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Bastian Contrario

Apple va a gonfie vele. Grazie al cielo. Per me questo significa che posso finalmente smettere di difendere a spada tratta le scelte e i prodotti più validi della casa di Cupertino — ruolo a cui non potevo rinunciare nel momento di maggior crisi — e ricominciare a lavorare da “grillo parlante”. In verità, mi diverto molto di più in questo ruolo. Eccovi, dunque, in ordine sparso, le mie critiche sulla Apple del 1999.


Ama lo sviluppatore tuo come te stesso

Apple sta trattando gli sviluppatori di programmi per Macintosh come pezze da piedi. Pessima, infausta idea. Per il privilegio di scrivere programmi che fanno vendere Macintosh, oggi uno sviluppatore deve pagare fior di quattrini — o arrangiarsi con la documentazione accatastata sul sito Internet di mamma mela. Cara Apple, oggi tu tratti bene solo le grandi case produttrici di software, che non ne hanno affatto bisogno. Viceversa, tutti i più bei programmi per Mac sono stati sviluppati da piccole case e poi, semmai, rivenduti ai grossi nomi. A mio parere le conseguenze negative si stanno già facendo sentire: oggi c’è meno shareware e ci sono meno utility.


Mucca da quattrini

Non chiedermi, cara Apple, di appassionarmi allo iMac. Non ci riesco. Lo iMac è una bella idea: tanti consumatori volevano un prodotto dal costo modesto, eppure veloce e bello da vedersi, per tenerlo in casa. Lo iMac è un buon prodotto, ma è un prodotto commerciale: ti permetterà di guadagnare bene sinché tutti gli altri non si accorgeranno che possono offrire plastiche colorate con la stessa facilità con cui l’hai fatto tu. Nel frattempo, iMac vende bene: una mucca da quattrini. Mungila. Con quei soldi dacci prodotti davvero innovativi, spingendo nei campi che da sempre sono il tuo punto forte e che devono restarlo per il futuro: facilità d’uso, innovazione, potenza.


Non barare

Venti mesi fa ogni onesta dichiarazione di Apple veniva contestata da qualche malfidato. Apple, in borsa, soffriva di una altissima percentuale di azioni nelle mani di “ribassisti” — personaggi che guadagnano se le quotazioni del titolo scendono. Oggi le azioni Apple sono beniamine; stampa finanziaria e analisti si rincorrono nel rinforzare ogni segno positivo. Sin qui, è solo un salutare contrappasso. Apple però se ne approfitta. Per esempio, all’inizio dell’anno è stato distribuito un comunicato stampa che strilla “Continua il diluvio di nuovo software: 1300 nuovi titoli sono stati sviluppati dal lancio dell’iMac ad oggi”. Milletrecento son tanti: sembrerebbe che nuovi programmatori accorrano a frotte al Mac OS. Io sono andato a vedere questa lista di “nuovo” software e ho scoperto che Apple ha messo in conto anche gli aggiornamenti, le localizzazioni in lingue straniere, lo shareware, il software presentato prima dell’uscita di iMac ma registrato nell’archivio di Apple dopo quella data.


Punta sul dieci

Mac OS X Server è grande, grande, grande. Smettila, mamma Apple, di tenerlo in secondo piano. Spingilo quel tanto che basta a mostrare al mondo che Windows NT non è degno di legargli i lacci delle scarpe. Distribuisci agli sviluppatori copie gratuite, perché ci lavorino sopra. Prepara una versione “Workstation” che costi meno e che si possa vendere agli utenti più evoluti — dopo tutte le idee che Microsoft ti ha rubato, tu ruba questa idea a loro. E, peramordiddio, sbrigati a buttare fuori Mac OS X “edizione per tutti”. I professionisti ne hanno un bisogno disperato. Qualcuno, nella sua disperazione, si rivolge persino (il cielo l’assista) ad NT. Ci hai promesso un sistema operativo professonale, robusto e moderno dal 1994. Daccelo entro l’anno o cambia mestiere e datti alla politica.
Questo articolo è la prosecuzione ideale del clipboard di ottobre 1996, che potete trovare su Internet all’indirizzo http://www.accomazzi.net/archivi/opinioni/macworld1/clip50-dufficio.html