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Dallo spazio, in casa

 

Negli anni Sessanta l'attenzione del pubblico per la conquista dello spazio era altissima, anche a causa della competizione tra statunitensi e sovietici, ma lo stesso non si può certo dire per il periodo susseguente e neppure per i giorni nostri. Chi ha avuto occasione di guardare l'eccellente film Apollo 13 con Tom Hanks ha appreso che già in occasione della terza missione Apollo verso la Luna l'attenzione di mass media era molto scesa. Solo l'incredibile ed amozionante incidente nello spazio servì a far tornare le telecamere del mondo verso l'avventura nello spazio e le azioni della NASA.
Non c'è da stupirsi allora se sono in pochissimi — addetti ai lavori e appassionati del settore — a sapere che l'esplorazione spaziale (condotta personalmente dagli uomini o eseguita dalle macchine) ha influenzato e continua a influenzare la nostra vita di tutti i giorni. Cominciamo pure dagli anni Sessanta. Non stupirà nessuno la notizia che idee e tecnologie sviluppate per i progetti Gemini e Apollo, che portarono l'uomo sulla Luna, abbiano avuto ricadute sull'industria aeronautica. È più curioso e interessante scoprire che sono state davvero molte le ricadute sulle nostre case e gli oggetti che usiamo tutti i giorni. Secondo Scott Hubbard, un ricercatore dell'università di Stanford, per ogni dollaro investito nel programma spaziale se ne sono fatturati poi circa sette e mezzo in ricadute, cioè in prodotti per le masse.
Il contributo maggiore, e più importante, è stato senza dubbio quello al settore elettronico. Alla fine degli anni Sessanta e nei primi Settanta, quando gli astronauti visisitarono la Luna, il transistor era un prodotto recente visto che l processo di produzione MOS basato su semiconduttori era stato concepito nel 1960. Per questo motivo, non se ne trovavano quasi sui razzi: i progettisti temevano conseguenze impreviste e spiacevoli nell'ambiente ostile e poco conosciuto dello spazio esterno. Ma gli ingegneri della NASA approfittarono massicciamente della nuova tecnologia per le apparecchiature di terra. Jack Kilby, premio Nobel per la fisica grazie alle sue scoperte che hanno potrato all'invenzione del microchip, ha spiegato che il suo lavoro venne finanziato proprio dalla NASA, e i primi esemplati consegnati ad essa.
Secondo Frank O'Brien, uno studioso del programma spaziale, il progetto Apollo al suo picco assorbi il 75% della produzione mondiale di transisrot, contribuendo enormemente agli investimenti e agli studi sulla tecnologia che ha poi rivoluzionato il mondo, pavimentando la strada alla rivoluzione informatica.
Gli ingegneri della NASA furono i primi a concepire anche il sistema di raffreddamento a liquido, originariamente inventato per le tute spaziali e che oggi mantiene in funzionamento i motori delle nostre auto (chi ha i capelli bianchi ricorderà certamente che le auto del tempo erano invece raffreddate ad aria). Gli astronauti dovevano nutrirsi di cibo liofilizzato e compresso il più possibile, per motivi di spazio a bordo, e le ricerche nel campo hanno condotto alle razioni da campo oggi adottate dagli eserciti di tutto il mondo, ma anche da campeggiatori e alpinisti.
Il contributo dell'esplorazione dello spazio alla vita di tutti i giorni non si è fermato quando la riduzione degli investimenti in ricerca pura è precipitata negli ultimi decenni, costringendo gli scienziati a mandare nello spazio solamente sonde e robot non accompagnati da esseri umani.
Per combattere il freddo assoluto delo spazio profondo, che raggiunge i -273 gradi, i ricercatori dell'industria aerospaziale hanno lavorato per scoprire materiali fortemente isolanti. L'agenzia spaziale europea ESA ha ottenuto speciali plastiche rinforzate in fibra di carbonio che oggi vengono usate anche in ambienti artici, potendo resistere a folate sino ai 220 km/h e all'accumulo di un metro di neve e ghiaccio. In futuro, abbattendone i costi, si pensa che possano venire usate per rendere più isolate anche le abitazioni civili.
Tecnologie originariamente sviluppate per migliorare le capacità di telescopi spaziali e apparati fotografici delle sonde spaziali hanno trovato applicazione nella moderna medicina. Kenneth Arndt, un medico israeliano, ha collaborato con i Jet Propulsion Laboratories americani e realizzato uno strumento ottico che individua le occorrenze del melanoma (il cancro della pelle) con un esame non invasivo di pochi minuti.
Il contributo più recente del programma spaziale va, insospettabilmente, a tutto vantaggio… delle casalinghe! Tutti ricordiamo le simpatiche sonde robot, Spirit e Opportunity, che hanno esplorato in lungo e in largo il pianeta Marte negli ultimi anni. La lunga durata della missione ha fatto sì che l'alimentazione elettrica delle due rover non potesse venire affidata esclusivamente a una batteria di bordo, pre-caricata al momento del tecollo dalla Terra. I piccoli robot dunque erano dotati di pannelli solari: tuttavia, la frequenza con la quale la superficie marziana è attraversata da tempeste di sabbia faceva temere che i pannelli finissero per venire coperti dalla polvere, che avrebbe oscurato il sole e lasciato Spirit e Opportunity "a secco". È sufficiente sparpagliare quattro grammi di polvere su un pannello solare di un metro quadrato per ridurne l'efficacia del quaranta per cento. Si è dunque studiato un sistema che usa una porzione della corrente elettrica generata dal pannello per elettrizzare la polvere e allontanarla. Il sistema, a cui è parzialmente dovuta straordinaria diurata della missione marziana, è stato poi adottato sulla Terra per i pannelli solari. Ora si sta pensando di trasformarlo in una forma applicabile anche ai vetri di casa . Il costo, secondo il dottor Malay Mazumder, dell'associazione chimici americani, potrebbe aggirarsi attorno ai sei, sette euro per ogni finestra. Che verrebbero recuperati risparmiando sul pulitore per cristalli e, soprattutto, sull'olio di gomito.