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Apple, che caratterino...

Macintosh può visualizzare sullo schermo, che è uno schermo grafico, una grande varietà di caratteri differenti, i cosiddetti font: New York, Geneva, Helvetica, Times...
Vi siete mai chiesti come il calcolatore possa visualizzare un numero così grande di lettere e simboli tanto diversi da loro, e tanto in fretta? Sapete sfruttare le capacità del vostro calcolatore?
E, anche se non avete acquistato un calcolatore Apple, restate con noi per scoprire qualcuno dei molti interessanti segreti del mondo della tipografia.


Le parole della tipografia

Prepariamo una base da cui partire, introducendo qualche termine che ci verrà utile strada facendo.
Se il nostro lettore ha usato qualche volta un programma di trattamento testi, come Microsoft Word o AppleWorks, sarà certamente familiare con i termini font, stile e dimensione, che in spesso appaiono come titoli di altrettanti menu. Per font intendiamo la rappresentazione di una serie completa di caratteri (tutte le lettere, i numeri e i simboli); lo stile caratterizza il modo in cui questo testo viene manipolato: è possibile visualizzarlo normalmente, metterlo in corsivo, neretto, sottolineato eccetera; la dimensione, infine, stabilisce l'altezza in punti tipografici del carattere.
La dimensione del carattere, che in tipografia si chiama il corpo, è espresso in punti. Un punto tipografico è definito come un settantaduesimo di pollice, e quindi vale circa 0,35 millimetri. Guarda caso, i punti dello schermo del Macintosh hanno esattamente questa dimensione, e sono quadrati (nessun altro calcolatore ha i punti sullo schermo quadrati). Questo permette di ottenere in fase di stampa esattamente la stessa dimensione dei caratteri che si era ottenuta sullo schermo.
In altre parole, se voi stampate un testo che avete scritto in Helvetica 12 su una stampante laser o su una unità di fotocomposizione, e poi sovrapponete il foglio stampato allo schermo del Macintosh, vi accorgerete che i caratteri combaciano esattamente. I caratteri stampati sono più nitidi di quelli sullo schermo, ma le dimensioni sono identiche.
Usando Mac OS dalla versione 1 alla 6 è possibile trattare caratteri di dimensioni comprese tra 1 e 127 punti. Con Mac OS 7 e 8 il limite superiore sparisce.

Si parla di una famiglia di font per indicare tutti i font, di diverse e dimensioni ma dal design simile: Geneva grassetto 8 e Geneva corsivo 24 sono due font diversi appartenenti alla medesima famiglia, la famiglia Geneva (Bennett Marks, il programmatore di casa Apple che ha creato il Font manager, si riferisce nei suoi articoli a questa nomenclatura come alla convenzione di Ginevra).
Per sua comodità, il calcolatore associa a ogni nome di famiglia un numero caratteristico (come i nostri lettori sapranno, un calcolatore si trova molto più a suo agio masticando numeri piuttosto che simboli). Apple nel 1984 creò una tabella di corrispondenze tra nomi e numeri dei font, che riportiamo qui sotto, e da allora non ha più smesso di pentirsene. In quei tempi era difficile immaginare che potessero esistere più di 128 diverse font per Mac, ragion per cui Apple nel 1984 lasciò spazio per soli 128 font. È questo il motivo per cui ancora oggi noi non possiamo introdurre più di 128 font nella omonima cartellina dentro la cartella sistema.

Un font viene creato con una applicazione dedicata: i caratteri vanno disegnati uno per uno, punto per punto e tratto per tratto, un po' come si fa con le icone. I possessori di un Macintosh che hanno a disposizione ResEdit forse non sanno che ResEdit contiene un editore di font: per usarlo è sufficiente aprire un documento font con ResEdit, e cliccare sul nome di un font.
ResEdit non fornisce prestazioni estremamente brillanti (dopo tutto non è stato fatto per questo) ma può permettere a qualche lettore interessato di creare un nuovo font a punti, o di modificarne uno già esistente.


