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Riassunto delle puntate precedenti

Ben ritrovati! Ero in pensiero, sapete? Quasi due anni senza sentirvi, vergogna, avreste potuto mandare almeno una cartolina. Questo è il mio centonovantacinquesimo articolo d'opinione per Macworld Italia -- la quale cosa prestigiosamente mi qualifica per lettori e redazione come "eminenza grigia", "memoria storica" o anche "relitto umano".

Sono trascorsi venti mesi da quando ho avuto occasione di versare inchiostro su Apple (anche se nel frattempo ho dato alle stampe un libro su Mac OS X e uno su iOS, per l'editore Apogeo. Comprate sette o otto copie a testa, mi raccomando). Mi sembra dunque il caso di estrarre bussola e compasso e fare il punto della situazione.

Dove siamo arrivati

Seguendo la stella cometa di Steve Jobs -- che si è tragicamente affievolita e infine spenta ma non prima di aver tracciato una direzione assai chiara -- Apple ha di nuovo rivoluzionato l'informatica moderna inventando il post-PC. Con spietata lucidità la casa di Cupertino ha tolto i suoi uomini migliori dai laboratori dove si progettano i Mac e il loro sistema operativo, ottenendo come risultato quello di vendere molti più Mac che in passato. Come un bue poderoso che si lascia trascinare al macello da un ragazzino di trenta chili che lo tiene per l'anello al naso, l'enorme e maturo mercato dei personal computer va al traino del ben più piccolo mercato dei tablet e telefoni intelligenti.

Chi, come me, ricorda i personal computer dei primi anni ottanta sa bene che erano inutilizzabili a meno di dedicare loro tutto il proprio tempo e la propria attenzione. Steve Jobs col Macintosh lanciò il primo calcolatore che può venire usato da chiunque abbia una intelligenza l'ameno media, capacità di apprendere e pazienza di far manutenzione. Oggi iPad ha dimostrato che i giochi, l'uso di Internet, la produzione amatoriale di contenuti (testi, foto, video, presentazioni, impaginati) -- insomma, il 99% di quel che la gente faceva con i PC nel decennio scorso -- è del tutto alla portata anche di chi non vuole o non può interessarsi all'oggetto-calcolatore. Gli anziani, che costituzionalmente faticano ad apprendere novità complesse, sentitamente ringraziano: ma sono solo la punta dell'iceberg. I personal computer non sono morti e non moriranno: ma quasi. Avere un personal è come tenersi in casa un cavallo: possibile, persino piacevole, ma la maggior parte delle persone neri prossimi anni preferirà acquistare un mix di scooter e auto, tagliaerba e gruppi elettrogeni, insomma apparecchi specifici che si usano per fare le cose che cent'anni fa richiedevano un cavallo. Ma di come andranno le cose per Apple nei prossimi cent'anni vorrò parlare nel prossimo numero.

Perdersi per strada

Quando cominciai a scrivere per Macworld una forte quota di lettori era composta da professionisti della grafica -- fotografi, impaginatori, disegnatori, tipografi. Apple produceva allora Mac che svettavano per potenza, semplicità d'uso, flessibilità -- e costavano una fucilata.

Oggi si mormora addirittura che Tim Cook e i suoi stiano valutando la possibilità di cessare la produzione del Mac Pro. Ancor più clamoroso: Windows 8, la prossima iterazione del sistema operativo più diffuso del pianeta. introduce una nuova interfaccia utente chiamata Metro e pensata per funzionare al meglio sugli schermo piccoli di tablet e telefoni, spinta dal medesimo processore che sta nel cuore di iPad, sacrificando la compatibilità con i programmi scritti sino ad oggi. Inaudito. Microsoft per quarant'anni ha sempre preferito rilasciare porcate inaudite (come Windows ME e Vista) piuttosto che compromettere il software esistente. Il che è naturale e comprensibile, visto che si tratta di una azienda che guadagna producendo e vendendo software e non, come fa Apple, smerciando elettronica.