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Scienza e fantascienza

Non prendertela, mi dicono. Io non ci riesco. Me lo aspetto sempre eppure, quando capita di nuovo, il fegato ha un brutto colpo.
Tutte le volte che trovo un rigo di informatica su uno dei grandi giornali di informazione quotidiana, immancabilmente vi scorgo uno svarione, un errore apocalittico, una idiozia sovrumana.
E, immancabilmente, ci resto male. Ma no, diciamola tutta, permettetemi lo sfogo e il gergo: mi incazzo di brutto.


Perseverare autem diabolicum

Vediamo qualche precedente tra quelli che mi si affollano in testa.
Numero uno. Si parla di virus: viene svelata l'esistenza di un pezzullo di codice, scritto dal solito scriteriato, che danneggia tutti i dischi rigidi con cui viene in contatto quando e se viene eseguito di venerdì tredici. I quotidiani gridano "al lupo", e qualcuno si spinge a preventivare la fine dell'informatica, il giorno in cui tutti i computer si spegneranno. Non uno, non uno solo dei giornalisti di cui io abbia letto gli scarabocchi, si premura di informare i suoi lettori che un virus può funzionare su uno e un solo tipo di computer, che un virus MsDos lascerà forzatamente in pace tutti gli Unix, i Mac, i Next e gli AS/400 di questo mondo.
Quando il venerdì tredici in questione passa, tutti si stupiscono che non sia successo niente di grave. Pubblicano un trafiletto in cui si dice che solo in Israele è successo che il computer di uno studente liceale ha perso il disco rigido. Intervistano un qualche consulente più canaglia della media che è riuscito a farsi sborsare una parcella plurimilionaria da qualche grande società e che si prende tutto il merito delle misure preventive. successo non una, ma due volte.
Caso numero due. IBM celebra il decennale del suo peggior computer, il PC, e i giornali pubblicano articoli che ne parlano come del primo personal della storia. E l'Apple II, uscito cinque anni prima?
Caso numero tre. Olivetti tira fuori un computer basato su processore RISC. Ne magnifica le lodi in un comunicato stampa. Repubblica (questa volta dico il peccato e anche il peccatore) se ne esce dicendo nientemeno che il computer offre il sistema operativo Windows NT, il cui rilascio è previsto dopo un anno (e chissà quando avverrà davvero).
Dei tre casi, il primo è il peggiore, perché denota non solo dipendenza aberrante da un ufficio stampa di stampo orwelliano, ma assoluta e totale insipienza scientifica.


Vox clamantis in deserto

Esagerato, dirà qualcuno. Con tutti i problemi che ci sono in Italia, ti vai a incaponire su una cosina del genere.
Invece il problema mi sembra serio. Ovviamente, data l'assoluta mancanza di professionalità che caratterizza questi episodi, io mi chiedo che attendibilità abbiano tutte le altre notizie più o meno a sfondo scientifico che leggo.
Ma c'è di peggio. Gli italiani (esclusi i presenti, naturalmente) leggono pochissimo i libri, e questo è grave. Come unica, e parziale, scusante possiamo citare il fatto che parecchi leggono almeno un giornale quotidiano. Pur sempre una minoranza, ma meno sparuta della precedente.
La scarsissima dignità che su quelle pagine viene conferita alla scienza mi sembra compromettere quest'unica scusante. Stiamo parlando di un paese dove gli unici argomenti di scienza dibattuti sulle prime pagine negli ultimi anni sono stati la "memoria dell'acqua" e la fusione fredda, entrambe rivelatesi in breve tempo panzane clamorose (e che da subito avevano fatto rizzare un soppracciglio a chi di scienza capisce qualcosa).
In un paese dalla cultura scientifica così scarsa, non c'è da stupirsi se proliferano i Mago Ciro (quello di cui canta Baccini), se i budget di ricerca e sviluppo delle industrie sono così bassi (e quelli di marketing così alti) risultando nella produzione di cattivi prodotti tecnologicamente obsoleti. Se gli adolescenti finiscono fulminati nel bagno perché non sanno che l'acqua conduce la corrente elettrica. Se noi usciamo un computer di marca Apple, e non Mela.


Desinit in piscem

La conclusione? Continuate a leggere Macworld. Non sarà moltissimo, ma è qualcosa. Non potrà sostituire Scientific American, e tanto meno un saggio di Hofstadter, ma perlomeno cerca di tenere aggiornati i suoi lettori in una branca della scienza e della tecnologia. Con questi chiari di luna, è tutt'altro che poco.