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Apple ed AAPL, parte seconda

Chi segue fedelmente questa rivista forse ricorderà un articolo, apparso a inizio 2013, intitolato "Apple ed AAPL", in cui concludevo con una serie di predizioni sull'andamento commerciale dei prodotti di Cupertino e chiosavo: si metta a verbale: chi scrive a fine gennaio 2013 ha messo sul titolo Apple una modesta puntata -- circa il due per cento dei risparmi. Il lettore si renderà dunque conto che io non sono un giornalista professionista: credo in quel che scrivo al punto da mettere i miei quattrini nelle cose di cui scrivo bene. Se alla fine del 2013 il titolo AAPL sarà al di sotto dei livelli attuali, scrivetemi e datemi del cretino.

Ed ecco un aggiornamento. Ho venduto a fine ottobre 2013 le mie azioni Apple, alla vigilia dell'annuncio dell'iPad Air, racimolando un onesto guadagno del 15% netto sull'investimento. Non mi sono arricchito ma credo di aver dimostrato nei fatti il ragionamento di allora. Permettetemi dunque di continuare il discorso.

Vendo di sera

Innanzitutto vorrei spiegarvi perché ho venduto la mia manciata d'azioni poche ore prima che Tim Cook annunciasse Mavericks, Mac Pro, iPad Air e iPad mini 2. Seguendo i siti di economia statunitensi ho trovato un po' di cosiddetti analisti esperti che seguono Apple che vaneggiavano di possibile imminente rilascio di una TV a grande schermo, pilotata da iOS. Per via delle voci, il titolo Apple ha segnato un rialzo del 2% circa il giorno prima della conferenza stampa di Cooks. Ora, chiunque non abbia le fette di salame sugli occhi può ben vedere che, se Apple fosse pronta ad annunciare in 24 ore il lancio di televisioni da 65 pollici, da qualche parte in Cina qualcuno avrebbe visto interi stabilimenti produrre appezzamenti di schermi piatti grandi quando la Svizzera, mentre invece nessuno ha mai notato nulla del genere. Quindi la voce era del tutto insensata. Io ho venduto le mie azioni, Tim Cook ha presentato le sue validissime novità e prontamente il giorno dopo il titolo Apple ha perso qualche cosa. Non mi risulta che nessuno dei remuneratissimi analisti sia stato cacciato a pedate nell'ampio sedere, come sarebbe stato -- più che giusto -- doveroso. È tristemente normale: prima di un annuncio qualcuno vocifera dell'imminente lancio di un prodotto che costa meno di tre dollari, è duecento volte più veloce dei precedenti e cura anche il cancro. Curiosamente da Apple non arriva niente del genere e il giorno dopo il mercato punisce la casa di Steve Jobs per non aver tenuto testa alle voci. Così va il mondo.

GCF, chi era costui?

Proseguiamo però l'analisi perché il ragionamento a seguire può interessare anche a chi non ha mai puntato un centesimo in borsa e piuttosto che farlo preferirebbe farsi rimuovere le tonsille senza anestesia. Come ben sa chi ha acquistato la recente guida a Mavericks che un certo Lucio Bragagnolo ed io abbiamo pubblicato con Apogeo in ottobre, una delle maggiori novità "sotto al cofano" di OS X 10.9 è il Game Controller Framework.

Per interagire con un videogioco su iPad c'è un unico modo: toccare lo schermo. Su Mac le cose vanno un po' meglio, grazie alla presenza di una tastiera esterna fisica e di un mouse, ma anche sui calcolatori personali di casa Apple non si sono mai viste interfacce dedicate per giocare come i joypad (joystick). Apple ha messo una pezza di tutto rispetto, Game Controller Framework appunto, in Mavericks e iOS 7. Se un'app viene scritta con questo sistema in testa, essa scopre facilmente e automaticamente la presenza di eventuali controlli per videogiochi e può utilizzarli per i suoi scopi. Sono possibili controller di nuova generazione come quelli popolarizzati dalla prima Nintendo Wii, ovvero senza fili e che percepiscono spostamenti, rotazioni e accelerazione; e controller dotati a loro volta di un piccolo schermo di bordo. La Logitech sta per lanciare i primi apparecchietti compatibili, che saranno caratterizzati dalla sigla MFi (made for iPhone, ma compatibili con Mac).

Ricompro di mattina

Ordunque. Diciamo che nel 2014 appariranno hardware e software compatibile con GCF. A quel punto, e in tempo per le feste 2014, la casa di Cupertino potrebbe davvero lanciare una vera televisione compatibile con i giochi iOS che sarebbe formidabile in congiunzione con un game controller senza fili del tipo reso possibile dal Game Controller Framework, e sfiderebbe dall'alto di questo impagabile vantaggio le console di Sony, Microsoft e Nintendo sul loro campo elettivo, il grande schermo del salotto di casa. Offrendo più giochi e giochi molto più economici rispetto a quanto ci abbiano abituato le tre aziende succitate. Hm. Sapete che vi dico? Io quasi quasi le ricompro, quelle azioni là…