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Con un Mac sul web

Sono migliaia ogni settimana le famiglie che guadagnano un accesso a Internet. Consultare il Web è facile, ma creare pagine per esso è complicato... o no? Luca Accomazzi indaga.

Mac OS comprende, dalla versione 8.0 in su, un pannello di controllo che chiunque può usare sul suo Macintosh per diventare parte del Web. Le pagine e le immagini che salviamo nella specifica cartella di Condivisione Web sul disco rigido possono venire scaricate da chiunque nel mondo — senza problemi di sicurezza, beninteso, perché tutti gli altri documenti, memorizzati in ogni altra locazione del Mac, resteranno privati. Ovviamente, dapprincipio questo strumento sarà utilizzato solo da una ristretta minoranza di utenti: per esempio, tecnici e addetti alle pubbliche relazioni di aziende che dispongono di un collegamento interno permanente ad Internet. Eppure, questa novità tecnologica è una indicazione fortissima della direzione in cui si sta spostando Internet. Strumento per pochi tecnocrati sino all’inizio di questo decennio, la Rete delle Reti è divenuta alla portata di tutti nel 1993, quando Tim Berners-Lee ha ideato il Web, che rende le informazioni presenti in rete consultabili da tutti con semplicità. Basta un browser (il programma di navigazione) e un modem; basta saper fare clic su qualche parola scritta in blu e sottolineata. Si apre ora la fase terza: chiunque può diventare parte integrante di Internet e del Web. Può sempre consultare, ma anche essere consultato; non è più solo consumatore ma, volendo, attivo fornitore di informazioni e servizi.


Tessere la tela

Ovviamente, tutto questo è possibile solo se la creazione di pagine Web è affare alla portata di tutti. Alla base di una pagina Web si trova un linguaggio chiamato HTML (hypertext markup language, ovvero linguaggio ipertestuale a marcatori) — che non è certo complesso come il C++ che i programmatori utilizzano quando debbono creare una applicazione, ma non è neppure banale.
Oggi, però, esiste una nuova generazione di applicazioni che permettono a chiunque di creare una pagina Web. Usando una applicazione come Claris Home Page o Adobe Pagemill, scrivere un documento in HTML è semplice come scrivere una lettera usando un programma di videoscrittura. Si scrive il testo, lo si formatta, si aggioungono le illustrazioni: l’applicazione fa il resto. Le versioni più recenti permettono anche di fare un controllo dell’ortografia, proprio come in un comune programma di trattamento testi.
In queste pagine testiamo i quattro principali programmi per la creazione interattiva di pagine HTML, che permettono a ciascuno di noi di diventare autori di un sito Web — per fare affari, per offrire servizi, o anche solo per stupire gli amici. Ai quattro applicativi amichevoli e semplici abbiamo aggiunto un quinto, BBEdit, che è indirizzato ai più esperti, per un confronto.


Home Page

Questo programma è proposto da FileMaker, la casa produttrice di software nata da una costola di Apple. Non c’è da stupirsi, dunque, se si tratta del più semplice ad usarsi tra tutti quelli che abbiamo provato; eppure non è, assolutamente, il meno dotato di funzionalità.
Semplicità è amichevolezza cominciano dalla lingua prescelta: Home Page è disponibile anche in italiano. Mentre scriviamo questo articolo, la versione correente è la 3.0: purtroppo, pare che non ci sarà una verisone 4.
Se sapete scrivere un documento con ClarisWorks, HomePage non sarà un problema: il programma ci permettere di scrivere liberamente il testo, fare un controllo di ortografia, inserire immagini con il drag and drop, trascinandole. Quando avete terminato la composizione, un semplice clic invoca il vostro browser di fiducia, per verificare come apparirà la pagina al visitatore.
Funzionalità avanzate: Home Page versione 2 gestisce tabelle e inserimenti di filmati QuickTime, e dispone di un sistema di controllo che verifica la coerenza dei legami ipertestuali (quando la pagina A fa riferimento alla pagina B, e viceversa) e ottimizza l’uso di elementi grafici condivisi.


BBEdit

In un mondo di programmi pensati per facilitare la vita all’utente, nascondendogli l’esistenza del linguaggio HTML, BBEdit 4.0 va decisamente controcorrente. Questo programma è sostanzialmente un editore di testo, una applicazione non dissimile da SimpleText, in cui l’autore di una pagina deve digitare il codice HTML, dal primo all’ultimo tag. BBEdit, dunque, appare attraente solo per i programmatori, o comunque per quei professionisti della telematica che sono disposti a passare parecchio tempo per imparare il linguaggio HTML in modo da sfruttare ogni sua caratteristica. E sono davvero parecchi i professionisti del Web che sono pronti a giurare sulla validità di BBEdit, e che non lo sostituirebbero con niente altro: per esempio, tutte le pagine Web della rivista americana “PC World” riportano bene in vista il logo “Made with BBEdit”. La cosa è ancor più notevole perché la rivista è interamente dedicata a Windows, e BBEdit esiste solo in versione Macintosh.
Ai professionisti dell’HTML, dunque, BBEdit offre capacità uniche. Una finestra galleggiante riporta tutti i tag di HTML, e funziona come una tavolozza di scorciatoie. Un filtro interno testa la bontà del listato HTML, ed emette un rapporto dove elenca gli errori e lista i consigli per rendere la pagina più compatibile con tutti i browser esistenti, o per velocizzarne lo scaricamento.
Ovviamente, per vedere come apparirà la pagina Web è necessario salvarla e riaprirla con un programma come Netscape Navigator: non c’è modo, qui, di avere una anteprima.


