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Fratelli d’Italia

Secondo gli accordi presi con la redazione, questo pezzo avrebbe dovuto parlare delle nuove macchine di Apple, presentate allo SMAU di ottobre. Una serie di avvenimenti di questi giorni mi ha, invece, spinto a parlare d'altro. Questo darà modo a me di attendere la conferenza ufficiale di presentazione, e ai capelli del povero Renzo Zonin di subire un ulteriore sfoltimento.
Ecco i fatti, nell'ordine in cui sono avvenuti. Trovo su una rivista americana la recensione di un prodotto molto interessante, il fax modem della Dove: un giocattolino che funziona da modem a 2400 baud, e in più trasmette e riceve i fax. La trasmissione avviene da qualunque applicazione Macintosh, perché il fax si finge stampante e invia le pagine che l'applicazione crede di stampare. La ricezione produce un file TIFF visibile a video e manipolabile con uno qualunque dei millanta programmi grafici. Magari filtrabile con un OCR. Mica male... E il prezzo? 275 dollari, poco più di nulla.
Telefono per ordinarne uno, e mi rispondono che gli esemplari prodotti per il mercato statunitense non funzionano in Europa: è necessario acquistarlo qui. Con una tetra premonizione nel cuore, chiamo il distributore italiano (Delta di Varese): dopo tre telefonate, una signorina mi informa (testuale) che "il prezzo è sulle 650.000 lire, però forse c'è una promozione, non so "
Torno alla mia rivista americana. In un annuncio di due pagine, Microsoft dice che vorrebbe ricevere notizie da tutti gli utenti non registrati di Word. Chi spedirà la cartolina inclusa nella rivista sarà registrato, avrà diritto a ricevere la prossima versione a prezzo di upgrade, e riceverà per posta una mouse pad in omaggio. Naturalmente, l'annuncio è valido solo negli USA. Di primo acchito l'annuncio mi sembra un condono di stile italiano, ma poi ci ripenso, ne parlo con alcuni amici di cui ho stima, e mi convinco del contrario: l'effetto è di assicurarsi la fedeltà di una gran quantità di nuovi clienti, e di espandere la propria mailing list, cosa sempre utile per una casa produttrice che ha molti pacchetti best-seller in catalogo.
Pochi giorni più tardi, mi arriva un fax da Cupertino (dove risiede mamma Apple). Un paio di anni or sono avevo acquistato un pacchetto comprensivo dell'ambiente di sviluppo MPW 3.0 e il TML Pascal 3.0. Visto che quest'ultimo è ormai fuori produzione, ho deciso di sostituirlo con lo object Pascal Apple. Avevo quindi scritto ad APDA (la associazione dei programmatori Apple), nella speranza di ottenere il prezzo scontato su MPW 3.2. Normalmente, questo prezzo è accessibile solo a chi ha acquistato la versione precedente direttamente da APDA, mentre nel mio caso essa faceva parte di un pacchetto venduto dalla TML su licenza Apple.
Che cosa dice il fax? Semplice: dice che mi concedono di usufruire del prezzo di upgrade non solo su MPW, ma anche su Pascal; e poiché non esiste al momento un CdRom che contenga questa accoppiata, APDA mi offre al prezzo di 50 dollari il pacchetto contenente anche il compilatore C, il debugger simbolico Sade e il sistema di help MPW 411. Il prezzo di listino di questo po' po' di software è di 500 dollari. Naturalmente, ho spedito l'ordine prima ancora che il foglio del fax, che avevo lasciato cadere, avesse raggiunto il suolo. Benedicendo (per una volta) gli americani.

Al di là dell'aneddoto, e dell'effetto che ciascuno degli episodi ha avuto sul mio morale e sul mio conto in banca, mi sembra che si possa tirare qualche considerazione. Prima di sbilanciarmi, però, ho sentito Nicola Lepetit, il nostro esperto di multimedia e mio carissimo amico, il quale bazzica solo ambienti MsDos. Nick mi ha raccontato un episodio perfettamente analogo a quello del fax, che ha visto opposti un prezzo americano di 350 dollari a uno italiano di un milione e centomila. Il prodotto è un pacchetto multimediale per MsDos di cui ora mi sfugge il nome, che Nicola ha visto su Byte e che in Italia è distribuito da Lifeboat. Ne deduco che il trend vale anche nello sceiccato di Emesdosistan e non solo nel regno delle mele in fiore.
La conclusione è assolutamente desolante: la prossima volta che nasco, o nasco in America o faccio l'importatore. Nel frattempo, compro tutto quello che posso dagli States, per posta.
Eppure, vorrei che qualcuno mi spiegasse perché mai in Italia tutto deve costare così caro. So che importare la merce costa, che la dogana pesa; ma so anche, esattamente, di quanto, visto che non passa settimana senza che io riceva qualcosa per corriere.
So che tradurre il software e la documentazione costa, ma anche in questo caso ho una idea esatta dei costi, visto che bazzico spesso gli uffici di Carlo Panzalis (c'è ancora qualcuno che ricorda la vecchia e gloriosa SuperApple, diretta da Carlo?), e la ditta di Carlo si occupa proprio di questo.
Permettetemi di dire che i conti non tornano.
Ho già ricordato lo scorso mese l'uovo di Colombo di Apple Computer, che oggi vende i suoi gioiellini a un prezzo ridottissimo rispetto al passato e senza rimetterci un soldo, perché ha guadagnato sul volume di vendite quel che ha perso in margine per ogni pezzo. Vorrei tanto che importatori e filiali italiane dei softwarifici americani imparassero la lezione.
Non è una questione triviale. I Macintosh Classic (e, insieme ad essi, i compatibili MsDos da un milione o giù di lì) hanno preso piede in una fascia di mercato che adesso vuole del software a un prezzo altrettanto ragionevole. Non trovandone, finisce per adottare l'unica soluzione rimasta: la pirateria del software.
Gli alti lai che sentiamo periodicamente innalzare da qualche manager del software non mi commuovono neppure un po': non credo che nessun privato cittadino si sognerà di comprare un word processor sinché il prezzo del pacchetto resterà vicino al milione e mezzo di lire. Perché non provare, invece, a vendere il buon software a prezzi abbordabili dal vasto pubblico? La gente non ruba per il piacere di farlo: ruba quando ne ha necessità. E' tanto difficile rendersene conto? A tutti interesserebbero i vantaggi dei programmi regolarmente acquistati, ma sono gli importatori e i distributori che debbono fare qualcosa.
Ho una bella notizia: a questi signori non resta molto tempo. Mi risulta che stiano arrivando anche da noi le grandi catene di vendita per posta, che scavalcheranno gli importatori incravattati. E sto parlando delle grandi ditte americane, non - come avviene ora - delle coppie di coniugi che vendono qualche gioco per posta da uno scantinato di Firenze. Organizzazioni provate ed efficienti, che fanno anche assistenza e che consigliano in modo competente gli acquirenti - come è successo al sottoscritto, quando l'addetto americano si è rifiutato di vendermi la versione americana del fax modem, sapendo che non avrebbe funzionato.
Io sono in riva al fiume, sono seduto e sto aspettando.