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Passata è la tempesta

...odo Steve Jobs far festa. Il Mac si vende alla grande e ogni pericolo sembra passato. È davvero così?

La quota di mercato di Apple Computer è rovinosamente crollata dal 12% della fine degli anni 80 sino al 4% del 1996. A proposito: vorrei ricordare che la “quota di mercato” è la percentuale sui nuovi calcolatori venduti, e non la percentuale sui calcolatori in uso. È ancora presto per avere dati pienamente attendibili per il 1998, ma pare che Apple sia risalita al 9%. L’arrivo di iMac potrebbe risollevare ancora quella cifra.


Gli avvoltoi volano altrove

Cani e porci dell’industria informatica hanno passato gli ultimi anni a dire e scrivere che il Mac è morto, che Apple non può sopravvivere, che siamo destinati a finire tutti quanti nelle grinfie di Windows. I fatti e le cifre oggi dimostrano che sbagliavano alla grande. Finalmente, anche i più testardi e malevoli articolisti del mondo PC hanno dovuto ammettere che il Mac gode di ottima salute e che Apple resterà con noi per tutto il futuro prevedibile. La malizia dei più malfidati si è dovuta autoridurre ad inventare test strampalati e sbilanciati nel tentativo di dimostrare che i Mac G3 sono veloci quanto i Pentium II o magari anche meglio. Risibile.


Il momento di preoccuparsi

Io, che seguo Apple dal 1980 e che non mi sono mai preoccupato della sua sopravvivenza, in questo periodo sono inquieto. Il motivo banale: Apple, nella sua storia, ha dimostrato una abilità straordinaria per sedersi sui suoi allori tutte le volte che ne aveva l’occasione. In realtà io sospetto e spero che questa volta non accadrà, che la crisi passata da poco sia stata troppo profonda per permettere alla casa di Cupertino di riprendere le vecchie cattive abitudini come se nulla fosse stato. Però...
Il rischio vero è più sottile e maligno. Per trarre Apple dalle cattive acque, Amelio e Jobs hanno tagliato tutti i rami secchi, qualche ramo buono, tutti i fronzoli e un sacco di ricerca & sviluppo. Hanno adottato per quanto possibile le tecnologie nate nel mondo PC (pensate a PCI, USB, AGP...). Si sono concentrati sugli sviluppatori più grandi e sui mercati chiave.
Tutte cose sensate, che però stanno uniformando il Mac al PC.
I vantaggi di un Macintosh sono, o dovrebbero essere, chiari e concreti: Mac è un computer più facile da usare, più flessibile e capace. (Che sia anche più veloce è gradevolissimo, ma non vitale).
Nicolas Negroponte, il più famoso dei guru dell’informatica odierna, il grande vecchio di Internet, il padre-padrone del dipartimento di informatica del MIT, nell’estate passata ha scritto che è stato costretto ad abbandonare Mac perché, appunto, non è più il computer degli innovatori. (E poi ha riempito il resto dell’articolo lamentandosi di Windows e dei suoi mille difetti).


Non proprio

Non è ancora successo (checché ne pensi Negroponte). Per esempio, il miglior programma autore per la creazione di pagine Web, GoLive CyberStudio 3, è stato concepito, creato e sviluppato solo in versione Macintosh. Non è l’eccezione che conferma la regola: prendete BBEdit. Oppure prendete Commotion. Si tratta di un pacchetto che permette di realizzare effetti speciali video che non hanno assolutamente nulla da invidiare a quelli dei più grandi film di Hollywood. Non a caso, è stato creato da tre ingegneri usciti dalla Industrial Light & Magic, il laboratorio di George Lucas che (da Guerre Stellari in poi) si è sempre dimostrata un passo avanti a chiunque altro. Commotion esiste solo in versione Mac, e fa cose che neppure con le stazioni Silicon Graphics non si possono proprio ottenere.
Però bisogna tenere gli occhi aperti. Deve farlo Apple (che dovrebbe ricominciare ad aiutare i piccoli sviluppatori indipendenti e innovativi), dobbiamo farlo noi come utenti, ché troppo spesso ci culliamo nell’abbraccio soffocante dei vecchi programmi conosciuti e non vogliamo provarne di nuovi. Se non ci riusciremo, saremo peggio che estinti: saremo irrilevanti.