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Piccolo PowerBook alla conquista del mondo

Se Apple avesse messo un contachilometri sui PowerBook, il mio avrebbe ormai superato quota diecimila chilometri. A parte i tragitti nazionali, gran parte del totale deriva da un viaggio in Russia (come i lettori più fedeli ricorderanno, la signora Accomazzi è nata lassù, dove gli Urali incrociano il parallelo di Copenhagen).
In effetti, sto iniziando questo articolo a bordo dell'equivalente locale di un Intercity, che collega la città natale di Sofia con Mosca in sole 36 ore (del resto, Celjabinsk dista da Mosca più di Milano). Non faccio il viaggio in treno allo scopo di sottoporre Zanzara al più severo dei collaudi, ma più banalmente perché il collegamento aereo Celjabinsk-Mosca è "assicurato" dall'Aeroflot, che ha l'abitudine antipatica di annullare i voli senza preavviso quando si trova con meno carburante del dovuto -- e questo potrebbe avere effetti poco piacevoli sul rispetto della coincidenza per Milano. Comunque, i treni letto russi sono molto più comodi e spaziosi dei nostri, e sarebbero eccezionalmente puliti se tutti i passeggeri uccidessero lo stesso numero di scarafaggi che mia moglie ed io abbiamo totalizzato.
Non intendo trasformare MacWorld in un concorrente più a buon mercato di Gente Viaggi: vi racconto le mie traversie perché mi hanno convinto di quanto sia eccezionale la qualità di questo giocattolino di meno di due chili.
Forse la bontà di Zanzara dipende anche dal fatto che mi sono accaparrato uno dei primissimi Duo sul mercato -- i primi pezzi sono sottoposti a controlli di qualità più stringenti della media. Ho sentito che le prime partite di PowerBook 180c montavano schermi senza neppure un "pixel morto", quel fenomeno comune ma fastidioso che tormenta gli schermi a matrice attiva lasciando un punto dello schermo perennemente acceso o spento. La norma che regola la garanzia è che un PowerBook (170, 180 o 180c) può averne sino a cinque senza che Apple debba sostituire lo schermo; e -- anche se sono in molti a lamentarsi comunque -- bisogna dire che la casa di Cupertino tratta bene i suoi clienti, perché la media è assai più alta, sulla dozzina.
Lasciatemi dunque spezzare qualche lancia. Il Duo ha un prezzo relativamente elevato, ma il DuoDock costa poco e lo trasforma in una macchina con coprocessore, disco rigido da 230 MB che si aggiunge a quello incorporato, due slot e abbastanza memoria video per vedere 32.000 colori sui monitor sino a 16 pollici (caratteristiche inimitabili dai PowerBook della serie 100): chi lavora sia in ufficio (o a casa) sia fuori non troverà macchina migliore al mondo. Un PB della serie 100, invece, è impagabile per chi non ha un ufficio, e vuole sempre avere con se una macchina completa, anche se più pesante e ingombrante.
Ma basta con le parole. L'oculato consiglio che elargisco in questo periodo ai miei amati clienti è riassunto nel grafico che trovate qui di fianco.


Il sogno di Accomazzi

A che mi è servito un calcolatore in Russia? Mi sono dedicato alla realizzazione di un programma.
Debbo ammettere che in passato ho sviluppato unicamente applicazioni finanziarie, gestionali e soprattutto di rete: cose molto noiose, anche se ahimé richieste. Qui, con molto tempo a mia disposizione (tolte le visite a parenti e amiche della moglie) mi sono lanciato nella realizzazione di un gioco. sempre stato il mio sogno, e l'ho quindi battezzato -- almeno per ora -- Dream. , in effetti, un motore di gioco: permette non solo di giocare avventure Fantasy ma anche di crearne e farle giocare ad altri. Se permettete, ve ne parlerò ancora la prossima volta.