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Cattive notizie

Molti giornalisti scrivono di cose che non capiscono affatto. Per esempio, i Macintosh. Per quest'oggi anch'io voglio occuparmi di una materia che non conosco per niente: l'alta finanza. Pan per focaccia.

Scrivo questo articolo in aprile. Luca Accomazzi lo sviluppatore ha appena ricevuto un invito da parte di Apple a partecipare ai primi test di Rapsodia (il sistema operativo di nuova concezione, che sarà disponibile al pubblico generico a partire dall'inizio del prossimo anno). Una versione prototipale della "scatola blu", il sistema che Rapsodia utilizza per consentirci di continuare a usare i programmi concepiti per Mac OS, funziona già. Con un bell'anticipo. E Mac OS 8 sarà quasi pronto quando voi leggerete questo articolo.
Luca Accomazzi, il giornalista, è appena tornato da una conferenza stampa dove Apple Computer Italia gli ha presentato il Power Macintosh 6500. Una macchina da casa (da casa!) che viaggia a 300 Mhz di velocità. Contemporaneamente, Apple ha cominciato la distribuzione del PowerBook 3400, un portatile capace di 240 MHz. In questi giorni la onnipossente Intel, casa che ha inventato il microprocessore come oggi lo conosciamo, ricchissima azienda che produce e vende il novanta per cento dei processori, non riesce a realizzare un Pentium che superi i 200 MHz per i PC -- né un Pentium a basso consumo, per portatili, che vada oltre i 166.
Luca Accomazzi, il consulente, continua a fare il suo onesto mestiere. I suoi clienti continuano a usare Macintosh con gusto ed efficienza. Non mi è ancora capitato un solo cliente che sia passato da Mac a Windows e sia rimasto soddisfatto, a posteriori, della scelta effettuata. Apple Italia ha venduto più Macintosh nel 1996 che in qualsiasi anno precedente (sessantatremila, secondo le stime).


Volo d'avvoltoi

Prodotti eccellenti, una chiara strategia per il futuro, clienti soddisfatti. C'è allora da stupirsi quando si scopre che Apple, oltreoceano, è oggetto di una campagna di stampa negativa di proporzioni incredibili. Qualche eco si è sentita persino qui da noi, debitamente in ritardo. A Wall Street il titolo è crollato ai minimi storici.

Cos'è successo? Semplice. Sino a un annetto fa, i prodotti Apple non erano impeccabili come quelli odierni, e il management (la dirigenza, se preferite) ha commesso una serie di errori anche molto gravi. Di conseguenza il titolo è sceso. Una gran quantità di analisti, che non capisce Apple e non l'ha mai capita, e che si chiede perché mai non smettano di fare questi calcolatori "anomali" e passino ai PC, ha cominciato a scrivere, molto e male, di Apple. Mettendone addirittura in dubbio la sopravvivenza.

Fesserie? Fesserie. Però, quando il Wall Street Journal scrive qualcosa, l'America sta a sentire. E pazienza se l'articolista aveva predetto la fine di Apple già nel 1994 (quando uscirono i primi Power Macintosh!) Se poi Fortune ripete la stessa solfa, gli investitori rizzano le orecchie. E pazienza se l'articolista rimprovera, soprattutto, ad Apple di non avere acquistato a peso d'oro il Be OS per usarlo come base di Rapsodia -- ed è un dovizioso azionista della Be .

Fesserie? Fesserie. Però di fronte ad attacchi di questo calibro molti consumatori si spaventano. Così, i Performa in America vendono pochissimo durante la stagione solitamente più propizia (quella di natale). Di conseguenza, Apple perde soldi invece di guadagnarne. E gli articoli negativi riprendono con foga. Apple si vede costretta a tagliare posti di lavoro (principalmente nel marketing) per ritornare in attivo. E la grande stampa economica statunitense ne approfitta per una terza colossale campagna negativa -- licenziano, vedete? Sono in crisi, vedete?


Notti d'oriente

Scrivo questo articolo in aprile. Il titolo Apple si sta risollevando. Grazie all'annuncio degli eccellenti nuovi prodotti? In virtù della sua strategia futura chiaramente annunciata e in fase di realizzazione? Perché i suoi utenti continuano ad essere soddisfatti?
No. Il titolo Apple risale perché il principe Alwaleed Bin Talal Bin Abdulaziz Al Saud, nipote del re d'Arabia, ha rastrellato una quantità smodata di azioni. Sua altezza reale ha l'abitudine di investire in compagnie finanziariamente in crisi ma che abbiano tutte le carte in regola. Sino ad oggi non ne ha sbagliata una. I mercati finanziari lo prendono come un voto di confidenza e ricominciano a comprare le azioni della mela iridata.

Ieri (per me che scrivo, naturalmente) il titolo Apple è andato di nuovo un po' giù. Un giornalista del New York Times ha scritto che il principe Alwaleed ha un motivo per il suo massiccio acquisto: vuole aiutare qualcuno a rilevare Apple, e farebbe parte di una cordata. E pazienza se l'articolista in passato ha scritto che Apple stava per vendere QuickTime, che stava per mollare Mac OS a favore di Windows, che aveva intenzione di produrre solo modelli di fascia alta e costo altissimo.
Fesserie? Fesserie. La finanza internazionale è un tale spasso. Non posso pretendere di capirla. Ho una preparazione tecnica: sono un laureato in informatica, che lavora quotidianamente con i personal computer dal 1980, fa consulenza per il CNR, ha pubblicato quattro libri e quattrocento articoli di divulgazione, ed era docente di ruolo di informatica prima di stufarsi della scuola italiana.

Scrivo comunque questo articolo -- dichiaratamente occupandomi di questioni economiche, che non capisco bene -- perché temo che qualche anima pia, qualche giornalista finanziario della stampa italiana, cominci anche da noi a riprendere il tema di "Apple non ce la può fare", e faccia arrivare ai nostri lettori messaggi di sconforto assolutamente immotivati da qualsiasi punto di vista tecnico.
Dopodiché, che vi posso dire? Magari la Apple verrà comprata dalla Gatorade o dalla DC Comics -- quelli che disegnano Superman . Il titolo vale ormai talmente poco che potremmo quasi comprarcela voi ed io, facendo una colletta. Lasciate che gli analisti e i finanzieri facciano quello che vogliono; ma, per favore, che non rompano troppo le scatole e ci lascino lavorare. Con i nostri Macintosh.