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Diavolo e acquasanta

La dura realtà, si sa, crea strani compagni di letto. Nessuna coppia però è mai sembrata tanto strana, nell'universo dell'informatica, quanto IBM e Apple, che il tre luglio scorso hanno sorpreso un po' tutti firmando una lettera di intenti in quattro punti.
Punto primo: le due ditte creeranno una nuova società, una joint venture che svilupperà del software di sistema (nome in codice: Pink) per calcunatori di dimensioni comprese tra i laptop e le workstation. Il sistema dovrà garantire la compatibilità con il software esistente per Mac, OS/2 e AIX (lo Unix di IBM), e sarà reso disponibile anche a terze parti.
Punto secondo: i Macintosh saranno integrati strettamente nelle soluzioni IBM. Saranno trovate nuove soluzioni di networking da una parte, e dall'altra sarà approntata una versione di AIX con interfaccia utente Macintosh.
Punto terzo: Apple utilizzerà i chip IBM di tipo RISC chiamati Power PC RS/6000 in una prossima generazione di Macintosh. I chip saranno forniti da Motorola.
Punto quattro (il meno specifico): IBM e Apple lavoreranno sulla definizione di una piattaforma software multimediale indipendente dallo hardware.

Sin qui la scarna cronaca. Preceduta, come succede per gli annunci più importanti, da una vera ridda di voci: IBM acquista il 25% di Apple, IBM acquista i diritti d'uso sul sistema Mac, IBM molla Microsoft con il suo OS/2 per Apple... e altre ancora più fantasiose.

Alcuni commentatori hanno ironizzato, dicendo che con questa mossa, finalmente, IBM si è decisa ad assorbire Apple. Nulla di più improbabile: la casa fondata da Jobs e Wozniak naviga in acque assai floride in un periodo in cui sembra che tutti gli altri protagonisti soffrano della recessione generale. Certamente nessuno, a Cupertino, sente il bisogno di liquidare.
Non è difficile, invece, interpretare il ragionamento di Apple. A suo tempo Michael Spindler, occupando il più alto livello del management di Cupertino, annunciò una doppia rivoluzione copernicana nelle strategie della casa della mela; la prima, e cioè i Macintosh economici, si è concretizzata ormai da un anno e ha fatto raddoppiare le vendite. La seconda sarebbe stata la concessione dell'interfaccia utente Macintosh ad altre società. "Per noi il problema non è più se concedere l'uso del sistema Mac", aveva detto Spindler", "ma a chi concederlo e in che termini". Il partner vagheggiato si è incarnato in Big Blue, e io credo che a Cupertino siano in molti a fregarsi le mani. Da Apple erano già arrivate alcune indiscrezioni sul venturo System 8: che veniva progettato interamente in C++, quindi trasportabile, e che avrebbe fatto uso della tecnologia RISC. Per Apple mettere le mani sul sistema 6000, da questo punto di vista, è un ottimo colpo.

Più arduo è capire cosa sia passato per le teste dei dirigenti della casa di Armonk. Per farmi una idea, prendo il telefono in mano e chiamo qualche personaggio di mia conoscenza. Cominciando dagli addetti stampa di Apple e IBM che, naturalmente, sono i meno propensi a sbottonarsi con un giornalista. Tento di provocare l'addetto PR di IBM, Eugenio Fioravanti, chiedendogli: "Cosa ha da dire a quanti sostengono che con questo annuncio IBM abbandona OS/2?" La risposta è interessante: "OS/2 resta la proposta di IBM a una certa fascia di utenti. Questo prodotto, quando sarà disponibile (tra due o tre anni, come ricorda il comunicato stampa), ci porterà oltre OS/2, ma senza buttare nulla di questo esiste. OS/2 è una tessera del mosaico che il nuovo sistema supporterà, e che comprenderà le applicazioni [MS-]DOS, Windows, Macintosh e AIX."
Per una opinione più diretta, chiamo Paolo Gibertini. Paolo dirige Alderan, uno dei più importanti centri Apple di Milano, ed è socio di Alcor, che agisce da concessionario IBM. All'inizio esprime una certa irritazione: "Tutta l'operazione è poco chiara. Dopo la ridda di voci che hanno attraversato il mercato - muovendolo in bene o in male, questo resta da stabilire - avrebbero dovuto fare più chiarezza". Proseguendo il discorso, però, il Nostro lascia trapelare una certa soddisfazione: "Per Apple, questo è il riconoscimento, fatto dal più grande operatore di tutti, del ruolo di leader del mercato. Per IBM è un balzo tecnologico. Ci guadagnano entrambi, mentre tutti gli altri ci perdono".
Per qualche opinione ancora più succosa, telefono a (perdonate la frase abusata) Una Persona Solitamente Ben Informata, che lavora in IBM nel campo dei sistemi operativi con interfaccia utente avanzata. All'inizio minimizza, ma poi saltano fuori alcune osservazioni interessanti: "Non se n'è parlato molto... però si dice che stessero trattando da un paio d'anni, e che finalmente abbiano trovato l'accordo. Qui, in questi giorni, gira una battuta, che viene dal centro Education: -Siamo salvi, Apple ci ha comprato!- Scherzi a parte, siamo soddisfatti, anche perché con questo annuncio si ridimensiona il ruolo di Microsoft, che negli ultimi tempi si era fatta troppo sicura di sè."

Tirando le somme, quindi, mi sembra di vedere due scopi nella mossa di IBM: uno tecnologico e uno di mercato.
IBM è scottata dal flop di OS/2, e vuole il sistema più bello per guadagnare quote di mercato: si sente attirata dalla strategia proprietaria di Apple, che non è assillata dai produttori di cloni come invece accade a IBM, e decide di allearsi con questa. Accetta Unix, e una soluzione aperta a terze parti, come un male necessario, ben sapendo che comunque se in futuro i costruttori di cloni dovranno licenziare CPU e sistema operativo dalla nuova ditta non potranno fare paura.
IBM si sente un po' dipendente da Microsoft - e, soprattutto, teme che il mercato la pensi in questo modo - e decide di rintuzzare la casa di Bill Gates alleandosi con Apple. (Se questa era l'intenzione - o una delle intenzioni - è riuscita benino: il titolo Microsoft ha perso diversi punti dopo l'annuncio).

Time will tell, dicono gli inglesi. Il matrimonio del tre luglio sarà probabilmente fertile, ma un sistema operativo non si concepisce in pochi giorni, e dovremo attendere qualche tempo prima di poter giudicare i risultati.
Nel frattempo, IBM ha scosso di nuovo il mercato come è solita fare di tanto in tanto, e il conto delle vittime è appena cominciato. È un segno dei tempi il fatto che, per fare ciò, Biancaneve si sia dovuta accompagnare a uno dei Sette Nani, ma i tempi nel colosso di Armonk si misurano in decadi, e IBM è certa che dall'accordo trarrà vantaggio a tempo debito. Apple ha fatto un altro passo nella direzione che si era prefissa: cambiare il mondo, se possibile guadagnandoci qualche tonnellata di dollari. Microsoft, Compaq e gli altri giocatori per ora stanno a guardare; noi uniamoci a loro. Time will tell.


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