo caso, c'è il modo di aggirare i salassi in bolletta telefonica.
In tutto il mondo ormai esistono locali pubblici dove è possibile collegarsi a Internet senza fili mentre si sorseggia un caffé, si pasteggia o si soggiorna. Negli USA; per esempio, gli onnipresenti bar della catena Starbucks offrono il servizio gratuitamente a tutti i clienti. Una volta localizzato un esercizio commerciale di questo tipo, possiamo usare la grande Rete per efettuare una telefonata cosiddetta VoIP (voice over IP, voce attraverso Internet). Forse il vostro cellulare può caricare una versione di Skype (è il caso degli iPhone Apple, quasi tutti i modelli Nokia e alcuni Sony Ericcson). In questo caso potete approfittare dell'offerta "120 minuti di chiamate gratis a qualsiasi numero fisso in Svizzera". Aderite prima della partenza navigando il sito http://bit.ly/cZSc8R oppure all'analoga offerta per l'Italia.
Se il vostro cellulare non è tra quelli supportati direttamente da Skype, provate con Fring dall'indirizzo www.fring.com/download.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.