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Il futuro

Il tempo passa sin troppo velocemente, come sa bene chi abbia più di vent'anni. Ma il futuro non arriva con sufficiente velocità.

Io sono un progressista. Alt! Non scappate: non intendo parlare di politica.
Io sono un progressista perché amo il progresso. Anzi: lo desidero disperatamente, lo anelo, lo voglio con ogni fibra del mio cuoricino. Anche nei periodi in cui il progresso sembra galoppare più furiosamente, a me sembra sin troppo lento. Per esempio, in questi anni la tecnologia sta creando nuove generazioni di microprocessori a un passo decisamente furioso: oggi abbiamo i Macintosh a 300 MHz, quando tre anni fa il modello più veloce ne toccava a malapena 40. Un aumento di sette volte e mezzo in tre anni, e pensate che nei primi dieci anni di vita il processore di Mac era diventato solo cinque volte più veloce.
E allora? Non mi basta. Non mi importa nulla di far girare Excel più veloce. Voglio vedere cose nuove, programmi innovativi, possibilità irrealizzabili sino a ieri, e per questo servono velocità elevatissime, e 300 MHz mi sembrano ancora pochi.


Il domani di ieri

Quand'ero un ragazzetto sognavo di andare sulla luna. Anzi, ci facevo conto. Diamine, l'uomo è atterrato laggiù nel 1969, quando ero un bimbo. Quanto tempo può passare prima che venga istituito un servizio passeggeri regolare? Vent'anni? Trenta?
Mai, neppure durante le botte di pessimismo più marcate, mi sarei aspettato che un viaggetto a pagamento sul nostro satellite non fosse disponibile nel Duemila. Il Duemila! Il futuro a portata di mano! Pensavo: avrò trentasei anni nel Duemila. Già vecchio, è vero, ma non troppo... (Non ridete e non aggrottate le ciglia: voi a quale età pensavate cominciasse la vecchiaia, quando eravate bambini?)

Il futuro sta arrivando a un passo da lumaca, per i miei gusti. Il personal computer si sta diffondendo nelle case più velocemente di quanto abbia fatto il telefono, e pressappoco con la stessa velocità (da boom) che hacaratterizzato la televisione. A me non basta. Il personal computer è lo strumento più straordinario che sia mai stato concepito dall'uomo. Un martello è uno strumento degnissimo, ma serve solo a piantar chiodi nel muro. Una penna serve a scrivere, e un orologio meccanico è uno strumento complicatissimo e geniale, ma serve soltanto per sapere che ore sono. Un computer serve per giocare e per sperimentare, per comunicare e per disegnare, per scrivere e per calcolare. Potete usarlo al posto di un orologio per tenere traccia del tempo che passa, al postodella penna per scrivere. (Potete anche usarlo per piantare chiodi nel muro, al posto del martello, ma francamente ve lo sconsiglio).


Facciamo accadere il futuro

Si dice spesso che la più grande risorsa di una nazione sono i suoi giovani, che bisogna investire nei bambini. La Costituzione (anche quella vecchia, degli anni quaranta) parla di diritto all'istruzione. Diritto! E come volete garantire il diritto all'istruzione, se non offrite a ogni bimbo d'Italia (e del mondo) l'accesso a un computer, e all'Internet? L'Internet esiste da vent'anni, non da venti giorni: quanto tempo serve per metterla a disposizione dei giovani? Internet è lo strumento per apprendere più fantastico che si possa sognare. Potete usarla per scrivere in urdu o in pakistano ai madrelingua, per consultare una enciclopedia aggiornata in tempo reale, per cercare tra la produzione di documenti scientifici di tutti gli scienziati al mondo. Si può ben dire che l'Internet presto diventerà il mezzo grazie al quale ciascuna persona potrà trovare la risposta a qualunque domanda (per un piccolo prezzo, naturalmente, e solo per le domande alle quali l'umanità ha trovato una risposta certa -- ma non è poco).

Il computer può diventare il sacro Graal, il rimedio assoluto a tutti i mali del mondo: può uccidere l'ignoranza, madre di tutti gli altri mali. E allora facciamolo accadere, questo futuro benedetto. Io mi sono già stufato di aspettarlo, di combattere battaglie di retroguardia (come quella contro Windows), e di osservare i popoli compiere nove passi indietro per ogni dieci in avanti.

Tanto per cominciare, perché non regalate il vostro vecchio Mac a una scuola? Ho recentemente fatto parte di un comitato incaricato di progettare l'informatizzazione delle scuole di ogni ordine e grado in provincia di Milano, e ho scoperto che alla fine del 1996 solo otto scuole elementari in tutto possedevano un computer e un modem. A Milano, mica in Congo. Fate un'opera di bene: avrete anche la scusa per comprarvi un Mac nuovo (quelli attuali sono strepitosi non solo per velocità ma per solidità e durata di vita presunta, vi do la mia parola) e aiutare Apple a uscire da un periodo difficile. Fate accadere il futuro.