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Il cieco guida il cieco

Dal concessionario
- OK, mi avete convinto, compro un iMac.
- Molto bene. Sono due milioni e mezzo più IVA con un semplice scontrino. Se vuole la fattura, due milioni e sette più IVA.

Al mercato
- Quanto vengono le arance, signora?
- Duemila lire la prima, poi cinquecento lire l’una, gioia.

In famiglia
- Tesoro, esco con la bimba, vado a fare due passi.
- Prendi il portafoglio.
- Perché?
- Dovrai pagare milletrecento lire per ogni ora di uso delle strade.
- Come sarebbe? Non paghiamo già le tasse comunali?
- Il sindaco dice che le tasse servono a pagarne la costruzione, perché se non le facesse il comune non le farebbe nessuno. Queste tariffe invece riguardano il consumo.


Incompetenti ciechi o marioli

Quello che avete appena letto è un esempio. Un esempio di cosa succederebbe se i sistemi di tariffazione usati nella vita di tutti i giorni seguissero l’esempio delle grandi società italiane di telecomunicazioni. Ho fatto il 155, come mi consigliava la pubblicità martellante di Infostrada, e ho scoperto che quei signori vogliono da me 5.000 lire al mese per farmi la fattura; l’iscrizione al loro servizio è invece gratuita se la fattura non serve. Il secondo esempio richiama l’abitudine assurda a far pagare uno scatto alla risposta. Il terzo esempio è cooptato dalla famigerata TUT: Telecom Italia ci fa pagare un canone e anche un balzello per le telefonate urbane. Per essere completo nell’esempio avrei anche dovuto postulare che il sindaco della nostra città pretenda di noleggiarci le scarpe a cinquemila lire al mese. Scopo di questo articolo è dimostrare che i dirigenti delle società di telecomunicazioni italiane sono incompetenti o ciechi.


Astenersi miopi

In America si spediscono due volte più e-mail che lettere di carta. Da noi siamo all’otto per cento. Noi, come dicevo, abbiamo la TUT che mortifica chi vuole usare Internet estensivamente. Noi abbiamo compagnie di telecomunicazione che applicano tariffe assurde. Gli economisti lo chiamano “functional pricing”: ti faccio pagare per il mio servizio non in base a quanto costa a me realizzarlo ma in funzione di quanto vale per te. Ovviamente, una cosa del genere è possibile solo in condizioni di monopolio od oligopolio. Una cosa del genere frena lo sviluppo di servizi a valore aggiunto e la nascita di imprese che operano sul nuovo mezzo e che dovrebbero competere più o meno direttamente con aziende straniere — le quali non pagano cifre assurde per mettersi in linea.
In altre parole: le aziende italiane di telecomunicazione per gonfiare i fatturati di questo trimestre stanno strangolando l’economia dell’intero Paese per i decenni a venire. Considerate.


Le cifre cantano, l’Italia dorme

Entro il 2010 il 90% dei dati che viaggiano sui cavi e nelle fibre ottiche saranno dati Internet. Le più grandi aziende di telecomunicazione al mondo stanno studiando (in alcuni casi, stanno già implementando) un passaggio dalla architettura a circuito commutato alla architettura a pacchetti IP. Cioè introducono ovunque, anche per trasportare la voce, i protocolli di Internet.
Internet merita un trattamento del genere? Sì. Prendete il commercio elettronico. Un miliardo di dollari di giro d’affari mondiale nel 1996, otto nel 1998 (stime), sino a 1.500 previsti nel 2.002 (valutazione Forrester Research). Per dare una idea, è più del doppio del prodotto interno lordo annuale dell’Italia. La valutazione più pessimistica che ho sentito è di 356 miliardi (Gartner Group).
Ho un invito per i miei lettori. Un’idea americana. Accendete il vostro Mac e scrivete una lettera. Una lettera di carta e inchiostro. Al deputato o al senatore che avete fatto eleggere o che comunque rappresenta il vostro distretto elettorale. Ditegliene 000000100. (Quattro, in binario).