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Stampa laser delle mie brame

Scrivere e far di conto, disegnare e giocare, impaginare e programmare... sono azioni compiute quotidianamente con il nostro calcolatore Apple. Il punto d’arrivo di tutte queste applicazioni è quasi sempre la stampa su carta del lavoro finito: studiamo allora la fedele compagna del computer, la stampante

Pochi tra i miei lettori ricorderanno le prime stampanti prodotte da Apple Computer, la Apple Daisy e la Apple Dmp, e del resto oggi quelle apparecchiature hanno solo un valore storico, paragonabile a quello delle automobili con avviamento a manovella. La prima scomparve senza lasciare eredi, quando divenne evidente che la tecnologia a margherita che essa utilizzava non aveva futuro. Le stampanti a margherita erano caratterizzate (ne parlo al passato giacché sono da considerarsi estinte) da un meccanismo di stampa analogo a quello delle macchine da scrivere elettriche: i caratteri di stampa, impressi nel metallo, battevano attraverso il nastro inchiostrato sul foglio di carta: un metodo lento che, per di più, non permetteva la realizzazione di immagini grafiche.
Dalla Apple Dmp (la sigla sta per dot matrix printer, e cioè stampante a matrice di punti) discende direttamente la storica e gloriosa ImageWriter I, introdotta sul mercato insieme con il primo Macintosh nel 1984, seguita poi dalla ImageWriter II. Quest'ultima è il prodotto Apple rimasto per maggior tempo in produzione: oltre undici anni di vita.

Nella tabella 1 abbiamo indicato le principali stampanti prodotte da Apple. Nella tabella sono indicati l’anno in cui la produzione è iniziata, la velocità della stampante in caratteri per secondo (ImageWriter) o pagine per minuto, la risoluzione in punti per pollice e - solo per le LaserWriter - numero di font presenti nella memoria permanente della stampante e quantità di memoria Ram e Rom, espressa in Mbyte.
La velocità di stampa è quella dichiarata da Apple, e come sempre in questi casi è ampiamente indicativa. Le case produttrici effettuano le misurazioni nelle migliori condizioni possibili, se non in condizioni palesemente impossibili: le stampanti ad aghi non dovrebbero andare mai a capo, e quelle laser passare la loro esistenza producendo pagine di solo testo senza neppure una immagine grafica, per fare in modo che quelle cifre trovino conferma.

Nome Anno Cps/Ppm Dpi Font Ram Rom<br>
ImageWriter 1984 120 72 - - -<br>
ImageWriter II 1985 250 144 - - -<br>
LaserWriter 1985 6 300 11 1,5 0,5<br>
LaserWriter Plus 1986 6 300 35 1,5 1<br>
LaserWriter II SC 1988 8 300 - 1 -<br>
LaserWriter II NT 1988 8 300 35 2 1<br>
LaserWriter II NTX 1988 8 300 35 2-12 1<br>
ImageWriter II Lq 1988 250 216 - - -


Prendiamo una risoluzione

Tutte le stampanti commercializzate da Apple realizzano scritte e grafica imprimendo gruppi di puntini sul foglio di carta: la tecnologia adottata nelle ImageWriter prevede che un ago della testina batta sul nastro inchiostrato, in modo analogo a quanto avviene con una comune macchina per scrivere; le StyleWriter ad inchiostro lanciano piccolissime macchine di inchiostro liquido sul voglio di carta; le LaserWriter utilizzano una tecnologia in cui un raggio laser traccia i punti ai quali viene fatto aderire il toner, una finissima sostanza secca e nera analoga a quella usata nelle fotocopiatrici.
La nitidezza di una stampante viene misurata in dpi (dot per inch, qualche volta italianizzato in ppp, punti per pollice): la sigla indica quanti punti la stampante deve allineare per produrre una linea della lunghezza di un pollice (e cioè 2,54 centimetri). Per un paragone, lo schermo video del Macintosh è caratterizzato da punti quadrati, inizialmente a 72 dpi: non è quindi un caso se la prima ImageWriter (d’ora in poi Iw) era caratterizzata dalla stessa risoluzione.
La ImageWriter II raddoppiò quella risoluzione. Poiché il fattore dpi è lineare, al raddoppiare di questo numero il numero di punti per unità d’area quadruplica, e dunque la nitidezza aumenta di quattro volte. Questo semplice fatto non è ben compreso da molti, e tuttavia a ben pensarci si tratta di una conclusione banale: se la Iw II traccia punti il cui diametro è la metà, saranno necessari quattro punti piccoli per coprire la stessa area occupata da un punto della Iw I. Per una rappresentazione grafica, osservate la figura.

