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Apple nel 2012

La domanda che mi è stata rivolta più spesso dopo la tragica scomparsa di Steve Jobs è, senza alcun dubbio, "che fine farà ora Apple, priva della visione del suo geniale fondatore?"

Tipicamente il questionante mi dà appena il tempo di abbozzare una risposta prima di ritenersi in dovere di impartirmi la sua propria saggezza e visione dei fatti. Ho dunque scoperto che sembrano esserci due poli di pensiero in proposito. Quella dei fan della mela morsicata: Steve prima di scomparire ha tracciato un percorso di sviluppo e crescita che guiderà la casa di Cupertino per almeno quattro anni. Quella degli scettici: ormai priva della bussola, Apple è destinata a divenire un produttore come tanti che immetterà sul mercato prodotti privi di lustro e attrattiva: di conseguenza scemerà la sua importanza e pian piano si sgonfierà il valore in borsa del titolo. In mezzo, esistono tanti gradienti di posizione.

Ciascuna di queste varianti mi pare non prenda in considerazione una possibilità che io non trascurerei, e cioè che Steve Jobs fosse certamente importante in Apple, ma non fondamentale. O, se preferite, che sia già riuscito negli anni passati a impregnare con la sua filosofia la cultura aziendale e che la sua presenza fisica contasse, di conseguenza, assai poco e dunque la sua assenza non cambi granché le cose. L'ipotesi che il visionario abbia lasciato dietro di sé una mappa di prodotti perfettamente concepiti e "solo" da sviluppare da parte degli ingegneri mi lascia poi particolarmente freddo. Jobs era un genio, ma non un supereroe o un messia, non sapeva prevedere il futuro, non poteva certo immaginare quali tecnologie sarebbero entrate sul mercato di qui a qualche anno, e tanto meno a quali prezzi: il che è fondamentale per decidere in quali prodotti quelle tecnologie si possono adottare. E tenete presente che da decenni ormai in Apple non si fa più ricerca di base, dunque Jobs non poteva neppure contare sulla certezza o la speranza che qualche prototipo visto in un laboratorio di Cupertino trovasse maturazione nel medio periodo. Inoltre l'uomo era un manager fenomenale, quasi certamente il migliore della sua generazione, ma non sapeva programmare (a differenza di Bill Gates, che iniziò la sua carriere scrivendo codice) e non era un mago dell'elettronica (a differenza del suo primo socio, Steve Wozniak, che progettò – tutto da solo – i primi Apple I e Apple II).  Immaginare che Jobs potesse concepire prodotti in quel modo, attribuirgli quel ruolo, significa, anzi, svilirne la figura e le doti. Come massimo responsabile dei prodotti, il ruolo di Jobs era innanzitutto quello di prendere le idee dei suoi collaboratori, scartarne gran parte — quelle troppo costose o troppo difficili, quelle lontane dalle necessita e dalle voglie dei consumatori, quelle immature e incomplete. Apple non ha mai provato a lanciare sul mercato migliaia di prodotti ogni anni, come ha sempre fatto Sony: si è sempre concentrata su pochissimi oggetti di grande perfezione sin dal momento del lancio, e qui stava metà del contributo di Jobs. L'altra meta stava nell'azzeccare ciò che la gente vuole davvero e che è ben differente da ciò che la gente chiede a gran voce. Di solito ci arrivava per sottrazione, rimuovendo cioè funzioni e tecnologie men che perfette e lanciando sul mercato apparecchi che di primo acchito sembrano addirittura incompleti — pensate al primo iMac senza lettore di floppy e all'ultimo MacBook Air senza masterizzatore, al primo IPhone senza tastiera fisica e (quasi) senza Bluetooth e senza batteria rimovibile e senza mille altre cose.

Non dobbiamo neppur dimenticare che, come CEO, Steve Jobs era un abilissimo manipolatore di persone, che ha costruito un team favoloso attorno a sé e che ha motivato al massimo. Questo team sembra rimasto largamente inalterato dopo la scomparsa del suo leader.  La sua formula — permettetemi di parafrasarla per maggior chiarezza — era  "alcuni manager di serie A amano circondarsi di collaboratori di serie B, in modo da restare in controllo totale della situazione. Il problema con questa filosofia non sta nei manager di serie B che sono del tutto adeguati. il problema è che i manager di serie B per estensione assumeranno collaboratori di serie C e così via sinché alla fine la maggior parte della forma lavoro in azienda è composta da pagliacci. Io invece preferisco circondarmi di collaboratori di serie A".

In definitiva, io non so davvero dirvi con certezza che fine farà Apple nei prossimi quattro i cinque anni. Se lo sapessi, perdonate la franchezza, non starei qui a scrivere articoli per voi ma punterei in Borsa in un modo o nell'altro tutti i quattrini che possiedo e diventerei ricco di conseguenza. Ma tutti gli indizi che ho mi portano a dire che le cose non cambieranno poi molto. La mancanza di Jobs potrebbe farsi sentire la prossima volta che qualcuno busserà alla porta dell'amministratore delegato di Apple con un'idea radicalmente nuova, come accadde con il primo iPod quando Apple faceva solo calcolatori. In quella occasione Jobs vide lontano (anche se non lontanissimo: per lui allora iPod era solo un mezzo per vendere più Macintosh e non certo un prodotto a se stante). Non scommetterei sul fatto che Tim Cook saprà azzeccare una scommessa del genere con tanta naturalezza e sicumera. Quindi direi che probabilmente il prossimo prodotto di elettronica di consumo davvero rivoluzionario non arriverà dapprima con una mela morsicata stampigliata sul retro. Ma certamente Apple è qui per restare, e per decenni ancora.