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Stefano e il panettone dai cento tasti - capitolo 1

Il mago che non si chiamava Stefano

C'era una volta, tanto tanto tempo fa in un posto lontano lontano, un bambino mago che si chiamava proprio come te. Sì, come te che stai leggendo questo libro. Questo bambino era un mago, perché anche il suo papà era un mago e la sua mamma era una fata.

Gli amici di questo bambino però lo chiamavano Stefano. Magari tu che stai leggendo sei una bambina, e ti sembra strano che una bambina possa venire chiamata Stefano. Invece non c'è niente di strano: sai, quando c'è di mezzo la magia possono succedere cose davvero curiose, come vedrai se continuerai a leggere la nostra storia. Magari ti stai chiedendo perché il piccolo mago usava un nome finto quando ne aveva uno vero e bello come il tuo. C'è una spiegazione. Devi sapere che chi conosce il nome vero di un mago può costringerlo a fare tutto quello che vuole. Questo è molto, molto pericoloso. Pensa: un criminale che controlla un mago potrebbe, per esempio, usare la sua magia per costringere la televisione a dire un sacco di frottole e confondere le idee alla gente. O, anche peggio! Potrebbe persino rubarti la merenda dallo zainetto quando vai a scuola.

Tu forse credi che sia bellissimo essere un mago, ma se ci pensi bene capirai che è una vita difficile. A parte il problema del nome, che va tenuto sempre segreto, un mago rischia di fare grossi errori che poi sono molto complicati da rimediare. Per esempio, il piccolo mago che tutti chiamavano Stefano una volta aveva usato la sua bacchetta magica per trasformare una panchina del parco in un enorme cioccolata. All'inizio sembrava una grande idea, e tutti i suoi amici erano molto contenti; poi però a due bambini era venuto un gran mal di pancia perché avevano mangiato troppa cioccolata. Inoltre, un vecchietto che si sedeva sempre su quella panchina si era fatto un po' male, poverino. Il vecchietto aveva distrattamente provato a mettersi al suo solito posto e la panchina di cioccolata si era rotta sotto di lui, un po' perché il cioccolato è più morbido del ferro e del legno, un po' perché i dentini dei bambini ne avevano rosicchiato grossi pezzi. Così il vecchietto era finito con il sedere per terra. Infine, la cioccolata rimasta si era sciolta tutta mentre il sole di mezzogiorno picchiava sul parco: così era rimasta soltanto una pozzanghera sporca di cioccolato e di terra, molto appiccicaticcia per chi ci passava vicino. Il papà del piccolo mago che si chiamava come te (ma che tutti chiamavano Stefano) lo aveva molto sgridato, perché se tutti i maghi trasformassero le panchine in cioccolati allora nei parchi non ci sarebbe più posto per sedersi.

Un'altra volta Stefano aveva trasformato un albero di cipresso in un giocatore di pallacanestro, perché una sua compagna di classe voleva incontrare una persona davvero alta. Però il giocatore di pallacanestro era subito diventato molto triste perché da solo non poteva fare nessuna partita. Il papà di Stefano aveva allora accompagnato in macchina quel giocatore fino a Varese, dove c'è una squadra di pallacanestro molto famosa e importante. È un bel viaggio, con quel che costa la benzina poi...

Un'altra volta ancora Stefano aveva trasformato l'automobile della sua maestra in una bellissima carrozza dorata con dodici cavalli bianchi davanti, perché la maestra era una donna molto brava e simpatica, e Stefano voleva farle una bella sorpresa. Purtroppo la maestra guidava bene l'automobile, ma non sapeva proprio dare ordini ai cavalli e così non era riuscita a tornare a casa dopo la fine delle lezioni. La maestra aveva anche provato a passare dal benzinaio per dare da mangiare ai cavalli, che avevano fame, ma il benzinaio vendeva soltanto carburante... Per fortuna la mamma di Stefano, che passava di lì per caso, aveva rimesso le cose al loro posto, con una formula magica molto complicata che aveva anche fatto dimenticare tutto alla maestra e al benzinaio. Era rimasto scontento soltanto lo spazzino del paese, perché aveva dovuto togliere dalle strade un sacco di cacche di cavallo molto puzzolenti. Lo spazzino era rimasto convinto che, quel giorno, qualcuno gli avesse fatto uno scherzo molto antipatico, andando a prendere la cacca di cavallo in qualche stalla fuori paese per farlo lavorare di più.

Il piccolo mago andava a scuola, come tutti i bambini, però era l'unico mago della sua classe. Nell'astuccio, di fianco alla matita e alla penna nera, la mamma gli aveva infilato la sua piccola bacchetta magica. Mamma si era tanto raccomandata di non usare la bacchetta per fare i compiti e gli esercizi, perché se un mago usa la magia a scuola poi non impara nulla, e un mago ignorante è ancora più pericoloso di un medico ignorante.