Con l’introduzione di stampanti la cui risoluzione è differente da quella del monitor del calcolatore, si è introdotta una piccola complicazione: se in precedenza ad un punto dello schermo corrispondeva esattamente un punto sul foglio di carta, all’aumentare della risoluzione della stampante questa corrispondenza non è più vera: nello stesso spazio in cui il monitor rappresenta un punto la stampante può mostrarne quattro o più. Come può allora il software di stampa decidere a quale dei punti più piccoli corrisponde il grande punto che vediamo sullo schermo?
Se noi tracciamo un disegno con MacPaint o uno dei suoi innumerevoli discendenti, ivi compreso ClarisWorks/AppleWorks nel modulo "disegno", e poi ne eseguiamo una stampa, allora il computer si limita ad istruire la stampante di tracciare tutti i piccoli punti che occupano l’area che sullo schermo è appannaggio del singolo, grande punto. È per questo motivo che un disegno che sullo schermo ci appare dettagliatissimo, nitido e piacevole, spesso quando trasposto su carta diviene grezzo e appare poco definito.
Macintosh può sfruttare molto meglio di così la stampante collegata. Se il documento da stampare non è fatto di punti, ma è invece composto da oggetti più complessi, come ad esempio dei caratteri alfanumerici, delle linee, dei cerchi, il nostro computer se ne rende conto e sfrutta questa informazione per restituirci stampe molto ben definite.
Immaginiamo di dover stampare un quadrato. Se il computer si limitasse a trasporre su carta quanto noi vediamo sullo schermo, otterremmo la stessa (bassa) qualità su ogni stampante, dalla più economica stampantina ad aghi sino alla più sofisticata delle LaserWriter. Al contrario, l’applicazione informa Mac che intende stampare proprio un oggetto ben definito, e cioè un quadrato. A sua volta il sistema operativo del computer, quel mai sufficientemente lodato patrimonio conservato nelle capaci memorie permanenti della macchina, informa di ciò il modulo software che pilota la particolare stampante scelta. Si tratta dei moduli che noi introduciamo nella Cartella di sistema e che il Finder chiama “Documenti di Scelta risorse”; questi moduli corrispondono alle icone che appaiono nell’accessorio Scelta risorse di Macintosh. Questo modulo conosce le specifiche tecniche e le idiosincrasie della stampante che noi stiamo usando, e quindi può anche sfruttare al massimo la risoluzione che la stampante fornisce.
Vediamo di chiarire il discorso con un esempio: stiamo stampando alcune frasi di testo su una StyleWriter. L’applicazione, che potrebbe essere Microsoft Word, informa il sistema operativo che si desidera stampante la frase “Salve stampante” usando il font New York in corpo12. Corpo12, la dimensione scelta nell’applicazione, indica che il carattere scelto sarà alto 12 punti sullo schermo del computer (con unità di misura a noi più familiari: 4,23 millimetri). Il modulo StyleWriter riceve la richiesta. Questo modulo sa che la stampante può stipare sino a 360 punti in un pollice (si veda nuovamente la tabella 1), e quindi calcola che in quei fatidici 4,23 millimetri è possibile tracciare 60 punti. A questo punto il modulo utilizzerà il font New York 60, che sul foglio di carta sarà alto erattamente quanto il New York 12 a video, ma sarà naturalmente molto più nitido e dettagliato.
Il metodo è sia semplice che ingegnoso, e ci permette di sfruttare al meglio le capacità di ogni singola stampante, a patto di mettere il modulo software in grado di operare. Se stiamo stampando un documento in New York 12 su StyleWriter dovremo, come abbiamo visto, mettere a disposizione del software di sistema anche il New York 60. Se stiamo usando per stampare il medesimo documento una ImageWriter II sarà saggio introdurre nella Cartella di sistema il New York 24. Le stampanti laser basate su PostScript possiedono una descrizione interna dei font più usati, e non hanno bisogno di trovare alcunchè nella Cartella di sistema, a patto però che l’utente si limiti a quei font (e cioè Avant garde, Helvetica, Times, New helvetica narrow, Zapf chancery, Zapf dingbats, Symbol, Courier, New century schoolbook).


