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Monopoli

Ci risiamo, penseranno i miei lettori più fedeli. Adesso questo ci propina la solita tirata contro Microsoft . E invece no. Tanti nemici, tanto onore: io questa volta voglio conquistarmene un bel po'.

Cominciamo con una lezione di economia, stile Readers' Digest. Il capitalismo (pardon, l'economia di mercato -- fa più fine così) è basata su pochi e solidi principi di base. Libertà d'impresa: chi ha una buona idea e scommette sulle proprie capacità può organizzarsi una azienda. Concorrenza: i prodotti finiscono per costare il meno possibile al consumatore, perché le aziende -- nel tentativo di sbaragliare la concorrenza -- riducono i prezzi e dunque i propri profitti. Tutti possono arricchirsi, nessuno paga cifre stratosferiche per un prodotto.
Il pericolo pubblico numero uno si chiama monopolio. Se ci sono due aziende in Italia che producono viti, e se produrre una vite costa una lira, un cittadino pagherà due lire per una vite: i costi vivi più il guadagno di produttore, distributore, rivenditore. Se c'è una sola ditta in grado di fabbricare viti, quella ditta può anche imporre un prezzo di cento lire a vite; tanto, non c'è alternativa, e se avete bisogno di avvitare qualcosa...
Quando c'è un monopolio, il consumatore finisce per pagare non il prezzo strutturale (costo più guadagno), ma il prezzo funzionale (il valore della funzione che l'acquisto assume: la vite che serve per riparare una Ferrari vale cento milioni).
Sin qui nulla di nuovo, giusto?


Nascita di un monopolio

Il problema sta nel fatto che i monopoli, durante la fase di nascita e crescita, sono spesso utili e persino simpatici. Prendete le televisioni private: non c'era nessuno che non fosse felice dell'improvvisa esplosione di reti libere durante i Settanta (tranne forse qualche funzionario Rai). Oggi, anche chi vota per Forza Italia si rende conto che la proprietà di Berlusconi è un problema -- perlomeno formale. E un monopolio, una volta formato, è impossibile da risolvere senza commettere una notevole ingiustizia. Nel caso di Fininvest, per esempio, sottrarre una o due reti danneggerebbe dipendenti e proprietà, e lasciarla intatta minerebbe economia di mercato e libertà di stampa. Ma torniamo all'informatica...
Pericolo a ore dodici
Ecco un breve elenco dei monopoli in via di formazione che mi sembrano più preoccupanti per l'informatica.
Monopolio su Internet. Scommetto un Mac contro un PC che nel giro di cinque anni, se non cambiano le condizioni, l'attuale pletora di fornitori (quasi cento all'ultimo censimento) si sarà ridotta a Video On Line più uno o due concorrenti. Già ora so di almeno un provider ridotto ad essere solo un nome, ma ad usare i punti di accesso di VOL.
Monopolio del software. (OK, non ho saputo resistere). Microsoft ha l'ottanta per cento del mercato dei sistemi operativi, e due terzi del mercato delle applicazioni sotto Windows. Eppure tutti noi sappiamo bene quanto Macintosh sia superiore. Semplicemente, i monopoli sono strutturalmente difficilissimi da incrinare.
Monopolio delle comunicazioni. Di gran lunga il più preoccupante. Telecom Italia muove le tariffe della telefonia come vuole, assicurandosi lauti profitti; con quei soldi sta cablando in digitale le maggiori città. Ora, io desidero moltissimo che la mia abitazione sia raggiunta da una linea digitale, e se Telecom rispetterà le scadenze che si è prefissa, l'Italia si ritroverà più avanzata degli stessi USA. Però sotto un monopolio.
Vi sembra che io stia esagerando? Offrirò un solo esempio per dimostrare quel che sto dicendo, perché lo spazio è quel che è: per una connessione ISDN, Telecom Italia richiede tariffe circa doppie rispetto a quelle di una normale linea telefonica. 400.000 lire di allacciamento, scatti a frequenza doppia... Pacific Bell, una delle compagnie americane, chiede un centesimo di dollaro al minuto durante le ore di punta, mentre il collegamento serale e notturno è completamente gratuito. Altro che TUT!
Mentre i partiti litigano sui problemi (quasi irrisolvibili) formatisi in passato tra l'indifferenza generale, nuovi gravi problemi stanno per incancrenirsi. Non so se mi convenga emigrare o darmi alla politica...

Luca Accomazzi continua a fare il consulente e il programmatore Macintosh, eppure da qualche mese pensa che se avesse il tempo di studiare per una seconda laurea sceglierebbe economia.