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Due Mac al prezzo di tre

Scrivo questo articolo due settimane dopo la chiusura della Macworld Expo di maggio. Vi ho passato un paio di giornate, e penso che ne sia valsa la pena. Mentre lo scorso anno la prima edizione è stata frequentata da moltissme persone ma snobbata da diversi operatori, quest'anno tutti gli operatori principali erano presenti.
Ringrazio pubblicamente tutti i lettori che mi hanno fermato, riconoscendo la mia faccia da schiaffi, per esprimermi complimenti, proporre suggerimenti o per fare domande. E ricordo ancora una volta che la redazione ed io leggiamo tutte le vostre lettere con attenzione, e rispondiamo se appena possibile.
E ora, via con il nuovo caso del mese per l'ispettore Accomazzi...


Rivenditore (I: l'agguato)

Sono stato convocato dalla dirigente di una società di Milano. Si tratta della neonata filiale italiana di una multinazionale francese che produce essenze profumate: e questo lo rende un cliente simpatico. Perché? Beh... Io arrivo, mi presento, chiedo di visionare una copia cartacea dei dati che vanno memorizzati e dall'armadio dove vengono tenute le scartoffie esce una ventata di verbena. Sulla scrivania, invece, i documenti sanno di violetta. Lo trovo fantastico -- anzi, quasi quasi mando un messaggio a Cupertino spiegandogli che come interfaccia utente per classificare i documenti mi pare insuperabile...
Ma torniamo all'informatica. La signora mi spiega che deve dotare i suoi uffici di calcolatori, e che ha scelto -- indovinate? -- i Macintosh. Ha presentato le sue necessità a due centri Apple, e si è vista arrivare dei preventivi. Situazione idilliaca? Non proprio: i preventivi le sembrano, come dire, curiosi. Così mi convoca.
Le esigenze della ditta: due o tre macchine di prestazioni adeguate a scrivere qualche relazione e mantenere un archivio dei clienti (circa 600 ordini l'anno, poca cosa per un computer dell'era moderna) e dei prodotti. Una stampante, per mettere su carta le lettere ai clienti, gli ordini e le comunicazioni alla casa madre. Una rete locale. Il software per far funzionare tutto ciò.
Sto già facendo qualche conto mentale -- e mi ripropongo di spiegare alla signora che non bisogna mai chiedere "due o tre" computer, perché in questo modo te ne vendono sicuramente tre -- quando vengo messo di fronte ai famigerati preventivi. E mi escono gli occhi dalle orbite.
Proposta dell'Apple Centre numero uno, con sede in provincia di Milano e fama di essere uno dei maggiori. Hardware: un Centris 650 4/230 "come server di rete" (sic!) con monitor colori 13" e tastiera; 1 espansione 4 MB per il Centris; 2 LC III 4/40 con monitor colori 13" e tastiera (ciascuno Lit. 2.600.000); 1 Personal LaserWriter NT; connettori e cavo. Totale parziale Lit. 16.905.000. Software: Fourth Dimension con licenza per tre macchine e Fourth Dimension Writer con licenza per tre macchine. Totale parziale Lit. 3.872.000. Totale complessivo Lit. 20.777.000
Che ne dite? Pensateci un po'. Probabilmente, se avete un po' di familiarità col mondo Mac, voi stessi potrete fare le pulci a questo preventivo. Dopo averci riflettuto, confrontate la vostra soluzione con la mia.
1. Un Centris 650 non può essere "server di rete" se non si acquista AppleShare. Può essere un calcolatore più potente al cui disco si appoggiano anche le altre macchine, questo sì, ma nulla di più. Spropositato, comunque, per le esigenze del cliente.
2. I monitor Apple a colori sono da 14", non da 13".
3. Il prezzo citato per gli LC III è quello della offerta Apple corrente nel periodo in cui il preventivo è stato fatto. L'offerta comprendeva una copia di WordPerfect: dov'è finita? Il sospetto è chesi volesse giustificare meglio la vendita di Fourth Dimension Writer, il modulo di trattemento testi di Fourth Dimension...
4. 4th Dimension è un programma che comprano gli sviluppatori per peralizzare basi di dati, non un oggetto che si vende a un cliente finale. Tant'è che è in vendita a 380.000 lire un runtime, cioè il motore software che permette di usare i programmi fatti per voi da un programmatore.

Se avete centrato tutti e quattro i punti, bravi, avete una carriera da buoni consulenti aperta davanti a voi (o forse da rivenditori un po' canaglie ma potenzialmente ricchissimi). Lasciatemi anche osservare quanto sia interessante la scelta di vedere un programma costosissimo e di lasciare il cliente ad affogare nel tentativo di confezionarsi da sé un sistema per la gestione delle sue informazioni aziendali.


Rivenditore II (la vendetta)

Ma passiamo al secondo preventivo. Di imbroglioni è pieno il mondo, no? Quindi vediamo se il secondo Apple Centre interpellato, un negozio di una certa fama con sede in Milano città, ha fatto di meglio.
La proposta: due Macintosh LC III 4/80 con monitor 14", tastiera e WordPerfect; una stampante StyleWriter II; una LaserWriter Pro 600; una stampante seriale a 132 colonne non Apple. Totale parziale Lit. 10.938.000. Software: una copia di Filemaker Pro 2.0; una copia di Microsoft Office (contenente Word ed Excel in italiano); una copia di una non meglio identificata "procedura aziendale per la contabilità e la fatturazione". Totale parziale Lit. 3.461.000. Servizi: corso di 12 ore sul software gestionale, corso di 12 ore sul software di office automation, hotline telefonica per dieci ore d'uso, trasposrto in sede degli apparecchi. Totale parziale Lit. 2.720.000. Totale generale Lit. 17.118.600.