Sullo schermo di Mac (sinistra) i punti sono quadrati, con una risoluzione di 72 punti per pollice. Su una ImageWriter II (destra) la risoluzione lineare è doppia, e i caratteri sono quattro volte più nitidi

Il segno del disegno

Per quanto riguarda i disegni, un disegno realizzato descrivendo gli oggetti che lo compongono (un disegno fatto con il modulo "grafica" di ClarisWorks/AppleWorks, o un disegno Illustrator o FreeHand di formato Encapsulated PostScript) sfrutterà al meglio la risoluzione della stampante con la quale viene copiato su carta, perché il modulo della stampante sarà in grado di disegnare ciascuno di questi oggetti in modo nitido, sfruttando al meglio le caratteristiche delle stampanti. Questo vale in particolare per le LaserWriter, che sono veri e propri computer esse stesse, dotate di un linguaggio con il quale colloquiare con il computer ospite: si tratta del linguaggio PostScript.
Quanti siano curiosi a proposito del metodo utilizzato internamente dal modulo LaserWriter per tradurre gli oggetti definiti in un disegno in comandi PostScript possono mandare in stampa un semplice disegno, e scegliere di registrare il risultato su disco: il computer genererà un file di testo nella Cartella di sistema con il listato PostScript, che il nostro curioso lettore potrà leggere a suo piacimento. L’esperimento funziona anche se non possedete una LaserWriter. Questo trucchetto per addetti ai lavori suggerisce anche un semplice ma formidabile metodo per consentire al possessore di un Mac di stampare con la LaserWriter di un amico. Si selezioni la LaserWriter in Scelta risorse e si stampi il documento su file come abbiamo descritto. A questo punto il computer non ha stampato nulla, ma è possibile trasferire il file generato dal sistema sull'altro Mac. Infine, si invia il listato PostScript alla LaserWriter dell'amico, usando SendPS o uno degli altri programmi citati nel corso di PostScript, e il gioco è fatto. In questo modo non è necessario trasportare sia l'applicazione che il documento usati per generare la stampa da calcolatore a calcolatore.

Le LaserWriter possono migliorare l’aspetto di un disegno realizzato punto per punto, (come quelli creati con il modulo "disegno" di ClarisWorks/AppleWorks), utilizzando un complesso metodo che arrotonda le spigolosità che altrimenti apparirebbero nel disegno stampato. Il metodo spesso funziona, migliorando la resa su carta del disegno, ma molte volte non arreca benefici o addirittura peggiora il risultato. L’arrotondamento dei disegni orientati al punto è selezionabile e deselezionabile all’interno del dialogo Formato di stampa del menu Archivio.


Non di sola Apple vive l’uomo

Naturalmente sul mercato esistono dozzine di stampanti prodotte da terze parti; in passato gli utenti dei calcolatori della casa californiana (perdonate l’allitterazione) hanno sempre preferito l’uso di stampanti Apple, per minimizzare i problemi di incompatibilità con il calcolatore. Poi Apple ha smesso di occuparsi di stampanti.
Con il Mac OS 7.0 Macintosh si apre alle stampanti prodotte da terze parti, a patto che la casa produttrice prepari un modulo software che “presenti” al Mac la stampante, informando il calcolatore delle idiosincrasie e delle caratteristiche di questa.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.