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A domanda rispondo - sezione Accomazzi.net

Giornalismo informatico

Le riviste mac italiane... puoi ampliare l'argomento?
Sarei interessata a sapere le origini di tutte le riviste.

Roberta Cecchi

Tutto comincia alla fine degli anni Settanta. Due ex magazzinieri (così si dice), Zanga e Reina, fondarono il gruppo Jackson, assegnandogli un nome americano perché facesse più chic. Il gruppo pubblicava riviste di elettronica e ebbe la buona idea di far uscire la prima rivista di informatica individuale d'Europa: Bit. La coppia succitata resse il timone sino a far diventare Jackson una azienda mica da ridere e poi lo vendettero, quando il primo boom dei personal computer stava svanendo, verso la fine degli anni Ottanta, a una multinazionale olandese, la VNU, diventando multimiliardari. La VNU si trovò in mano un buco nero e perse quattrini a miliardi...
Bit, dicevamo: Bit era, come tutte le riviste degli anni settanta e ottanta, una rivista multipiattaforma: ma Apple era nel cuore e nelle teste di tutti i redattori.

Anni ottanta: Jacopo Castelfranchi (in origine socio di Zanga e Reina) dà vita a una casa editrice che prende il suo nome, la JCE. Una delle prime testate a nascere sotto il marchio JCE è Applicando: rivista per l'Apple II. Mac non c'era ancora. Poco più tardi, nel 1985, nasce l'analoga SuperApple, per i tipi di Jackson. Su quest'ultima scrivevo anch'io. A questo punto sia SuperApple che Applicando avevano una sezione Macintosh, nel 1985 Mac era appena nato.

Direttore di SuperApple era Carlo Panzalis ("Pippo" per gli amici), oggi uno dei tre executive manager di KMatrix, la più grossa web company d'Italia, quella di Virgilio e dei siti Telecom. Redattore era Lucio Bragagnolo.
Lo stesso gruppo, l'originale gruppo Jackson (poco a che vedere con la società che oggi porta lo stesso nome) pubblicava Bit, prima rivista d'informatica in Europa e ai tempi la rivista d'informatica più letta d'Italia. Io iniziai a fare il giornalista proprio sulle pagine di Bit, sotto un direttore giovanissimo, Paolo Capobussi, che ne aveva preso le redini proprio a inizio 1985.

Applicando passò ad occuparsi del solo Mac molto più tardi, verso la fine degli anni Ottanta. Nel frattempo SuperApple era deceduta (colpa dell'editore) e Bragagnolo era diventato caporedattore di Bit. La dominanza di Applicando sul piccolo mercato delle Mac-riviste data dalla direzione di Gimondi, oggi responsabile di Matrix Publishing, più conosciuta per il sito Virgilio.

Macworld Italia nasce come supplemento delle altre riviste della IDG Italia, fascicolo di 32 pagine ottenuto traducendo brani dalla rivista madre americana. Nel 1991 Giulio Ferrari (ai tempi, responsabile delle riviste mensili in IDG) decide di lanciare una vera edizione indipendente e chiama Enrico Lotti, già redattore di Applicando, ad occuparsene. Lotti ha come braccio destro il mio vecchio amico Paolo Capobussi, che mi chiama e mi offre un posto di editorialista. Io mollo Bit e passo armi e bagagli in IDG.

Nel 1994 Paolo Capobussi ha un altro di quei colpi di genio che me lo fanno definire il naso più fino del giornalismo informatico italiano, intuisce che siamo all'alba dell'era Internet e lancia la prima rivista dedicata, "Internet On Line". Venduta solo in abbonamento, perché il capitale è interamente suo e i soldi sono quelli che sono.

La rivista ha diffusione limitata, ma capita sotto agli occhi di Gaetano Manti, anziano editore che si è costruito una carriera creando riviste dedicate alle grandi passioni dell'uomo: come "Il mio cavallo", "Il fotografo", "Il mio giardino" e una cosa su case e castelli di cui ignoro il nome.
Manti chiama Capobussi e gli propone di fare una rivista Internet a grande diffusione per la sua case editrice, "Il mio castello". Paolo ci va, fonda ".net Internet Magazine", e si porta dietro Lucio Bragagnolo. La rivista è un successone (i nostri due sono bravissimi). Manti, esilarato dal successo, chiede una rivista per consumatori dell'era computer. Lucio Bragagnolo, con l'aiuto di Paolo, tira fuori dal cilindro "Il Mio Computer". E' il più grande successo della stampa informatica italiana di tutti i tempi, la prima rivista a vendere più di centomila copie al mese. Si occupa sia di PC che di Mac (Paolo e Lucio sono da sempre sostenitori della mela mordicchiata).
Sulla scia del trionfo, Manti allarga a dismisura la sua flotta di riviste e vuole in scuderia anche una rivista Mac: Macformat. Lucio e Paolo convincono il Marco Giacobazzi (altra vecchia conoscenza, altro ex caporedattore di Bit subito dopo l'era Capobussi) a curarlo. Io collaboro come editorialista e curatore del CD.
La rivista è un successo (batte la tiratura di Macworld da subito e quella di Applicando almeno un mese ogni tre), ma non ha i numeri necessari per entrare nel cuore di Manti. Diventa così la cenerentola della casa editrice. E la prima a farne ne spese quando Manti, sentendo avvicinarsi l'età della pensione, cerca di spremere la casa editrice. Abbatte i costi, vuole più traduzioni e meno materiale originale, assume molti giovani (vuole vendere tutto in blocco, e gli fa gioco avere molto personale). Capobussi, Accomazzi, Giacobazzi e Bragagnolo se ne vanno, nell'ordine. Macformat viene affidata alle cure di una piccolissima società milanese che cura la traduzione dall'inglese dell'omonima rivista britannica, oltre a curare una analoga rivista Playstation.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo a Jackson: quando vendettero, Zanga e Reina si tennero i diritti di Jackson Libri, costola della casa editrice che si occupa di volumi. A metà degli anni novanta fondarono un'altra casa editrice che pubblicasse riviste, la Futura Publishing, mettendosi in concorrenza diretta con la Jackson. Maggior successo di Futura in campo informatico (adesso fanno anche altre cose, come il tettimanale "Maxim") è stata la rivista PC Pratico, fondata e diretta per anni da Piero Dell'Orco. Poi Piero Dell'Orco ha scelto l'indipendenza e oggi è alla guida di una casa indipendente, la Techno Publishing, che pubblica una rivista PC di discreto successo, "PC Facile".
Oggi come oggi, anche Capobussi, Bragagnolo e il sottoscritto lavorano come indipendenti. Paolo ha una società sua, Cometa, che si occupa di consulenze strategiche nell'editoria di settore.

Prima di chiudere, una nota merita Apogeo. Con Mac c'entra poco e non ha mai prodotto, che io sappia, riviste. Ma bisogna menzionarla: nata da due fuoriusciti di Jackson che stamparono i primi libri del catalogo imprimendo lucidi su una LaserWriter perché fare le pellicole costava troppo. Oggi è, mi dicono, la casa editrice libraria a maggior tiratura d'Italia, avendo sorpassato la stessa Mondadori Informatica.