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Martelli

Mi viene da pensare che troppo spesso una tecnologia non è una soluzione. E che un Mac più veloce può rallentare un ufficio. Però una soluzione c'è.

Negli ultimi tre mesi ho ricevuto moltissime lettere e telefonate in risposta (positiva) al mio articolo "cacciaviti", apparso lo scorso novembre su questa pagina. In esso parlavo, forse lo ricorderete, degli scompensi che accadono nelle ditte quando manca una persona che sovrintenda all'andamento del sistema informatico.
Visto l'interesse, vorrei tornare sul tema, dilungandomi sugli usi ed abusi che gli utenti fanno della figura del consulente (o del responsabile interno dei sistemi informatici, quando esso esiste). E quindi -- è l'altra faccia della medaglia -- di cosa accade quando quella fiducia è almeno parzialmente malriposta. Do qui la stura al primo aspetto, per tornare il prossimo mese sul secondo.



Vita da consulente

Sarà forse la legge Tremonti. Che, per chi non lo sapesse, prevede benefici fiscali per quanti investono in apparecchiature. Fatto sta che nell'ultimo periodo quasi tutti i miei clienti stanno rinnovando, comprando e investendo. E io sto impazzendo per tener testa a nuove tecnologie e problemi spiccioli.
Il mondo è pieno, o almeno così mi sembra in questo periodo, di impiegati incontentabili. Gli metti sulla scrivania un calcolatore nuovo e quelli ti chiamano mezz'ora o mezza giornata dopo ululando "non funziona più niente". Mille pazienti domande più tardi, scopri qual è problema: magari non riescono a stampare. E tu capisci che non sanno neppure cosa sia Scelta Risorse, e poi ti incazzi perché non vogliono che gli venga spiegato -- anche se in ditta hanno cinque stampanti e loro spesso fanno la fila davanti all'unica occupata -- vogliono che le cose funzionino "come prima".
La prima, epidermica, reazione è: mai più! Non vorrò mai più occuparmi personalmente di passaggi di sistema, né hardware né software. Umanamente impossibile prevedere tutte le fisime e gli abusi che una ventina di persone ha imposto alle proprie macchine. Magari passo un pomeriggio ad aggiornare il software di sistema a dieci persone, e poi candidamente una signora mi chiede che fine hanno fatto i cinquecento numeri di telefono che aveva salvato nel Blocco Note. Groan, come si dice nei fumetti.


Basterebbe Windows '95

Il direttore commerciale di una ditta mia cliente mi diceva, qualche giorno fa: qui dentro usiamo i calcolatori principalmente come macchine per scrivere. Pochissimi impiegati hanno capito cosa sia possibile fare con il Macintosh, quale sia la sua filosofia, e sanno destreggiarsi con più di una applicazione. A questo punto veniva, in cauda venenum , la domanda: ma allora, non basterebbe persino Windows 95? Dopo tutto, si possono trovare PC a costi assai concorrenziali...
Vero. Sono certo che, se tenessi una statistica, scoprirei che la maggior parte dei Macintosh distribuiti negli uffici di questo mondo ha un menu Apple immutato rispetto all'origine. E cioé che contiene ancora il Blocco note e il Puzzle, un Archivio appunti con gli stessi testi e le stesse immagini esemplificative che ci ha infilato Apple, e nemmeno un solo alias di una applicazione usata di frequente.
A questa stregua, effettivamente, c'è ben poco vantaggio ad usare un Mac al posto di un sistema Windows. Andrebbe bene persino un sistema DOS.

Sospetto che la questione vada però rovesciata. Ho letto recentemente uno studio realizzato non ricordo più da quale istituto di ricerca, dove si sosteneva che le ditte dovrebbero investire in almeno tre giorni di aggiornamento l'anno, per ogni dipendente, e qui sta il busillis. In altri termini: giusto comprare un martello con manico anatomico antisdrucciolo e testa al titanio, ma se chi lo impugna lo afferra per la parte in metallo e sferra colpi col manico non c'è proprio beneficio.

Un Macintosh è sempre lo strumento migliore per un ufficio, e i suoi programmi i puù facili da usare (con alcune notevoli eccezioni -- ribadisco la mia personale soddisfazione nell'aver disinstallato Word 6 per tornare a Word 5.1) ma se il personale non sa come adoperarlo al meglio, tanto varrebbe tornare alla Olivetti Lettera 35.