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Quattro salti con ResEdit

Realizzata da Apple per i programmatori, ResEdit è un’applicazione che si rivela preziosissima anche per gli utenti più smaliziati, che utilizzandola possono rimodellare gli strumenti software quotidiani a proprio piacimento. Vediamo come.

Come tutti gli utenti più smaliziati di calcolatori Apple ben sanno, tutte le applicazioni realizzate per il loro beniamino sono costituite in parte da risorse. Per risorse intendiamo oggetti complessi, come le icone o le finestre di dialogo, le scritte e i disegni, che vengono utilizzati dall’applicazione stessa. Una definizione più tecnica, a beneficio dei programmatori, è riportata nel mio corso di programmazione.
Per manipolare le risorse, Apple ha creato ResEdit, una applicazione giunta alla versione 2.1.3. ResEdit è utile sia per la creazione di nuove risorse, una parte fondamentale nella creazione di un nuovo prodotto software, sia per modificare risorse già esistenti come parte integrante di una applicazione. Nei casi più semplici, per esempio, la traduzione di un programma dalla versione originale americana alla versione italiana richiede unicamente che le scritte di cui il programma fa uso vengano tradotte nella nostra lingua.
Naturalmente, questo non sempre è sufficiente. Pensiamo a un programma di trattamento testi come Microsoft Word: per creare la versione italiana non sarà sufficiente tradurre le scritte che appaiono nell’applicazione ma sarà necessario tradurre anche il vocabolario incorporato, nonché riprogrammare la funzione di sillabazione di modo che rispetti le regole della nostra lingua.
In questa puntata, la prima di una breve serie dedicata ai programmi di utilità generale, vedremo come sia possibile utilizzare ResEdit anche per altri scopi, da parte dei non programmatori. Con esso, infatti, un utilizzatore può adattare le applicazioni di cui fa uso più frequentemente, rendendole più semplici e più adatte al proprio bisogno particolare.


Una applicazione viene aperta da ResEdit

Primo approccio

Lanciamo ResEdit e apriamo una applicazione sul disco rigido.
In figura qui sopra vediamo le risorse contenute nella prima e più celebre applicazione Macintosh: MacPaint. Tutte le risorse sono indicate da una sequenza di quattro caratteri, e di solito sono sigle mnemoniche del tipo di dati cui si riferiscono: così, troviamo le icone nelle risorse ICON, i retini nelle risorse PTRN (dall’inglese pattern), le finestre di dialogo nelle risorse DLOG.
Nella figura appare selezionato il tipo STR: si tratta del testo di cui l’applicazione fa uso, e la sigla deriva dall’inglese string, letteralmente traducibile come sequenza di caratteri.
Ma come, dirà qualche lettore più attento degli altri: non avevamo asserito che la sigla è sempre di quattro caratteri? Certo, anche STR è una sigla di quattro caratteri, di cui il quarto è uno spazio bianco.
Quando aprite un tipo di risorsa, ResEdit vi presenta una lunga serie di numeri interi, non necessariamente consecutivi: le singole risorse, infatti, sono numerate, ed è grazie a questa numerazione che l’applicazione fa riferimento a una tra le sue finestre, una delle stringhe di caratteri, una delle icone. In alcuni casi le risorse hanno anche un nome, e questo rende più semplice agli esseri umani capire a cosa fanno riferimento. Per esempio, tutte le risorse di tipo FONT sono caratterizzate da un nome, il nome dello stile di carattere.
Se passate a selezionare e aprire una singola risorsa, ResEdit ve ne mostra il contenuto, e permette di modificarlo.
La modifica di una risorsa è faccenda delicata, e va intrapresa solo dopo un attimo di riflessione. Ovviamente, una modifica sconsiderata mina la funzionalità dell’applicazione. Nel seguito di questo articolo vedremo insieme qualche semplice modifica, per nulla dannosa e, anzi, potenzialmente molto utile.


Alcune stringhe trovate all’interno di Microsoft Word

ResEdit e le stringhe

Cominciamo dal caso più semplice, che abbiamo già citato: quello delle stringhe di caratteri, ovvero delle scritte che appaiono nell’applicazione. Queste sono conservate nelle risorse di tipo STR e STR#. (Per inciso, quando l’ultimo carattere della sigla è il diesis, ciò significa che la risorsa è costituita da una raccolta di risorse più semplici. Ragion per cui troveremo una singola stringa di caratteri in una risorsa STR, e una serie di stringhe nella risorsa STR#. Nella figura 2 vediamo riportate anche ICN#, una serie di icone, e PAT#, una serie di retini).
Diamo un’occhiata, finalmente, a queste risorse. Con un doppio click apriamo una risorsa STR#, e con un ultimo doppio click scegliamo una di queste. In figura (sopra) vediamo una delle risorse STR# di Microsoft Word 4 edizione italiana: chi avesse visto apparire la terza delle stringhe in figura durante l’uso dell’applicazione scriva alla redazione per farci sapere che cosa significa!
Se tralasciamo le scoperte curiose come quella della figura, la manipolazione delle risorse STR serve ad alcuni scopi ben precisi: una veloce traduzione dell’applicazione da una lingua ad un’altra (ma ricordate che altre scritte si trovano anche nelle risorse DLOG, ALRT, WIND, TEXT e MENU, per citare solo le più importanti); la sostituzione di un messaggio confuso o per voi poco chiaro con un sinonimo più evidente; la correzione di un errore di traduzione. Per quanto riguarda questo solo ultimo punto, l’operato di Apple Italia e Microsoft Italia può dare lavoro per ore e ore...


Un menu di Netscape Navigator visto con ResEdit

ResEdit e i menu

I menu che appaiono all’interno di una applicazione sono conservati nelle risorse MENU. In figura qui sopra osserviamo uno dei menu di Netscape Navigator visto tramite ResEdit.
Vogliamo cambiare o aggiungere una scorciatoia di tastiera?
Detto e fatto: aperta l'applicazione, selezioniamo la risorsa MENU che ci interessa. Aggiungiamo nella casellina Key equiv (e cioè equivalente di tastiera) il tasto che abbiamo scelto. Tutto qui. Attenzione, però: è necessario controllare che non esistano due voci di menu con la stessa scorciatoia, per ovvi motivi.


ResEdit e le icone

La modifica delle icone non è molto costruttiva ma è molto divertente: potete, infatti, personalizzare le icone delle applicazioni.
Noterete inoltre che ogni disco contiene un file chiamato "Desktop Database", normalmente invisibile, che contiene le icone di tutte le applicazioni e i documenti che Finder mostra sulla scrivania (figura 5). Il file è mantenuto dallo stesso Finder, ma in modo piuttosto curioso: ogni qual volta voi copiate una applicazione o un documento sul disco, Finder aggiunge al Desktop le icone relative. Se modificate l'icona di una applicazione, dunque, dovrete costringere il Finder a riccreare il Desktop database prima che la nuova icona venga utilizzata. Per farlo premete i tasti Mela e Opzione mentre riavviate il computer, sinché Mac non vi chiede il permesso di "ricostruire la scrivania". Rispondete positivamente.


ResEdit permette di modificare anche le icone

Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.