Golive

Golive ha molto in comune con Home Page e con PageMill: anche qui ci troviamo di fronte a un programma essenzialmente visuale, dove le nostre pagine Web vengono composte a colpi di mouse. Cambiano però le funzionalità avanzate: in Golive non troviamo traccia di un sistema di controllo dell’ortografia, né il programma è in grado di creare o gestire le tabelle. Viceversa, Golive risulterà interessante per chi inserisce molti elementi nelle sue pagine Web, specialmente quando gli elementi personalizzati fanno riferimento a un modulo plug-in.
Spieghiamoci meglio: i browser come Netscape Navigator sono estensibili: possono gestire flussi di dati di cui la casa produttrice non sapeva nulla se viene messo a loro disposizione un filtro (in inglese, un plug-in) che tratta i dati. È un po’ la stessa cosa che è stata popolarizzata da Photoshop: in quel caso il programma è in grado di aprire solo un piccolo numero di documenti grafici, ma se gli mettiamo a disposizione un plug-in che interpreta un formato grafico alieno e lo converte, Photoshop può lavorare anche con molti altri documenti.
Nel caso di un browser, i plug-in vengono usati per gestire brani musicali, o flussi di voce digitalizzata (un po’ come la radio), trasmessi fianco a fianco di parole e immagini Web. Un altro esempio di plug-in molto diffuso è Shockwave, di cui parliamo nel riquadro “Tutto il gergo minuto per minuto”.
Golive, dunque, rende semplicissimo l’inserimento di un flusso di dati non standard. Ottimo. Viceversa, durante le nostre prove, si è dimostrato poco robusto
GIF animati — i documenti GIF possono contenere alcuni frame che si possono eseguire sequenzialmente per ottenere un’immagine animata. Sono supportati dalla maggior parte dei moderni browser Web, perciò è un buon metodo per agiungere animazioni a una pagina.
Frame — una recente aggiunta allo standard HTML che permette alle pagine Web di venire spezzate in parti distinte, ciascuna delle quali viene trattata come una pagina Web a sé. Vengono spesso usati per avere sempre davanti agli occhi l’elenco di contenuti principali dentro un frame, mentre si sfogliano le pagine dentro un altro frame. Purtroppo possono essere registrati solo da un browser capace di mostrare i frame come Netscape 2.0.
HTML — Hyper Text Markup Language (Linguaggio ipertestuale per marcatori) è il linguaggio che sta dietro alle pagine Web. Come suggerisce il nome, il testo ha dei marcatori che formattano il testo aggiungendo immagini e altro. Per esempio:
<B> La mia pagina home </B>
apparirebbe a chi usa un browser per visualizzare la pagina Web come
La mia pagina home
perché <B> rappresenta testo in neretto (in inglese, “bold text”), e </B> significa “fine del neretto”. Funziona esattamente come le opzioni di stile offerti dai programmi di trattamento testi, o dalle applicazioni DTP. All’interno di software di quest’ultimo tipo, sono normalmente invisibili, ma diventano espliciti quando, per esempio, il testo viene salvato in alcuni formati come lo RTF o gli XPress Tags.

HTTP — Hyper Text Trasfer Protocol (Protocollo per il trasferimento di ipertesti). È lo standard che definisce come vengano trasferite le informazioni che descrivono una pagina Web.

Java — un linguaggio di programmazione di nuova concezione. I programmi scritti in questo linguaggio sono immediatamente eseguibili su tutte le macchine, anche molto diverse tra loro, purché fornite di motore Java — per esempio, un Mac e un PC.

Applet Java — il programma Java che viene scaricato dal Web ed eseguito all’interno di un browser.

Plug-in — un pezzo di software che viene eseguito all’interno di un’applicazione completa. Per esempio, un filtro di Photoshop o un modulo aggiuntivo per un browser, che lo utilizza per interpretare e rappresentare a video un qualche tipo di dati.

Browser — un’applicazione usata per collegarsi a Internet, scaricare e visualizzare pagine di informazioni.

CGI — Common Gateway Interface (Interfaccia gateway universale), uno standard per scrivere programmini che verranno eseguiti da un server Web. Per esempio, quando vi trovate di fronte a una pagina Web che contiene un menu, dietro a quella pagina sta un CGI.

Shockwave — Sistema inventato da Macromedia: permette di creare produzioni multimediali interattive da collocare direttamente dentro una pagina Web. Per poterne creare è necessario un software di Macromedia come Director o FreeHand; nessun editore HTML è capace di fare una cosa dl genere senza aiuto.