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La telematica ci cambierà

Nello scorso numero di Macworld ho elencato, in ordine pressocché sparso, una serie di dati. Il messaggio era uno solo: la telematica sta vivendo un boom che sfida per dimensioni e rilevanza quello che portò, a metà degli anni ottanta, un personal computer su ogni scrivania in ogni ufficio.


La partita è aperta

Il ciberspazio esiste, e vi si muovono ogni sorta di informazioni, affari compresi.
Qualcuno si muove con ingenuità. il caso di numerosi partiti ed esponenti politici, che durante la più recente tornata elettorale hanno aperto "caselle postali" su questo o quel servizio telematico nella speanza di divulgare il loro verbo. Tipicamente hanno solo dimostrato la loro incapacità di usare il mezzo, e spesso anche una certa spocchia che li ha portati a non rispondere alla corrispondenza; in qualche caso l'accesso ai mezzi telematici ha messo in luce una non sorprendente povertà di argomenti quanto a idee e programmi. Sullo schermo di un computer gli slogan, i sorrisi smaglianti e la retrica fanno ben poco effetto.
Qualcuno ha trovato una miniera d'oro. Alcuni venditori per posta oggi accettano ordini via posta elettronica. Ultimamente ho acquistato parecchia mercanzia da Powercity, una ditta americana che ha un magazzino di oltre 4.000 articoli e che, nel giro di quindici minuti risponde a una richiesta inviando un preventivo. A ordine ricevuto spedisce l'articolo entro ventiquattr'ore.


Atomi e bit

Come è già accaduto durante le altre rivoluzioni industriali, anche questa volta spariranno molti posti di lavoro (non scommetto un soldo bucato sulle segretarie) e un numero inferiore di nuovi posti apparirà (che ne dite di un esploratore di Internet alla caccia di notizie per il datore di lavoro?).
La telematica porta con sé una revisione dei meccanismi economici quali noi li conosciamo. Penso che finirà per costituire una categoria a sé stante: non più parte del terziario, cioè servizi. Merce generica, da produrre (un film, un videogioco, il testo di un articolo sono merce digitale o digitalizzabile), elaborare (esistono, per esempio, ditte che sviluppano la versione Mac di un programma PC o viceversa) e sulla quale basare servizi.
Il cambiamento porta con sé modifiche nei rapporti interpersonali in generale e a quelli di lavoro in particolare; il nome "telelavoro" nasconde solo la punta dell'iceberg.


I parvenu

Come in ogni settore dell'economia in boom, bisogna fare attenzione ai falsi profeti e ai praticoni che si spacciano per esperti (ispirandosi ai mediconzoli che vendevano "olio di serpente" nel West americano, oggi c'è chi parla di venditori di "olio di silicio");
Io punto i miei gettoni sul "digitale intelligente": sul modem, e non sul fax. Le informazioni possono venire digitalizzate in modo stupido (prendo questo testo e lo passo allo scanner: ne ottengo una matrice di bit che rappresenta l'imagine del testo, come fa il fax, ma che non posso riutilizzare per altre elaborazioni) o in modo intelligente (distribuisco il documento digitale contenente questo testo, e voi potete fare delle ricerche al suo interno, stamparlo in braille, copiarne delle parti...)
Vanno dunque evitati i fax o i CD audio; usati al loro posto i modem e i file MIDI.


La conclusione

Tornerò spesso, in futuro, su questi argomenti -- che mi sembrano all'ordine del giorno. In conclusione, la buona notizia del giorno è che vi trovate nel posto giusto (i Mac sono di gran lunga i migliori strumenti esistenti per la telematica, come rapporto prezzo-prestazioni, e speriamo che Apple non lasci che il distacco diminuisca anche in questo caso).
Il pensierino del giorno è: cosa fate voi di lavoro? Muovete atomi o bit? Cosa succederà a voi (alla vostra professione, alla vostra ditta) tra cinque anni? State investendo (un poco) ora per essere pronti allora?
Io, dopo aver investito molto del mio tempo ad aggiornarmi, imparare e riflettere, da un mese a questa parte ho smesso di definirmi un "consulente di sistemi informatici" e ho preso l'etichetta di "consulente in sistemi informativi"