Il Mac alla riscossa

Anche se ci fermassimo a questo punto, sarebbe evidente la netta superiorità dell'impostazione Apple sul metodo tradizionale per il display del testo. Su uno schermo di testo, come quello utilizzato dalla stragrande maggioranza delle applicazioni per calcolatori MsDos, tutti i caratteri hanno la stessa larghezza e la stessa altezza, perchè la generazione dei caratteri viene effettuata dalla semplice circuiteria di quelle macchine su una griglia di ottanta colonne per venticinque righe.
L'uso di font grafici permette ai computer Apple di visualizzare testi proporzionali (la larghezza di una lettera "i" è inferiore alla larghezza di una "o", proprio come avviene sulle pagine di questa rivista). Inoltre è possibile utilizzare più stili, più font e più dimensioni in ogni documento.

In realtà, però, la sofisticazione è ancora maggiore, e di molto!.
Una scritta viene composta dal Font manager, il componente del Toolbox che si occupa dei testi. Il Font manager manipola i font disponibili nel System, raggruppandoli in famiglie nel modo che abbiamo detto. Di ogni font il Font manager conosce tutte le caratteristiche (nome della famiglia, dimensioni e così via) e di ogni font possiede anche la mappa: si tratta della definizione grafica, punto per punto, di tutti i caratteri nel font, lettere, numeri e simboli. Possiamo immaginarci la mappa di un font come un reticolo quadrettato, simile a quello della figura, ma molto più lungo, in modo da contenere tutti i caratteri. Naturalmente, il calcolatore manipola al suo interno la mappa come informazioni numeriche, (tanti uno e zero in sequenza: uno per i punti neri e zero per i punti bianchi), ma dal punto di vista logico la mappa del font è un documento grafico. Nei testi americani la mappa è chiamata font strike.

Font manager compone le scritte allineando orizzontalmente le lettere sulla baseline (linea di base). In questo modo è possibile utilizzare più font sulla stessa riga: anche se le dimensioni sono differenti, la frase resta leggibile. Sotto la baseline vanno le parti discendenti dei caratteri; si chiamano parti discendenti (descenders) le gambette di alcuni caratteri minuscoli come la q, la y, la p e in qualche caso la f. L'illustrazione ci mostra anche, come sapevamo già, che i caratteri possono avere differente ampiezza.
Perché i caratteri non risultino appiccicati, il Font Manager lascia un pixel di spazio tra l'uno e l'altro quando li disegna sullo schermo o sulla stampante.
E non è finita. Il Font manager comprende il concetto di font con grandezze frazionarie: per esempio, è possibile specificare che tra una lettera e l'altra vanno lasciati due punti e mezzo, oppure che la parte discendente della ç è lunga un punto e mezzo. Questa sembrerebbe, di primo acchito, una assurdità: sul calcolatore non è possibile avere un punto (un pixel) acceso solo per metà, perchè il pixel è per definizione la più piccola porzione dello schermo che è possibile accendere o spegnere. Le informazioni frazionarie, in realtà, vengono usate quando Font manager sta scrivendo su una periferica, come la stampante laser, che ha una risoluzione di stampa maggiore di quella dello schermo video. In quel caso, viene effettivamente tracciata anche la frazione di punto: sullo schermo video, invece, la frazione viene troncata.


Crenatura, chi era costui?