Avete un'altra occasione per esercitarvi. Cosa vi sembra discutibile nel preventivo? Provate un po', questa volta è persino più facile. Ecco la mia risposta:
1. Va bene, magari l'idea di avere una StyleWriter per le bozze, in modo da non oberare la laser, non è malvagia, ma tre stampanti per due computer forse non ha molto senso?!?
2. A cosa serve Word se ci sono già due copie di WordPerfect?
3. A cosa serve Excel? A scrivere le lettere? A tenere traccia dei prodotti? O a buttar via un milione?
4. L'archivio dei prodotti da cosa viene gestito?
5. Dodici ore per imparare a usare un archivio di FileMaker Pro è insostenibile. Io di solito, quando mi trovo di fronte a persone con quoziente intellettivo medio, propongo quattro ore per pacchetto: quattro ore per il sistema di rete, quattro ore per Word, quattro per Excel...
6. Infine (questo può non essere un problema per voi, ma irrita profondamente il sottoscritto) i corsi vengono a costare -- costi orari, intendo -- circa il 20% in più di quanto mi faccio pagare io. Dal che si deduce che aveva ragione mamma: non dovevo prendere la laurea, dovevo fare l'idraulico.
Che c'è da aggiungere? Ah, si: i prezzi indicati sono scontati di un 10% circa rispetto a quelli di listino. Già meglio che nel caso precedente, anche se conosco punti vendita in Milano che fanno condizioni migliori.


Consulente (III: la punizione)

La mia cliente acquisterà un LC III 4/40 e un 4/80, e una stampante Personal LaserWriter NTR, più i cavi. Il tutto le costerebbe 8 milioni se pagasse i prezzi di listino. Ovviamente pagherà di meno, perché le consiglierò il Centro Apple più economico di Milano.
Resta il problema della base di dati: non so ancora cosa le servirà, perché sto studiando il caso specifico. Mi fa comunque rabbrividire la considerazione che, anche se dovressi realizzare un programma su misura, e lavorarci sopra quattro mesi, il prezzo finale per il cliente sarà inferiore a quello dei preventivi citati. Ma non è questo il punto. Il punto è: cosa succede alla rete di vendita Apple?
Apple Italia richiede a ognuno dei suoi punti di vendita il raggiungimento di una quota monetaria; e già questo mi sembra abbastanza asinino, perché qualunque negoziante comunque cerca di vendere a più non posso. Dal mio punto di vista -- ma non sono un economista, sono un umile informatico -- questo serve solo a spingere i venditori a vendere un Quadra a tutti quelli cui andrebbe bene un LC.
E da dove sbucano tutte queste approssimazioni nei preventivi? Che fine ha fatto la selezione della rete di vendita, dove qualche anno fa potevano restare solo venditori preparati e capaci?
Apple Italia sostiene che la necessità di raggiungere un target deriva da una imposizione della casa madre americana, che ha comunque degli obiettivi economici da raggiungere per contentare gli azionisti. Moh, boh, bah.


Rivenditore (IV: il riscatto)

Non racconto questa storia antipatica per convincere i lettori di Macworld che la rete di vendita Apple sia composta da... come dire... membri della Banda Bassotti. Io stesso -- lasciatemelo dire chiaramente -- non credo a nulla del genere.
La morale è un'altra, e delle più importanti. Quando fate una richiesta di preventivo, o cercate di orientarvi per un acquisto, non fate troppo affidamento sul rivenditore (che appartenga alla rete Apple o qualsiasi altra): sarebbe come chiedere un parere distinteressato sull'ateismo a un prete. Chiaritevi, innanzitutto, voi stessi le idee, e cercate di capire cosa dovete fare con quelle macchine. Poi appoggiatevi a un amico, un'associazione di utenti, un articolo dettagliato su una rivista, uno studente bene informato o -- se l'acquisto ha parecchi zeri vi conviene, non lo dico per tirar acqua al mio mulino -- un consulente.


Premio buccia di banana e premio petalo di rosa

Il premio buccia di banana va, forzatamente, alla gestione italiana della rete di vendita Apple. Al caso specifico di cui vi ho parlato si aggiunge la decisione di eliminare il listino ufficiale: decisione machiavellica e dannatamente stupida. Cui prodest? Serve a far sì che noi giornalisti non possiamo citare i prezzi e compararli con quelli delle macchine Dos? Serve a costringere il cliente a girare cinque negozi per scoprire chi fa prezzi migliori? Ma mi faccia il piacere, come direbbe Totò.
La spiegazione ufficiale Apple: i clienti girano comunque più negozi, e quindi questa obiezione non fa testo; l'abolizione del listino ci permette di citare nelle campagne pubblicitarie non un "prezzo ufficiale", che quasi sempre è superiore a quello che il cliente si sente proporre, ma un "prezzo medio" o un "prezzo suggerito al cliente finale".
Io ci sto, ma voglio vedere stampati da qualche parte questi prezzi suggeriti, per averli come riferimento: e questo non è un listino?
A proposito di bucce di banana: sto compilando un elenco dei difetti di Word, la più venduta delle applicazioni Macintosh e il programma che più amo odiare. Se volete aggiungervi qualcosa contattatemi in redazione; alla fine -- se potrò -- pubblicherò i risultati.
E il petalo di rosa? Per questo mese me lo tengo io, e aspetto la prima segnalazione positiva dai lettori per assegnarlo. Penso e spero che non appassirà nell'attesa.