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Stefano e il panettone dai cento tasti - capitolo 4

Dentro al panettone

Il colpo di magia aveva trasportato i bambini dentro al calcolatore. Ma non dentro alla carrozzeria, in mezzo ai circuiti, no: camminavano proprio sopra le schermate e in mezzo ai dati. Era un mondo magico, tutto luminoso e un po' strano. Tutti e cinque cominciarono ad esplorare quello strano posto, prima timidamente e poi in modo più coraggioso. Alice sgridò il figlio del lattaio, dicendo "Cosa fai? Esci dal cestino, ti sporchi tutto!". Marco guardava dal basso in alto l'icona (che sarebbe il disegno) di una cartellina e cercava di non sembrare troppo impressionato: "A me sembra primitivo", disse. "Partendo non ha neppure fatto «turuluz!». Il mio sistema Millefinestre Exagerato Porcapuzzola fa sempre «turuluz!» all'avvio, e grazie alla scheda sonora opzionale da seimila canali polifonici lo fa così forte che a volte si incrina il vetro della finestra. Il mio papà tiene un mucchio di cristalli nuovi di riserva in un angolo di casa".

Il figlio del lattaio aveva una espressione molto preoccupata. "E adesso cosa facciamo", chiese, "per uscire di qui?"

La figlia del fruttivendolo gli rispose: "Vuoi già uscire? Siamo appena arrivati. Prima giochiamo un po'," e si mise a spingere in giro per lo schermo tutte le icone, che sembravano molto più grandi di lei ma non pesavano niente. Il figlio del lattaio provò a uscire dallo schermo, ma si accorse che quando arrivava al bordo non riusciva a oltrepassarlo. Arrivato a un angolo si fermò e disse: "Guardate, qui c'è una freccia. Ahi!" L'aveva toccata con un dito e si era pizzicato, perché la punta della freccia era molto aguzza.

Alice si diresse verso l'icona di un programma che sembrava una nota musicale. Il bimbo ci saltò sopra a piedi uniti: "È divertentissimo, è molto morbida, provate anche voi!" Marco non se lo fece dire due volte e si lanciò di corsa sopra l'icona, rimbalzando: "Ehi, guardate, adesso saltella anche lei, sembra che ci sia una molla dentro!"

Mentre i bambini giocavano, il piccolo mago li guardava, con un'aria attenta e interessata e con il mento poggiato sopra a una mano. Poi pensò al suo amico che si chiamava veramente Stefano e gli venne una grande idea.

Tutte queste cose, come dicevamo, succedevano tanto tanto tempo fa in un posto lontano lontano. Ne sono successe anche molte altre che adesso però non ho proprio il tempo di raccontarti, anche se alcune di esse erano persino più interessanti e divertenti di queste, ma oggi non te le posso raccontare perché oggi non è il tuo compleanno.

Ti dirò una cosa però. Da quando sono successe tutte queste cose sono passati moltissimi anni, un numero grandissimo, incredibile, impossibile da immaginare, forse persino cinquanta. Il bambino Stefano ha davvero inventato delle cose vere insieme con il mago che non si chiama Stefano ma che tutti chiamavano così. Il panettone con cento tasti è stato un successo incredibile, e persino il telefono che canta una canzone è andato piuttosto bene. Io non so se Stefano e non-Stefano stiano ancora pensando ad altre cose da inventare, perché quando la gente cresce non sempre mantiene la capacità di giocare e immaginare cose magiche. A volte anche i maghi si distraggono e si interessano a cose meno divertenti, per esempio sposarsi, o pagare le tasse, o farsi venire delle malattie.

Io spero proprio che si siano ancora insieme e insieme inventino anche il televisore che non racconta mai frottole e fa vedere sempre e soltanto cose interessanti, lo zainetto per libri di scuola che non pesa niente e anzi è pieno di gas elio come i palloncini per andare a scuola volando, la penna che fa i compiti da sola e la bomba a mano che non esplode mai. Assolutamente mai.