Un accorgimento tipografico che potrete facilmente notare se osservate una scritta composta con caratteri molto grandi su un giornale o una rivista è quella che va sotto il nome di crenatura, o kerning. Per capire cosa sia il kerning, osservare la figura.
Quando dobbiamo stampare, ad esempio, le lettere V e A affiancate, sarebbe esteticamente sgradevole mantenere lo stesso spazio che usiamo per tutte le altre coppie di caratteri. Come abbiamo visto, il metodo standard consiste nel disegnare la prima lettera, in questo caso la V, poi lasciare un pixel di spazio, e poi disegnare la seconda lettera, in questo caso la A. Disgraziatamente, questo sistema dà risultati pessimi: lo spazio tra la V e la A risulta esagerato, perchè c'è solo un pixel di spazio in orizzontale tra la grazia destra della V e la grazia sinistra della A (con grazie si intendono i trattini orizzontali messi per bellezza in fondo alle gambe della A e in cima alla V), ma ci sono tre o anche quattro pixel di spazio tra le due lettere, e queste danno l'impressione di essere separate.
Ecco dove interviene il kerning: qualcuno o qualcosa (ai tempi perduti dell'alba della tipografia, si trattava del proto che componeva manualmente i piombi con i caratteri, oggi è il software che pilota le unità di fotocomposizione) deve rendersi conto del problema e intervenire per ridurre gli spazi.
Anche il kerning è, naturalmente, tra le magie realizzate come lavoro di routine dal Font manager sui calcolatori Apple.

Oltre alle manipolazioni di font che abbiamo citate, Font manager esegue operazioni più mondane come la stilizzazione di un font o il suo rescaling.
Un font è normalmente creato senza nessuno stile (ovvero, nello stile che abbiamo chiamato normale nella figura 1: in tipografia si parla normalmente di stile tondo, e il termine inglese equivalente è plain). Quando noi chiediamo lo stile, per esempio, corsivo, il Font manager applica una serie di operazioni all'immagine del font e ricava l'immagine del font stilizzato in corsivo. Dato, però, che alcuni font (specialmente quelli di dimensioni maggiori) non hanno un bell'aspetto quando vengono trattati dagli algoritmi del Font manager, è possibile creare dei font con stili già applicati: il Font manager li riconosce e li utilizza quando li trova disponibili.
Per rescaling intendiamo l'operazione che Font manager esegue per ricavare un font con un certo corpo (per esempio il corpo 24) quando non lo ha a disposizione. Se tentiamo di scrivere una frase in Geneva 24, quando nel System non è stato inserito soltanto quel font precalcolato, Font manager ricava uno Geneva 24 usando una definizione matematica generica, il font TrueType (di TrueType parlo in un'altro articolo su questo sito).


I font al lavoro

La principale limitazione di cui soffre l'utilizzatore dei computer Apple che, lasciandosi prendere la mano, inserisca molti differenti font nei suoi documenti è certamente il consumo di memoria. Un semplice font in corpo 12, per esempio Geneva 12, occupa 3 Kbyte di memoria, ma con l'ingrandirsi del carattere la memoria richiesta aumenta a dismisura: per Geneva 24 sono richiesti 10 Kbyte.
I font, in compenso, non ingombrano particolarmente la memoria centrale del calcolatore, perchè la memoria che occupano quando vengono caricati dal disco per l'uso viene indicata come liberabile (unlocked): questo significa che, se la memoria scarseggia, il Memory manager sfratta i font residenti in memoria e riutilizza la memoria che questi occupavano: questo porta a un rallentamento delle operazioni, poiché in caso di necessità il font va ricaricato dal disco, ma consente di usare moltissime font nello stesso documento.
Attenzione, però: moltissimi utenti Macintosh usano quotidianamente Suitcase, un accessorio di scrivania (non proprio un accessorio, in verità, ma badiamo al sodo) che permette di caricare font e accessori da altri dischi, differenti dal disco di sistema. É importante notare che i font caricati con Suitcase non possono essere scaricati in caso di bisogno di memoria: pertanto è bene limitarne l'uso allo stretto indispensabile.

Nella prossima puntata vedremo come i font vengano trattati dalla stampante LaserWriter, e faremo qualche passo nel mondo del PostScript, il linguaggio per la descrizione della pagine creato da Adobe e che grazie ad Apple è divenuto lo standard del campo.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.